| categoria: economia

Fincantieri, l’offerta di Parigi: intesa allargata alle navi militari

Più garanzie su occupazione e know-how tecnologico contro un’apertura alla cooperazione militare: con queste proposte in tasca, il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire sarà domani a Roma per ricucire con «gli amici italiani» e portare Fincantieri a Saint Nazaire. Ieri Le Maire ha preannunciato qualche concessione che i francesi sono disposti a fare in cambio di una spartizione fifty-fifty del capitale di Stx col gruppo di Trieste.
Gli italiani però continuano a pretendere la maggioranza del patto azionario, come previsto dall’accordo raggiunto col governo precedente, che Emmanuel Macron ha annullato decidendo di nazionalizzare. Il presidente ha dato mandato al suo ministro di aprire i negoziati sulla cooperazione militare. «E’ un gesto di apertura che fa il presidente della Repubblica ha detto Le Maire in un’intervista al Journal du Dimanche Finora si partiva sulla base di una cooperazione nel settore industriale civile: la realizzazione di navi da crociera, per riassumere. Adesso diciamo ai nostri amici italiani: vediamo anche quello che possiamo fare nel settore militare e costruiamo un colosso dell’industria navale europea». L’idea in realtà non è nuova e il gruppo francese di cantieristica militare Naval Group (ex Dcns), che dovrebbe entrare nel capitale di Stx con una quota di circa il 13 per cento, ha già espresso l’intenzione di avviare un’ampia cooperazione con Fincantieri. Il ministro per lo Sviluppo Economico Calenda, che domani incontrerà Le Maire con il ministro dell’Economia Padoan, ha però già fatto sapere che «non ci muoveremo di un millimetro». Ovvero: gli italiani vogliono la maggioranza per poter decidere un piano industriale. «Se non ci sarà accordo ha fatto sapere Le Maire resteremo alla situazione attuale e cercheremo altri acquirenti». Per i francesi, però, la soluzione italiana resta per ora la preferita. E l’unica concretamente possibile. Le altre opzioni sono ancora tutte da verificare, in particolare quelle di un azionariato tutto franco-francese, con una partecipazione comunque alta, e l’ingresso nel capitale di un pool di imprese della regione Pays de la Loire. Come all’Eliseo, anche al ministero dell’Economia la parola d’ordine è negare che si stata nazionalizzazione». Lo stato ha semplicemente deciso di esercitare il diritto di prelazione, per prendere tempo e continuare i negoziati. Obiettivo: avere più garanzie dagli italiani.
«E’ temporaneo» ha ripetuto Le Maire, visto che nazionalizzare «è prendere in modo durevole il controllo di un’attività economica che si ritiene che lo stato eserciterà meglio di un attore privato, mentre io sono convinto che i cantieri navali debbano essere diretti da privati con una partecipazione dello Stato, ma con garanzie. Finché non ci saranno garanzie, non ci sarà accordo. E non è protezionismo. La Francia si limita a proteggere i propri interessi, proprio come fanno la Cina o gli Stati Uniti». Per Le Maire l’ideologia non c’entra e gli italiani non devono offendersi: «non è una decisione di destra né di sinistra. Nessuno ha fatto il gesto dell’ombrello a nessuno. Volevamo soltanto darci tempo per ripartire su delle buone basi con i nostri amici italiani».

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