| categoria: attualità, Senza categoria

L’Italia sfida la Francia su Tim, verso l’accordo su Fincantieri

«Facciamo quello che il governo deve fare: applicare le regole. Ma questa vicenda non c’entra nulla con la questione Fincantieri». Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, garantisce che non è una ritorsione. Che l’Italia non applica la regola dell’occhio per occhio. Ma è evidente che dopo lo schiaffo di Emmanuel Macron sulla Libia, il gigantesco no ad accogliere migranti e la violazione dell’accordo tra Fincantieri e Stx France con la nazionalizzazione dei cantieri Saint-Nazaire, ieri è stata scritta una nuova pagina dello scontro tra Roma e Parigi. Questa volta a muovere le truppe è però il governo italiano che punta l’indice sul controllo della francese Vivendi su Tim, valutando se esistono gli estremi per l’uso dei poteri speciali chiamati golden power. Una mossa, benedetta da Paolo Gentiloni con la sponda di Matteo Renzi, per far capire che sul controllo di Saint-Nazaire l’Italia non scherza.

Tutto nasce a metà pomeriggio da un comunicato pubblicato sul sito della presidenza del Consiglio. Questo: «Il governo ha ricevuto una nota, datata 31 luglio nella quale il ministro dello Sviluppo ha sollecitato una pronta istruttoria da parte del gruppo di coordinamento all’interno della Presidenza del Consiglio al fine di valutare la sussistenza di obblighi di notifica e, più in generale, l’applicazione del decreto legge 21 del 2012» sui poteri speciali in settori strategici, «in relazione al comunicato stampa del 28 luglio di Tim. Nel comunicato in questione erano state rese note alcune tematiche di corporate governance affrontate dal Cda di Tim e in particolare la presa d’atto dell’inizio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi».
Il comunicato di cui parla il governo è quello in cui viene sancito l’addio milionario di Flavio Cattaneo e i pieni poteri al presidente Arnaud de Puyfontaine con Giuseppe Recchi vice e Amos Genish nel ruolo di direttore operativo. La domanda di Calenda appare retorica: secondo il governo è evidente che Tim avesse obblighi di notifica, in quanto inserita tra le aziende con un asset (la rete telefonica) strategico per il Paese. Ed è altrettanto evidente che Tim (e dunque la francese Vivendi che ne ha il controllo con il 24%) abbia contravvenuto a questo obbligo.
A Parigi bocche cucite. Si fa solo notare che essendo una società europea, su Vivendi non si può applicare il golden power. Appunto sacrosanto. Ma da ciò che filtra dalle stanze del governo, in base all’articolo 8 del decreto 86 del 2014, l’esecutivo italiano potrebbe porre un veto sul cambio di vertice o (cosa più probabile) far scattare una multa proporzionata al fatturato dell’azienda inadempiente. Roba da centinaia di milioni.
Il nodo più delicato riguarda la rete sottomarina Sparkle che Tim ha in pancia. Una rete considerata segreta e sensibile (gestisce anche gli scambi di informazioni con Israele) e che può essere controllata solo da personale italiano.

Tant’è che Cattaneo ricevette il Nos (il nullaosta di sicurezza) e de Puyfontaine ha dovuto affidarne la supervisione a Recchi e non a Genish. Una mossa rivolta ad anticipare le contestazioni di palazzo Chigi.
Ora il governo ha tempo dieci giorni per opporsi alle decisioni di Vivendi. E Calenda, in base a ciò che ha detto in Parlamento è intenzionato a fare sul serio: «L’Italia deve rafforzare i meccanismi di difesa da comportamenti scorretti o predatori. Per questo applicheremo con intransigenza le norme in vigore sulla golden share. E proporremo una norma antiscorrerie per le aziende quotate in Borsa». Una norma per la verità già proposta, ma poi accantonata perché sospettata di rappresentare un favore a Mediaset nella sua guerra di resistenza contro la scalata della solita Vivendi. Sospetto infondato, visto che non era retroattiva.«Mancano due mesi, è presto per dire se si raggiungerà un accordo. I francesi devono ancora chiarirsi le idee e smaltire le sparate propagandistiche di Macron in difesa della francesità…». Da palazzo Chigi, nel day after dell’incontro con il ministro delle Finanze d’Oltralpe Le Maire e nel giorno in cui il governo mostra i muscoli con la francese Vivendi per Tim, trapelano perplessità e diffidenza. Così vale quanto ripetuto in Parlamento dal responsabile dello Sviluppo Economico Carlo Calenda: «L’Italia in questo negoziato manterrà la linea della fermezza. Fincantieri dovrà avere il controllo dei cantieri Stx di Saint-Nazaire».

