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A Rodi, tra arte, storia e archeologia

Acropolis of Lindos. Doric columns  ancient Temple  Athena Lindia La chiamano l’isola del sole. Perché, racconta il Mito, quando Zeus domandò ad Apollo quale parte del mondo volesse per sé, lui scelse la terra della ninfa Rodo, di cui era innamorato. E prima di sposarla, le donò l’unica cosa che possedeva: i suoi raggi di Sole. Oggi Rodi, la maggiore delle isole greche del Dodecaneso, è il paradiso di turisti e amanti del mare incontaminato. Ma l’isoal non è solo spiagge e sole. Per chi ha in mente un salto di fine estate, offre molto anche per gli appassionati d’arte e archeologia. Ecco 9 tappe, tra Rodi, il centro maggiore, e il villaggio di Lindos, entrambi sulla costa orientale.

COLLE SANTO STEFANO – Se è vero, come scrive Strabone, che Rodi era la ”più bella città” del mondo antico, salite in collina per ammirarla dall’alto. E per fotografare, soprattutto nei giorni ventosi, l’incontro dei due mari, il selvaggio Egeo e il più placido Mediterraneo.

ACROPOLI di APOLLO – L’isola vanta non una, ma due acropoli, a testimoniare la devozione e anche il sovraffollamento di più di 2 mila anni fa, quando qui si contavano 120 mila abitanti. Su Rodi svettano le colonne del Tempio di Apollo. Poi, con qualche dubbio intervento di recupero dei Governatori italiani d’epoca fascista, ecco lo Stadio e l’Odeon, il teatro da 800 posti. Le fonti raccontano anche di un secondo circo, utilizzato a seconda dei venti. Scavi recenti hanno riportato alla luce utensili degli atleti (esposti al Museo archeologico della città) e si è individuata l’area dove dovrebbe essere ancora il Gymnasium. A Rodi infatti sorgeva la celebre Accademia di retorica frequentata anche da Giulio Cesare e Cicerone.

CITTA’ MEDIOEVALE – Circondata da mura, bastioni e fossati costruiti nel XIV secolo dai Cavalieri di Rodi e dichiarata Patrimonio Unesco nel 1988, ha otto entrate, tante erano le lingue parlate a Rodi nel Medioevo. Oggi è un piccolo mondo a parte, dove vivono ancora 6 mila persone e con una bellissima passeggiata nella Via dei Cavalieri dove un tempo erano gli Alberghi delle lingue, ricovero anche per i pellegrini diretti a Gerusalemme. Su tutti sovrasta il Palazzo dei Gran Maestri, che nel ’37 si voleva trasformare a Residenza estiva per i Savoia, tra i mosaici portati da Kos per la Regina e collezioni di vasi per la passione di Vittorio Emanuele. Per gli amanti dello shopping, souvenir, ceramiche e 380 gioiellierie. Le palle di cannone ricordano il terribile assedio di Solimano nel 1522.
L’antico Ospedale dei cavalieri ospita il Museo archeologico, il Palazzo dell’Armeria le Arti decorative.

CHIESA DELL’ANNUNCIAZIONE – Un tempo nella Cittadella, trasformata in moschea da Solimano e distrutta da un fulmine che nel 1856 ne fece esplodere i sotterranei usati come deposito di polvere da sparo, l’antica cattedrale di S. Giovanni fu ricostruita sul mare dagli italiani negli anni ’30, nell’ambito del progetto di trasformazione della città, in vista dell’arrivo di Mussolini e dei Savoia. Tra le tracce lasciate, i decor liberty sulle facciate delle case, i palazzi in stile arabesque e l’Albergo delle Rose riallestito per il Duce. Che però non arrivò mai.

COLOSSO di RODI – Leggenda racconta di una statua di Helios alta 32 metri, una delle sette meraviglie dell’antichità, posizionata con le gambe divaricate all’ingresso del porto, proprio davanti alla Chiesa dell’Annunciazione, dove oggi svettano le colonne con i cervi. Ipotesi poco logica, secondo gli studiosi, poiché questo era il primo punto attaccato in caso di battaglia. Molto più probabile che il Colosso fosse all’interno della città, vicino al Tempio di Apollo. Distrutto dal terremoto del 654 d.C, il bronzo di cui era fatto sarebbe stato portato con mille cavalli fino a Efeso, fuso e rivenduto dagli arabi sui mercati d’Oriente.

LE 7 PORTE di LINDOS – Citata da Omero e vero gioiello di bellezze in epoca dorica, Lindos accoglie i turisti con un dedalo di viuzze e botteghe colorate. Cittadina di navigatori (i suoi abitanti fondarono Gela), qui da ogni tetto si vede il mare. Il terremoto del XVI secolo ha distrutto le 30 ricchissime case dei capitani, ma con attenzione se ne scovano ancora sette, con i loro grandi portoni in legno intagliato.

CAPTAINS HOUSE CAFÈ – Da non perdere l’occasione di una bibita in questo bar allestito in una delle sette case dai capitani.
Potrete così ammirare il pavimento a ciottolato bianco e nero, che prosegue anche per le strade e nelle chiese (molto simile a quello di Ravenna). E poi le arcate sul soffitto, i baldacchini in seta pesante, le catene e i rodaci: più petali avevano, più importante era il padrone di casa. Che aveva la camera da letto al piano di sopra, vietata anche alla sua signora.

CHIESA DI PANAGIA – Puntate al campanile e vi ritroverete nel cortile di questo gioiello costruito tra il X e il XV secolo.
All’interno, gli affreschi in stile bizantino ad opera di Gregorio, artista molto popolare di Simi, sulle vite dei santi.
Entrando a destra, l’uomo con la testa d’asino è San Cristoforo.
Nella volta della cupola, una rara raffigurazione di Dio, anziano, con barba lunga e occhiaie, ad esaltare la stanchezza al termine della Creazione.

ACROPOLI DI ARTEMIDE – Gambe in spalla (o in sella a un asino), come nell’antichità, la salita è scandita in tre livelli, ognuno celato agli occhi del viaggiatore fino al superamento del precedente. Passate le mura di cinta del castello dei Cavalieri di Rodi, costruito a ridosso dell’Acropoli nel Medioevo, ecco scolpita nella roccia la nave sulla quale poggiava la statua dell’ammiraglio Agesandro di Mikion, opera di Pitocrito, l’artista della Nike di Samotracia oggi al Louvre. E poi le cisterne, i propilei, fino a 24 delle 42 colonne doriche originali e il santuario della Dea Atena. In premio, una delle viste più belle dell’isola, a picco sul mare fino al laghetto dove si dice approdò San Paolo.

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