| categoria: editoriale

Facciamo silenzio, i parlamentari sono in vacanza al posto nostro

Silenzio, stanno facendo vacanza per noi. E’ sempre il solito discorso, superficiale e provinciale. Siamo intimamente convinti che i nostri rappresentanti in Parlamento scaldino i banchi, non facciamo nulla, profumatamente pagati e garantiti da noi. Fuori controllo, per di più, in un mondo dorato di privilegi che fuori dal Palazzo, nella bolgia della quotidianità italiana, gridano vendetta. Poveri parlamentari nazionali. Si dannano per noi e noi ci permettiamo di criticare i loro quaranta giorni di ferie. E’ il solito problema, che alimenta le fila dell’astensionismo e dei movimenti populisti: il distacco tra il Palazzo e il Paese reale. Diciamo che è ancora più scandaloso che quel parlamento non rappresenti più la realtà politica del paese. Sono cambiate casacche di partito e rapporti di forza. Mai era accaduto in modo così palese, violento, radicale. Ed è per q uesto che si va finalmente alle urne, ed è per questo che il parlamento chiude così lungo. C’è altro da fare. C’è da preparare il futuro del paese, si vota in Sicilia prima e poi via ad una interminabile campagna elettorale. Al di là dell’ironia e della polemica i dati sullo scarso rendimento del Parlamento sono ineliminabili. Dall’inizio della legislatura, al netto delle presenze nelle Commissioni, i deputati hanno ‘lavorato’ in Aula in media 4,4 ore al giorno (naturalmente solo di martedì-mercoledì e giovedì), i senatori ancor meno, appena 2,5 ore. Quando Camera e Senato riapriranno il portone mancheranno circa 6 mesi per le prossime elezioni. Se – com’è possibile – le urne fossero ai primi di aprile, le Camere dovrebbero essere sciolte per la metà di febbraio (da Costituzione, tra i 70 e i 45 giorni prima del voto). Ciò, togliendo la pausa natalizia, significa appena 45 giorni di lavoro al lordo dei decreti che arriveranno dal governo. Almeno 15 giorni, da regolamento, sono riservati esclusivamente alla legge di bilancio e non meno di 10 saranno dedicati alla legge elettorale, anche se si trattasse solo di qualche ritocco al Consultellum.

Morale: restano appena 20 giorni di lavoro in Aula per affrontare le tante incompiute di questa legislatura che ora rischiano seriamente di non vedere mai la luce. Ma forse è meglio così

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