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Sicilia: Agricoltura in ginocchio, 10 milioni il danno per il calo produttivo

Antonio Fiasconaro

Ammonta a circa 10milioni di euro il calo produttivo in Sicilia di tutte le colture colpite dalla siccità e dal gran caldo di queste ultime settimane. La stima è di Coldiretti Sicilia che ha pure compreso nei danni anche il maggiore costo di produzione in tutti i comparti dove in media si registra una diminuzione di oltre il 30 per cento mentre rimane alta la qualità per la parte salvata da irrigazioni di emergenza.

L’organizzazione agricola ha presentato agli Ispettorati provinciali dell’Agricoltura la richiesta di calamità inviandone copia anche al presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, all’assessore regionale dell’Agricoltura, Antonello Cracolici e ai rappresentanti delle istituzioni locali. Non c’è un solo comparto risparmiato dal caldo e dalla mancanza di pioggia.

Coldiretti Sicilia evidenzia pure che lo stress determinato dalle alte temperature (in alcune zone raggiunti 47 gradi) ha ridotto la produzione di latte di almeno 4 litri a vacca, mentre le aziende nelle aziende ovicaprine il latte raccolto è meno della metà rispetto allo scorso anno. Con la temperatura elevata crescono anche i costi per dissetare gli animali: una pecora beve anche 5 litri di acqua al giorno. Per Coldiretti Sicilia è «ormai senza speranza la campagna del pomodoro siccagno di Valledolmo, fiore all’occhiello di tutta la provincia palermitana, e mentre si registra una maggiore cascola di agrumi anche nel settore florovivaistico si stanno determinando perdite ingenti».

In particolare l’Organizzazione agricola evidenzia un danno che supera il 30 per cento iscontato anche nei vigneti. Nel Trapanese in media è piovuto il 50 per cento in meno rispetto al 2016 e questo ha compromesso il comparto più importante della provincia e dell’Isola dove rimane elevatissima la qualità anche per l’anno in corso.

Produzione inferiore anche nel settore apistico, bassa produzione di nocciole nel Palermitano, impressionante poi lo stato della terra impossibile da lavorare.

A questa situazione si aggiunge quella causata dagli incendi e le altre criticità determinate dalla scarsa manutenzione della rete idrica dei consorzi di bonifica che in alcune parti dell’Isola hanno anche cessato il servizio.

«Si tratta di una tragedia di proporzioni immani le cui conseguenze saranno ancora più evidenti nei prossimi mesi con danni enormi anche per l’indotto – sostiene il presidente regionale, Francesco Ferreri – .Per questo occorre immediatamente attivare l’iter burocratico per la definizione di uno stato di calamità causato dall’eccezionalità di un fenomeno che non si era mai verificato prima in maniera così violenta. Bisogna incentivare politiche di risparmio idrico, favorendo l’installazione di sistemi di irrigazione a basso consumo e soprattutto un prezzo dell’acqua che non tenga conto degli armonizzatori sociali che vengono pagati di fatto dagli agricoltori attraverso i consorzi di bonifica. Ormai – conclude Ferreri – non sono più tollerabili strutture che non rispettano le elementari basi delle attività produttive».

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