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E il nuovo stadio della Roma diventa un problema per il governo

Ministri, come Graziano Delrio, che vengono smentiti dai propri uffici: «Il nostro parere è positivo». Salvo poi leggere che la direzione dei Trasporti del Mit sostiene appunto il contrario. Altri, è il caso di Luca Lotti (delega allo Sport e al Cipe), che si lanciano in contropiede e in solitaria spiegando che il responso dell’intero Governo è «favorevole», anche se non risulta scritto da nessuna parte. Dunque, può il progetto del nuovo stadio della Roma mandare in tilt l’esecutivo a trazione Pd? La risposta è sì.

Almeno a leggere in controluce le mosse e le dichiarazioni che hanno accompagnato in queste ore la conferenza dei servizi dell’operazione calcistico-immobiliare prevista a Tor di Valle. Alla fine la Regione (guidata da un altro dem, Nicola Zingaretti) ha deciso che ci sarà una «nuova conferenza» dei servizi che si riunirà a settembre, «ma le criticità rimangono».

IL PARADOSSO
Sicché se la tecnica dice – ovvero i direttori generali del ministero – che l’operazione così com’è non si può fare perché senza i ponti manca l’interesso pubblico previsto dalla legge sugli stadi, la politica prova ad andare in dribbling con le parole. La verità, raccontano dall’asse Governo-Nazareno, è che «non possiamo permetterci di ostacolare lo stadio della Roma». Anzi, a ben vedere c’è un tifo niente male. Prima gli emendamenti all’ultima manovrina, adesso il balletto sul parere dello Stato depositato l’altro giorno. «Non è contrario, abbiamo solo detto che c’è bisogno di avere una viabilità adeguata», ha spiegato ieri il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. La relazione che Palazzo Chigi ha inviato alla conferenza dei servizi in Regione dice, appunto, l’opposto. Ci sono ben due pareri del Mit che smentiscono il ministro.

Il primo è quello del direttore del dipartimento per i trasporti e la navigazione Elisa Grande che conclude la relazione introduttiva spiegando che «comunica il parere negativo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti». Entrando nel merito, delle sette pagine della relazione il ministero spiega che senza Ponte sul Tevere (che non risulta nel progetto e non è quindi finanziato) non ci può essere lo stadio. E’ questa la conclusione del direttore generale Ornella Segnalini che scrive: «Per tutto quanto sopra rappresentato e per quanto di competenza di questa direzione generale, si esprime parere negativo».

Il ministro Luca Lotti, invece, spiega: «Con un parere positivo da parte del Governo è finalmente arrivato in fondo questo procedimento: direi che abbiamo fatto un enorme passo avanti». Ma il dossier di Palazzo Chigi – che tiene conto del no del Mit, dei dubbi dei Beni culturali sul vincolo della tribuna dell’ex ippodromo e del sì delle strutture del Viminale – non si esprime. Dallo staff di Lotti spiegano, con un bizantinismo, che il verdetto è da ritenersi positivo perché non è pienamente negativo e allo stesso tempo sottolineano «massima sintonia con l’As Roma».

Ecco, il nodo è proprio questo. Anche perché c’è un altro Pd, quello che fa opposizione alla giunta M5S in Campidoglio, che ha votato contro la nuova delibera di Virginia Raggi (cubature dell’ecomostro dimezzate, ma opere pubbliche falcidiate), salvo prima chiamare prima i vertici giallorossi scusandosi: «Noi vorremmo dire sì, ma non possiamo». In mezzo, il M5S che ha capito il cortocircuito e ci sguazza. Proprio l’altro giorno il capogruppo M5S Paolo Ferrara ha invitato la Roma a interdire, quando sarà, l’ingresso al nuovo stadio «ai tesserati del Pd».

IL NODO
Sullo sfondo di questa guerra tra curve ci sarebbe il progetto che al momento è bocciato per via della mancanza di collegamenti con la Via del Mare (rischio traffico in tilt alla prima amichevole). Servono due ponti: uno, quello sul Tevere, era a carico dei costruttori, ma non c’è; l’altro, quello dei Congressi, è una’opera dello Stato, che aspetta ancora i finanziamenti del Cipe. Ieri il ministro Lotti, titolare della delega, ha espresso «massima disponibilità del Governo» a «sedersi intorno ad un tavolo con Comune, Regione e Roma Calcio per individuare possibili soluzioni condivise. Ma a carico di chi?

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