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Atac, piove sul bagnato. Arriva anche la stangata dell’Antitrust

550x189x2611945_2148_atacsciopero_jpg_pagespeed_ic_vrJMpA8KU7Corse soppresse a grappoli, scarse comunicazioni ai pendolari che rimangono sulla banchina ad aspettare Godot. L’Antitrust ha preso in esame gli ultimi sette anni (dati aggiornati a ottobre 2016) di tre linee ferroviarie della Capitale gestite da Atac: Roma-Ostia, Roma-Viterbo e Roma-Pantano. Risultato: il Garante per la concorrenza e il mercato ha multato per 3,6 milioni di euro l’azienda di trasporti del Campidoglio. Una stangata che arriva in un momento non proprio felice per la municipalizzata dei trasporti, a un passo dal fallimento con 1,3 miliardi di debito. Piove così tanto sul bagnato che anche l’Antitrust si è messa una mano sulla coscienza: ha concesso uno sconto ad Atac.
La sanzione in origine era di 4 milioni di euro ma, scrive il presidente Giovanni Pitruzzella, «in base all’ultimo bilancio della società approvato con una perdita di 79 milioni di euro» si ritiene «congrua una multa di 3,6 milioni». Nelle 53 pagine del dossier recapitato ieri in via Prenestina si prendono in considerazioni le tre linee ferroviarie che investono complessivamente un’area di circa 140 km, trasportando quotidianamente oltre 200.000 utenti. Il parere che porta alla multa, partito da una denuncia dell’associazione Altro Consumo, tiene conto anche delle relazioni di altre due autorità, quella dei Trasporti e quella delle Comunicazioni. Il caso romano rischia di essere «pilota» per il resto del trasporto pubblico italiano. Il dossier dimostra il «significativo e duraturo scostamento» tra la realtà di Atac e il contratto di servizio. Nelle tre linee si registra una percentuale di soppressioni che ha toccato punte del 30%: significa un treno cancellato ogni tre. Perché? Per la maggior parte dei casi, secondo la relazione dell’Antitrust, a far saltare la linea è «la mancanza di personale»: macchinisti e capo-treni. Il tutto nonostante Atac, la più grande municipalizzata d’Italia, abbia oltre 11mila dipendenti. Basta appunto «un rifiuto di uno straordinario, un episodio di assenteismo o la fruizione non programmata della legge 104» per mandare in tilt un sistema che serve il bacino della città metropolitana di Roma e arriva fino alla provincia di Viterbo. L’altra faccia della medaglia riguarda appunto le «gravi carenze di informazioni» ai pendolari. Nel mirino la piattaforma digitale Infoatac che spesso e volentieri non avvisa delle soppressioni e il sito dell’azienda che presenta i vecchi orari, ovvero quelli standard che non tengono conto dei frequenti ritardi.
Il presidente dell’Antitrust scrive che dal 2010 al 2016 in queste tre linee Atac «ha ingannato i consumatori alterando perciò la loro libera e consapevole scelta economica sulle modalità di trasporto da utilizzare». Non solo, Pitruzzella certifica che l’azienda di trasporti «non è in grado di garantire il rispetto dell’orario». Solo un dato: nel 2015 i pendolari romani hanno fatto i conti con 28.500 treni mai arrivati. Il Garante assolve la Regione, proprietaria delle infrastrutture, visto che il problema è di gestione. Per tutti questi motivi, che i romani vivono sulla propria pelle tutti i giorni, è arrivata la maxi-multa ad Atac. L’azienda – salvo ricorsi – dovrà pagarla entro due mesi. Troppo facile ora chiedersi: sì, ma con quali soldi?

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