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Migranti e Ong, la firma del codice al Viminale. Ma non tutti ci stanno

386 migrants coming above all from Libya and Marocco are landed this morning, Thursday, at the port of Porto Empedocle, Agrigento province, in Sicily island, south Italy, 13 July 2017. They are carried on the Ngo ship "Open Arms" flying Spanish flag. Ten of the women arrived are pregnant, there are also 71 minors. There are ten ships that are currently heading to Italian ports, with aboard more than 7300 migrants saved in the last days off Libya. ANSA/ MONTANA

386 migrants coming above all from Libya and Marocco are landed this morning, Thursday, at the port of Porto Empedocle, Agrigento province, in Sicily island, south Italy, 13 July 2017. They are carried on the Ngo ship “Open Arms” flying Spanish flag. Ten of the women arrived are pregnant, there are also 71 minors. There are ten ships that are currently heading to Italian ports, with aboard more than 7300 migrants saved in the last days off Libya. ANSA/ MONTANA

Non può accettare la presenza di armi sulle navi che soccorrono i migranti in mare, né il divieto dei trasbordi dalle proprie imbarcazioni a quelle ufficiali. Per questo Medici senza frontiere non ha firmato il codice delle Ong nell’ultima riunione convocata dal Viminale. “In nessun Paese in cui lavoriamo accettiamo la presenza di armi, ad esempio nei nostri ospedali”, ha detto il direttore generale di Msf, Gabriele Eminente. Ha, invece, firmato Save the children, secondo cui “gran parte dei punti del codice di condotta indicano cose che già facciamo e ci sono stati chiarimenti su un paio di punti che ci preoccupavano, quindi non abbiamo avuto problemi a firmare”, ha detto Valerio Neri, dell’organizzazione. “Siamo convinti – ha aggiunto – di aver fatto la cosa corretta e mi dispiace che altre ong non ci abbiano seguito, ma evidentemente avevano altre sensibilità”. Nei giorni scorsi aveva sottoscritto il documento ache Moas, che oggi non era presente all’incontro, mentre Proactiva Open Arms, riferisce il Viminale, “ha fatto pervenire una comunicazione con la quale ha annunciato la volontà di sottoscrivere l’accordo”. Niente firma, invece, per la tedesca Jugend Rettet, presente al Viminale. Il mondo delle organizzazioni non governative, quindi, si divide davanti a un documento che, da quando è stato annunciato, ha suscitato dubbi e timori.

• CONSEGUENZE IN ARRIVO
La scelta di non firmare, però, non sarà priva di conseguenze, avvisa il ministero dell’Interno: “L’aver rifiutato l’accettazione e la firma del Codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse”, spiega il Viminale al termine della riunione.

• ARMI A BORDO
Eminente spiega che, anche se il codice era stato migliorato rispetto alla versione iniziale, rimaneva il punto dei trasbordi: “Abbiamo chiesto di levarlo, perché è un punto che rischia di pregiudicare l’intera operazione”, ha spiegato.

Nonostante l’organizzazione riconosca che da parte del ministro siano stati fatti passi in avanti rispetto alla volta scorsa, non sono sufficienti per trovare un accordo. “Saranno comunque rispettati – ha detto ancora Eminente – quei punti già condivisi dalla nostra organizzazione”.

• LE CONDIZIONI DELLE ONG
Alcuni giorni fa, il direttore di Msf aveva annunciato che la firma sul documento sarebbe stata apposta solo nel caso in cui il testo avesse rispecchiato le richieste delle organizzanioni, soprattutto in merito alla possibilità di trasferire i migranti da una nave ad un’altra e al tema della polizia a bordo che – come chiedevano le organizzazioni – non deve essere armata.

• STRETTA SU ONG
Le richieste delle organizzazioni arrivavano dopo che a inizio luglio è stata annunciata, a seguito di un incontro a Parigi tra Italia, Francia e Germania, una stretta sui controlli alle ong, con la minaccia che, se non rispettano il protocollo, potrebbero vedersi bloccato l’accesso in porto. Cosa che aveva scatenato polemiche e proteste da parte delle organizzazioni, preoccupate di diventare un capro espiatorio. E il ministro degli Interni italiano, Marco Minniti, aveva sottolineato come l’iniziativa dell’Italia di scrivere un codice di comportamento fosse stato lodato a Tallinn dai ministri stranieri

IL CODICE
Sono 13 gli impegni chiesti dal Viminale alle Organizzazioni non governative col Codice di condotta sottoscritto oggi solo da alcune ong nell’ultima riunione al ministero. La mancata sottoscrizione del documento o l’inosservanza degli impegni previsti «può comportare – si legge nel documento – l’adozione di misure da parte delle autorità italiane nei confronti delle relative navi, nel rispetto della vigente legislazione internazionale e nazionale, nell’interesse pubblico di salvare vite umane, garantendo nel contempo un’accoglienza condivisa e sostenibile dei flussi migratori».

Questi i 13 impegni:
– Non entrare nelle acque libiche, «salvo in situazioni di grave ed imminente pericolo» e non ostacolare l’attività della Guardia costiera libica.
– Non spegnere o ritardare la trasmissione dei segnali di identificazione.
– Non fare comunicazioni per agevolare la partenza delle barche che trasportano migranti.
– Attestare l’idoneità tecnica per le attività di soccorso. In particolare, viene chiesto alle ong anche di avere a bordo «capacità di conservazione di eventuali cadaveri».
– Informare il proprio Stato di bandiera quando un soccorso avviene al di fuori di una zona di ricerca ufficialmente istituita.
– Tenere aggiornato il competente Centro di coordinamento marittimo sull’andamento dei soccorsi.
– Non trasferire le persone soccorse su altre navi, «eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo (Mrcc) e sotto il suo coordinamento anche sulla base delle informazioni fornite dal comandante della nave».
– Informare costantemente lo Stato di bandiera dell’attività intrapresa dalla nave.
– Cooperare con il competente Centro di coordinamento marittimo eseguendo le sue istruzioni.
– Ricevere a bordo, su richiesta delle autorità nazionali competenti, «eventualmente e per il tempo strettamente necessario», funzionari di polizia giudiziaria che possano raccogliere prove finalizzate alle indagini sul traffico.
– Dichiarare le fonti di finanziamento alle autorità dello Stato in cui l’ ong è registrata.
– Cooperazione leale con l’autorità di pubblica sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti.
– Recuperare, «una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile», le imbarcazioni improvvisate ed i motori fuoribordo usati dai trafficanti di uomini

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