| categoria: Il Commento

EMIGRAZIONE, UN’EMERGENZA PERICOLOSA

di Maurizio Del Maschio

L’Italia ha commesso errori gravissimi nel trattare il problema dell’immigrazione clandestina. Colpa del papa che invita insistentemente ad aprire le porte? Colpa dei politici di sinistra che vedono nei nuovi arrivati da naturalizzare una possibile base elettorale? Colpa delle organizzazioni religiose e laiche che si occupano dell’accoglienza e che percepiscono i sussidi pubblici? Colpa del buonismo sdolcinato che caratterizza lo stereotipo dell’Italiano? Colpa dell’improvvisazionec on cui si è affrontato un problema sottovalutato? Forse la causa è un misto di tutto ciò. Fatto sta che oggi ci troviamo di fronte ad un fenomeno che non solo non è destinato ad arrestarsi, ma anzi, se non si adottano energici provvedimenti, è previsto in ulteriore massiccia crescita. Non si tratta più di un’emergenza, ma di un fenomeno endemico.
Ogni paragone con l’emigrazione europea negli Stati Uniti degli scorsi due secoli è del tutto non pertinente. Così come del tutto improponibile è il confronto con i nostri emigrati in Belgio morti nella miniera di carbone di Marcinelle. Allora chi aveva bisogno di espatriare per cercare migliore fortuna seguiva le vie legali, risparmiava per procurarsi quanto necessario per affrontare il viaggio con mezzi legittimi e sicuri e spesso si trovava a vivere in condizioni estremamente difficili. Oggi, invece, non si sa come i cosiddetti migranti, che provengono da Paesi dove si vive anche con un solo dollaro al giorno, riescano a procurarsi le migliaia di euro necessarie per un viaggio pieno di incognite e di rischi. C’è un’organizzazione occulta dietro quelli che ipocritamente vengono definiti “viaggi della speranza”, un’organizzazione criminale sulla quale si preferisce non indagare, puntando solo sull’accoglienza comunque e nei confronti di chiunque. Si tratta di una moderna forma di tratta schiavistica dietro la quale prosperano bande criminali organizzate, fra le quali ora si scopre che c’è pure l’ISIS. Tuttavia, si continua a non far nulla per stroncarla.
Oggi è difficile distinguere fra migrante economico, delinquenti abituali e terroristi che si mimetizzano nella massa indiscriminatamente accolta in ossequio a malsani intenti, mentre chi è fuggiasco dalla guerra, perseguitato politico o ideologico costituisce un’esigua minoranza di coloro che approdano al nostro Paese. Oggi in Italia arriva di tutto, senza possibilità di una rapida ed efficace verifica. Assistiamo ad una sorta di globalizzazione dell’emigrazione con effetti caotici e contraddittori. Stupisce che il quotidiano dei vescovi italiani persista pervicacemente a sostenere a spada tratta una fanatica politica di indiscriminata accoglienza senza condizioni, anche dopo episodi inquietanti come quelli riguardanti svariate ONG o come quelli accaduti a Caivano, in provincia di Napoli, proprio ai danni di chi aveva accolto con entusiasmo l’appello ad ospitare i nuovi arrivati e dei militari impegnati nell’“operazione strade sicure”. È impressionante constatare che pure dei minorenni guineani e gambiensi abbiano rivelato un’indole da delinquenti senza scrupoli.
Arrivano ondate di migranti senza identità certa, minori solitari, donne incinte, furbacchioni profittatori, individui che anziché ringraziare i soccorritori e il Paese che li accoglie, si lamentano perché non hanno il wi-fi nei centri di accoglienza, perché il cibo non è di loro gradimento, l’alloggio non ha l’aria condizionata, non vengono loro dati soldi sufficienti. Eppure c’è anche chi organizza viaggi vacanze per giovanottoni che oziano dalla mattina alla sera senza far nulla e in attesa che qualcuno si occupi di loro, fintanto che non decidono di andarsene dileguandosi nel più completo anonimato. Accogliere tutti mantenendoli a sbafo non è accoglienza evangelica, checché ne dicano certi ecclesiastici in veste filettata o meno. Si fa del bene autenticamente evangelico quando si mette in grado chi è affamato di procurarsi il cibo con il proprio lavoro a casa sua, non favorendo l’emigrazione clandestina e abituandolo ad essere mantenuto.
Ne abbiamo accolti talmente tanti che ora si comincia a parlare di “remigrazione”, usando un termine ornitologico. Essa è costituita dall’adozione di politiche atte a favorire l’inversione dei flussi migratori. La storia registra vari esempi di processi di remigrazione. Alcuni di questi processi furono programmati e gestiti in modo intelligente e umanitario, come il rimpatrio dei pieds-noirs dell’Algeria nel 1962 o quello degli Italiani dalla Libia conseguente al colpo di Stato del 1969 che rovesciò il re Sidi Muhammad Idris al-Mahdi al-Senussi o l’esodo di massa degli ebrei per scampare alla persecuzione degli Stati arabi in conseguenza della costituzione dello Stato di Israele del 1948. Altri furono improvvisati e sanguinari, come quello seguito alla decolonizzazione e alla separazione del Pakistan dall’India del 1947 o quello degli arabi che lasciarono i territori palestinesi a maggioranza ebraica nel 1948 subendo la cosiddetta naqba, la catastrofe che diede origine a quella vergogna che sono tuttora i campi profughi sparsi dei Paesi arabi confinanti con Israele.
Prima o poi scelte dolorose dovranno essere assunte se non si vuole soccombere e ci si determina a gestire questo processo senza farci pentire e vergognare per il futuro. Ovviamente persone e famiglie di stranieri totalmente assimilate non rientrano fra le persone interessate a simili provvedimenti, dal momento che la riallocazione riguarda gruppi non radicati di recentissima migrazione. La remigrazione è possibile se si comprendono le cause reali di questa anarchia migratoria e se ci si dota dei mezzi per dare risposte che tengano conto della realtà e della tutela delle nazioni e degli Stati. Solo la combinazione di un contesto drammatico unito a una forza politica energica e sagace renderà efficace la sua realizzazione. È degno di lode il Ministro degli Interni Domenico Luca Marco Minniti per l’inversione di tendenza da lui operata, nonostante l’opposizione insidiosa di parte della stessa maggioranza che sostiene il governo di cui membro.
Gli Italiani non sono razzisti, tanto meno xenofobi. Ma questa situazione di incompatibilità fra il nostro modello di vita e quelli di coloro che ci stanno invadendo li esaspera e li preoccupa. Questa scellerata e pressapochista politica ha altresì dei costi crescenti che la cittadinanza è costretta a sopportare anche nel periodo di profonda e persistente crisi in cui ci dibattiamo. L’accoglienza fine a se stessa, senza discernimento (un termine che anche nella chiesa sembra non essere più di moda) ci costa svariati miliardi all’anno. Essa non giova a chi entra e crede di trovare da noi il Paese di Cuccagna e tanto meno a chi è costretto a convivere con persone dalla mentalità, costumi di vita, principi di riferimento lontani dai nostri. Finché siamo in tempo, dobbiamo voltare pagina e spazzare via questa insensata politica, ipocrita, opportunista e rischiosa. Chiesa e politica dovrebbero fare un esame di coscienza, perché entrambe stanno percorrendo una strada pericolosa che compromette la loro stessa credibilità e non sappiamo fino a quando i cittadini onesti e pacifici potranno sopportare tutto ciò.

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