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Ferragosto senza regole, c’è la guerra dei lettini

550x189x2618380_0025_portonovo_jpg_pagespeed_ic_yZT6-BcXnVGomito a gomito. Lo spazio appena sufficiente a mettere i piedi sulla sabbia. La necessità di concordare tempi e movimenti con i vicini per riuscire a orientare il lettino verso il sole. È una vera e propria guerra dell’ombrellone, e più ancora di sdraio e lettini, quella cui si assiste in questi giorni in molti stabilimenti italiani, con postazioni sempre più accostate, inevitabili disagi e qualche multa. Perché le regole in termini di spazio in spiaggia ci sono.

Le distanze minime tra gli ombrelloni sono fissate in modo rigoroso, ma l’alto numero di richieste, specie con i picchi record di caldo della stagione, e le conseguenti prospettive di guadagno, non di rado portano tanti gestori a “dimenticarle”.

Il resto lo fanno condizioni e profondità delle spiagge, diverse di località in località e a volte perfino nello stesso tratto di costa. «Sono le regioni a definire le distanze tra ombrelloni, secondo le caratteristiche del territorio – spiega Renato Papagni, presidente Federbalneari Italia – dove la profondità delle spiagge è esigua, questi possono essere posti a una distanza di due metri e mezzo l’uno dall’altro e tre dall’altra fila, quindi la densità è molto alta, dove invece la spiaggia è più ampia si può arrivare a pure a cinque metri tra gli ombrelloni. A tali misure vanno aggiunte quelle previste per il libero transito, che, a seconda della profondità della spiaggia, oscillano tra tre e cinque metri, riducendo ulteriormente l’area destinata alle sdraio».

La graduatoria delle realtà dove la profondità è esigua e dunque lo spazio tra postazioni è ridotto, secondo Federbalneari, vede ai primi posti la Liguria, in particolare Rapallo, qualche punto della costiera Amalfitana, come Positano, alcune aree nella parte settentrionale della costa pugliese e Cesenatico. Quelle dove, invece, gli “spazi” sono più ampi sono le spiagge di Lignano Sabbiadoro, Lignano Pineta, Versilia e la parte settentrionale e centrale della costa laziale. Basta leggere le ordinanze per rendersi conto delle profonde differenze tra zone, stabilimenti e, appunto, “affollamenti”.

A Lignano Sabbiadoro le distanze minime fra i paletti degli ombrelloni sono 3,50×3,50 o, in alternativa, 3×4,50. A Pietra Ligure, le distanze sono fissate in 2 metri tra ombrelloni e 2,50 tra le file. Così anche in Emilia-Romagna. Lungo il litorale romano, devono «essere collocati mantenendo la distanza minima di 3 metri. dall’asse di ogni singolo sostegno, mentre tra le file si dovrà mantenere la distanza minima di 4,50 metri». In Sardegna il minimo è 3×3, salvo eccezioni per «significativi fenomeni di erosione degli arenili».

«La gestione non è semplice – prosegue Papagni – specie nei tratti di costa che sono lingue di sabbia. Anche tra strutture vicine, la profondità della spiaggia può variare in modo sensibile. In alcune zone, per ovviare al poco spazio, i titolari di stabilimenti cercano di stringere le postazioni. A guidare le scelte, oltre alle norme, dovrebbero essere criteri di giusta gestione. Se si ha una spiaggia piccola e si dispongono molti ombrelloni e lettini ai bagnanti si offre inevitabilmente un servizio di scarsa qualità. Le misure, però, dovrebbero essere pensate dall’Amministrazione in modo puntuale, caso per caso». Fin qui, gli ombrelloni. «Non ci sono norme scritte per i lettini, tutto è lasciato al buon senso. Così ci sono realtà, specie sulla costa adriatica, in cui sono disposti molto vicini gli uni agli altri e si arriva ad averne pure quaranta file, con uno spazio appena sufficiente ad andare verso il mare o al bar. Come Federazione, nelle nostre indicazioni, non parliamo di distanze, ma di densità che non deve mai essere eccessiva se non si vuole far scadere l’offerta».

LE MULTE
Le multe, quindi, possono contribuire a migliorare il livello dei servizi? «Le multe servono a poco – conclude – Se non ci sono parcheggi, le auto si lasciano in seconda fila, allo stesso modo se la spiaggia è sottoposta a una pesante erosione e Comuni e Regioni non intervengono, il gestore magari pur di non scontentare la propria clientela avvicina le postazioni».

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