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Ipocrisie, polemiche e lacrime di coccodrillo

Siamo alle solite, un paio di giorni di panna montata e si spegne tutto. E la povera Ischia con tutti i suoi ischitani precipita nel tunnel della disperazione, con le prospettive di un settembre nero nell’immediato planning turistico e di un paio almeno di stagioni compromesse. E intorno le solite polemiche, le solidarietà pelose, e tante lacrime di coccodrillo. Mai andati in vacanza a Ischia? Mai letto degli abusi, dei condoni, degli appalti discussi e discutubili, dei lavori lasciati a metà? Della approssimazione del rispetto delle leggi, di quell’area grigia imperante dove tutto è possibile? Certo che sì. Ma si deve arrivare al disastro, al morto, per avvertire sulla pelle che il pressapochismo (per usare un termine dolce) amministrativo e politico non porta alla fine niente di buono. Ischia è isola di eccezionale fascino, i suoi abitanti sono genuini, simpatici. Ma se poi l’effetto finale sono i morti e i crolli qualche domanda va fatta comunque. Materiale scadente, lavori abusivi, e adesso? Smontiamo tutta l’isola per rimettere tutto in ordine? Ma lo Stato, il governo, l’amministrazione? Alla fine il terremoto è solo l’ultimo dei problemi.

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