| categoria: Roma e Lazio

Liquame a spasso nel campo nomadi, Castel Romano è una bomba ecologica

Qualche giorno fa i radicali romani avevano dato l’allarme, non li aveva filati nessuno, oggi è emergenza conclamata e tutti si strappano le vesti. Senza peraltro avere le idee chiare su cosa fare. L’emergenza è al tristemente famoso campo nomadi di Castel Romano, dove sono saltate le cisterne interrate per la depurazione. Risultato, liquame dappertutto, e pericolo per la riserva naturale di Malafede. Vien da dire che il pericolo di inquinamento è un problema secondario rispetto allo stato in cui si trovano gli ospiti del campo. Ma tanto dei nomadi è difficile parlare con serenità e lucidità. Che esistano i campi in questo stato disastroso è una follia, un delitto contro l’umanità. Che debba farsene carico il Comune, lo Stato oltre un certo limite è una bizzarria tutta italiana. Se i rom non sono più nomadi ma diventano stanziali ebbene stiano alle regole del paese ospite e non godano di privilegi come quello di vivere a sbafo e di non pagare le tasse. L’emergenza a Castel Romano è determinato dalla mancanza di fognature e dal blocco del depuratore, sequestrato a febbraio dalla procura nell’ambito di un’inchiesta che si allaccia a Mafia Capitale, perché il campo nomadi è collocato in parte su un terreno riconducibile a Salvatore Buzzi. Già a febbraio, la polizia locale avevano appurato il non funzionamento del depuratore nonostante il Comune spendesse 40.000 euro a trimestre, per le spese di manutenzione dell’impianto pagate a una ditta privata per un totale di 160.000 euro annui. Ora, dopo il sequestro il dipartimento Politiche sociali, aveva organizzato l’invio giornaliero di due camioncisterne per raccogliere i liquami del campo: costo 5.000 euro al giorno. Tutto inutile, perché i liquami prodotti sono di gran lunga superiori alla reale capacità delle camion: Risultato: la zona si sta riempiendo di liquami fognari, tanto che le due cisterne interrate che avrebbero dovuto contenere parte delle acque depurate, sono letteralmente saltate fuori, sospinte verso l’alto dalla pressione dei liquami e dei gas prodotti nel sottosuolo. Tutto questo ha dell’incredibile, si è lasciata marcire una situazione per vedersela scoppiare in mano.E le politiche del Campidoglio nei confronti dei campi e dei rom in generale? Parole vuote, evidentemente. Lo Stato non entra negli insediamenti abusivi. Scrive il Messaggero che
la polizia municipale arrivatA per distribuire ai circa 800 ospiti del campo circa 1200 bottiglie d’acuqa, è stata cacciata dai capi clan che gestiscono il campo e che al suo interno hanno creato dei veri e propri bar abusivi. I “boss” volevano l’acqua tutta per loro, mentre gli agenti e i volontari cercavno di trovare il sistema per garantire a ognuno la sua quantità d’acqua. Emergenza, un problema urgente di ordine pubblico. L’amministrazione è assente e incapace di agire

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