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Complimenti Zingaretti, i Pronto Soccorso scoppiano di nuovo

E’ il tormentone di ogni estate, una vergogna che il governatore Zingaretti, i suoi modesti collaboratori e gli ancora più modesti manager che la Giunta ha messo a governare Asl e ospedali romani (poche eccezioni e si vedono tutte) non riescono a governare, a risolvere, quali che siano le misure messe in atto. Ci sono problemi e interessi di fondo che non si superano con circolari e direttive, servono strategie e confronto con chi opera sul campo. Utiopie. E quindi i Pronto Soccorso scoppiano di nuovo, praticamente tutti, in un modo o nell’altro. I giornali fanno finta di acccorgersene e denunciano, i dirigenti fanno finta di preoccuparsi e tamponano, i sindacati degli infermieri protestano. Copioni già visti, aspettiamo al varco la classe politica che subentrerà dopo le elezioni. I grillini possono già prepararsi, anzi, dovrebbero farlo comunque, per non fare le figuracce rimediate dai loro colleghi in Campidoglio. Oggi – e torniamo alla cronaca – scopriamo che dopo le cronache di questi giorni il numero di accessi nei pronto soccorso romani viene tenuto costantemente sotto controllo. Ci sarebbe da ridere se non fosse da piangere. Perchè, fino a ieri non erano tenuti sotto controllo, n on ci siamo vantati a lungo del tabellone telematico a disposizione da casa per ogni cittadino? L’obiettivo dei cervelloni della Regione è quello di mettere in campo delle contromisure ogni qual volta uno degli ospedali vada in sofferenza, aumentino attese e pazienti sulle barelle perché non c’è posto in reparto. Incredibile. Questo è stato deciso ieri pomeriggio, nel corso di un vertice con direttori sanitari e medici dei pronto soccorso voluto da Vincenzo Panella, direttore del settore Sanità della Regione Lazio (quello che dovrebbe andare al Policlinico Umberto I al posto di Domenico Alessio). Al San Camillo (dove ieri sera si contavano 40 pazienti sulle barelle) il coordinatore dell’unità di crisi Luca Casertano ha inviato un documento a tutti i responsabili dei reparti, dal titolo «Provvedimenti per grave sovraffollamento del pronto soccorso». E scopre il dg del San Camillo, Fabrizio D’Alba e lo racconta al Messaggero: «Rispetto a luglio, in agosto non c’è stata una diminuzione dell’afflusso: si rivolgono a noi le categorie più fragili, a partire dagli anziani, che non possono andare in ferie e che con il grande caldo sono più in difficoltà. Per quanto ci riguarda, noi abbiamo spalmato le ferie dei dipendenti tra giugno e settembre, ma forse tutto il sistema dovrebbe ripensare una diversa organizzazione, nel rispetto però anche delle esigenze delle famiglie dei lavoratori». Complimenti. Le contromisure? Tutti i reparti sono tenuti ad accettare pazienti in sovrannumero e anche non di competenza se richiesto dal bed manager (vale a dire dal responsabile della gestione dei letti); viene istituita la discharge room: quando si dimette un paziente e dunque si deve liberare un letto, se i parenti arrivano in ritardo, il paziente stesso viene tenuto in questa stanza a parte, sempre seguito dai medici ovviamente, mentre vengono contattati «gli organi di polizia per rintracciare i familiari e per segnalare eventuali ipotesi di reato»; visite mediche e dimissioni dovranno essere fatte anche di sabato e domenica. Perché, e non si può non chiederselo, prima si faceva in modo diverso? Qualsiasi massaia arriverebbe alle stesse conclusioni. Ovvio, l’obiettivo è liberare più rapidamente i letti, per evitare che troppi pazienti restino sulle barelle perché non c’è posto in reparto.
Dalla Regione spiegano che comunque sul fronte dell’affollamento si parla di numeri inferiori rispetto all’anno passato . Echissenefrega, direbbe l’utente nei guai. Bisognerebbe ragionarci sopra, investire, assumere, formare i manager. Troppo complicato per chi è entrato in politica solo per avere un mestiere facile e che per mantenere il potere assegna posti di responsabilità a famiglii “sicuri” prima ancora che competenti.

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