Eppure, uno spiraglio negoziale c’è. Ed è quello indicato, tra le righe, nel comunicato finale dell’incontro di martedì tra Pier Carlo Padoan (Economia), Calenda e Le Maire: la creazione di «una forte alleanza» italo-francese «in campo civile e militare». Traduzione: sommare a Fincantieri e a Stx France, la Naval Group (società francese leader nel settore della cantieristica militare). Obiettivo: creare «un leader europeo di portata globale con lo scopo di divenire il principale attore nei mercati militare e civile».

Ebbene, mentre il governo italiano per ragioni politiche e per la necessità di non perdere la faccia, si muove con estrema diffidenza sul sentiero suggerito da Le Maire e “minaccia” Vivendi su Tim, Fincantieri intende esplorarlo fino in fondo nella speranza che la trattativa riprenda e si concluda positivamente.

Ai piani alti della società triestina si legge infatti nella proposta del ministro francese un cambio di passo. E viene giudicata promettente e preziosa la prospettiva di trasformare il dossier su Stx France (oggetto dello scontro con Roma) da una semplice diatriba sul controllo delle quote azionare del cantiere Saint-Nazaire, nella possibilità di un accordo globale. Il cui approdo sarebbe la realizzazione di un polo della cantieristica civile e militare (una sorta di Airbus del mare) con commesse da qui al 2025 pari a 771 miliardi di euro. Cifra che fa diventare un “nulla” gli 80 milioni di valore dei cantieri Saint-Nazaire.

E che spinge Fincantieri a sperare che, alla fine, l’importanza e il peso della partita globale diluisca e ammorbidisca l’impuntatura dei due governi sul controllo di Stx. Soprattutto in tempi in cui in sede europea sta avvenendo il rilancio della difesa comune e delle sinergie nell’industria militare.

Anche il governo guarda con interesse al progetto. L’ha fatto capire Calenda parlando a Montecitorio: «La proposta francese di allargare il perimetro del negoziato a una partnership tra Fincantieri e Naval Group, con la costruzione di un grande attore mondiale della cantieristica civile e militare, è un progetto meritevole di essere studiato». E ha aggiunto: «Terremo aperto un canale di dialogo costruttivo con il governo francese, ritenendo che esistano le condizioni per un accordo su Stx e per andare avanti sul progetto di partnership tra Fincantieri e Naval Group».

Subito dopo il responsabile dello Sviluppo ha però scolpito un “ma” che al momento appare invalicabile: «In questo negoziato manterremo la linea di fermezza. Un grande progetto, come quello prospettato da Le Maire, necessita per essere perseguito di fiducia reciproca e non può esserci fiducia senza il rispetto degli impegni presi. Ciò vuol dire che Fincantieri dovrà avere la maggioranza di Stx e nulla di meno». Insomma, si torna a quel 51% negato a luglio da Macron, facendo carta straccia dell’accordo stretto tra Roma e Parigi durante la presidenza di François Hollande.

UN PROGETTO ANTICO
Però anche a palazzo Chigi, dove intendono usare la vicenda Vivendi-Tim come arma di pressione, non escludono (e sperano) che da qui al 27 settembre, quando a Lione verrà celebrato il vertice bilaterale tra Francia e Italia, la trattativa possa avere un epilogo positivo. Perché effettivamente l’ampliamento della partita in gioco offre maggiori margini di trattativa. E perché l’idea di un polo cantieristico civile e militare non è nuova. Anzi. Se ne parlò già nel 2015, quando all’integrazione tra Fincantieri e Naval Group venne dato il nome di “progetto Magellano”: un piano che si è arenato nel gennaio scorso su richiesta di Hollande. L’ex presidente francese, spingendo per l’intesa tra il gruppo triestino e Stx France, decise di tenere separato il dossier Naval Group. Ora la storia potrebbe ribaltarsi.

Ti potrebbero interessare anche:

300 italiani bloccati in Messico e a Roatan per il guasto di un aereo
Il Cavaliere, sulla mia caduta serve la verità. Ma niente impeachment
SBLOCCA ITALIA/ Pioggia di emendamenti, dubbi tecnici sul Dl
Paura a piazza Affari: «C'è una bomba». Ma è un falso allarme
Legale, perizia psichiatrica per Foffo, mi ha detto:"sono morto dentro"
EURO 2016/ Cariche sugli Champ-Elysees



wordpress stat