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Sanità, salgono in Italia le infezioni resistenti agli antibiotici: 5331 casi

Antonio Fiasconaro

Gli esperti negli anni avevano più volte avvisato. Forse, però, il fenomeno è stato sottovalutato. Sono aumentati, infatti, in Italia i casi di persone colpite da batteri resistenti agli antibiotici: tra il 1 aprile 2013 e il 31 luglio 2016 ne sono stati segnalati ben 5.331, con un andamento crescente. Tra il primo gennaio e il 31 luglio 2015 sono stati, infatti, 1059 e 1183 nello stesso periodo del 2016.

La batteriemia ha avuto origine principalmente da un catetere venoso centrale o periferico (21,9%) o da infezione delle vie urinarie (19,3%). Quello della resistenza agli antibiotici sta diventando un problema sempre più urgente da risolvere. Secondo una stima recente, causa nel mondo circa 700mila morti l’anno, ma se il tasso di resistenza mantenesse lo stesso ritmo degli ultimi anni, nel 2050 si potrebbe arrivare a 10 milioni di morti per infezioni antibiotico-resistenti.

Questi sono i dati segnalati dal Report Istisan “Sorveglianza nazionale delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi” dell’Istituto Superiore di Sanità.

In quelle rilevate sono le batteriemie, cioè la presenza di batteri nel sangue. In questo caso i dati si riferiscono agli enterobatteri resistenti ai carbapenemi – cioè gli antibiotici usati per le infezioni resistenti – e/o produttori di carbapenemasi. Il numero di segnalazioni e l’incidenza sono risultate molto diverse nelle varie Regioni, dove si passa dalle 946 segnalazioni del Lazio allo 0 del Molise.

La maggior parte dei casi è stata riportata ineve nelle Regioni del nord Italia (2.758 casi, 51,7%), seguite da quelle del centro (1.364 casi, 25,8%), e sud (761 casi, 14,1%) e isole (448 casi,8,4%).

Le province che più hanno segnalato sono state Roma (17,2%), Genova (7,9%), Torino (6,7%), Milano (5,9%%), Bari (5,1%), Bologna (4,9%) e Palermo (4,5%), mentre i pazienti più colpiti sono stati quelli di sesso maschile (62%), con un’età media di 65,4 anni.

Nell’84% dei casi i pazienti si trovavano in ospedale al momento in cui sono comparsi i sintomi, soprattutto nei reparti di terapia intensiva (39,6%), medicina generale (12,6%) e chirurgia (10,2%), l’8,8% a casa e il 2,6% in una struttura residenziale.

Secondo i dati del Rapporto 2015 della sorveglianza europea dell’antibiotico-resistenza EARS-Net, l’Italia è insieme alla Grecia, un paese con percentuali del batterio K. pneumoniae resistente ai carbapenemi molto superiori alla media europea. Questo tipo di infezioni, nel nostro paese, hanno iniziato ad aumentare dal 2010. Nel 2009 solo l’1,3% delle batteriemie da K. pneumoniae erano causate da ceppi resistenti ai carbapenemi, mentre nel 2011 erano il 27% e nel 2015 il 33%.

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