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VERSO LE REGIONALI/Per la Sicilia Renzi in difficoltà

Renzi non dorme sonni tranquilli pensando alla Sicilia. Una sconfitta alle regionali, previste a novembre, aprirebbe una breccia nel fortilizio del Nazareno. Le minoranze, con l’ormai palese concorso di Franceschini, affilano le armi. Intanto, sulla possibile candidature, è ancora buio pesto.
Rosario Crocetta rivendica come Presidente uscente il diritto di passare attraverso le primarie, lasciando al popolo di centrosinistra la valutazione sul suo operato e quindi sulla possibile ricandidatura. Sono molte le resistenze rispetto a questa ipotesi.
All’opposto, una candidatura unificante sarebbe quella del Presidente del Senato, Pietro Grassi. In questo caso, le resistenze vengono dall’interessato: non basta l’appoggio di Leoluca Orlando, né l’incoraggiamento più o meno sincero del Nazareno. Grasso vuole mano libera, ma non a parole. Finora, evidentemente, non ha ricevuto le necessarie rassicurazioni.
In questo quadro, ancora molto instabile, anche le defezioni dei mesi scorsi potrebbero capovolgersi in impreviste discese in campo. Enzo Bianco, sindaco di Catania, ad aprile si era tirato indietro. Eppure, non è passato inosservato che un suo uomo fidatissimo, in passato a capo della segreteria al Viminale e oggi uomo di punta della struttura Anci, sia calato da Roma per una missione misteriosa a Palazzo dei Normanni, sede della Regione Sicilia.
Bianco, in effetti, sconta una condizione di relativa marginalità. Da ciò deriva, nella percezione comune, la sua debolezza. Renzi però ha bisogno di uscire dal pantano. Non è detto che la soluzione possa essere trovata ristringendo al serbatoio tradizionale del Partito democratico. Un Papa straniero non è la proposta che possa conquistare l’entusiasmo dei siciliani.
L’unica certezza, alla luce di tante incertezze, sta nel fatto che l’eventuale dêbacle sarebbe imputabile alla declinante fortuna del segretario Dem. Dalla Sicilia potrebbe venire, a pochi mesi dalle politiche, un messaggio di sfiducia verso Renzi.
E lui ne è pienamente consapevole, quale che sia la serenità che ostenta. Ma lo sanno pure gli avversari, fuori o dentro il partito.

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