| categoria: Il Commento

IL PERICOLO DELL’ISLAMIZZAZIONE

di Maurizio Del Maschio

Quanto sta accadendo in Gran Bretagna e in Italia costituisce un campanello d’allarme che la politica nasconde o minimizza. L’affidamento di una bambina britannica di cinque anni ad una famiglia araba di fede islamica a prima vista ha qualcosa di sbalorditivo. A prima vista, ma se si considerano le circostanze tutto appare più chiaro. Ciò che i media nostrani non sottolineano è il fatto che Luftur Rahman il sindaco della cittadina di Tower Hamlet e il responsabile dei servizi sociali sono musulmani. Anzi, il primo nel 2014 è stato addirittura messo sotto indagine per i suoi rapporti con l’estremismo islamico. Al trauma di essere stata separata dalla famiglia di origine, si è aggiunto una sorta di lavaggio del cervello per sradicarla dalle sue origini cristiane, imponendole l’apprendimento della lingua araba perché la famiglia affidataria non se la cava troppo bene con l’Inglese. Bene ha fatto il giudice, anch’egli musulmano e pressato dall’indignazione dell’opinione pubblica, a restituire la bambina alla sua famiglia naturale, in quel caso alla nonna. Questi sono gli effetti della multietnicità che non tiene conto delle convinzioni, degli usi e dei costumi dei nuovi arrivati islamici, la cui massiccia immigrazione, unita ad una prolificità elevata, li moltiplica tanto da consentire loro di assumere democraticamente le redini di intere città e, di questo passo, di interi Paesi. Storicamente l’Europa è sempre stata cosmopolita. Non si deve confondere l’accoglienza con la rinuncia alla difesa della propria identità. L’Europa occidentale annovera varie comunità etniche fra i suoi cittadini: slavi, asiatici, africani, sudamericani seguaci delle religioni più diverse, ma nessuna di esse ha mai provocato tanta preoccupazione a causa della matrice religiosa dei suoi adepti. In Europa convivono cristiani di diversa denominazione finalmente pacificati, ebrei, hindu, confuciani, buddisti, sikh, animisti, ecc. Nessuna di tali comunità ha mai espresso forme di terrorismo organizzato o individuale, tanto meno di matrice religiosa. Solo fra le comunità islamiche il fenomeno non solo si è generato, ma si dilata sempre più. Non che l’Europa non abbia conosciuto il terrorismo autoctono, ma esso è sempre stato di natura politica e indipendentista, come quello dell’IRA, Irish Republican Army (Esercito Repubblicano Irlandese) in Irlanda del Nord, del BAS, Befreiungsausschuss Südtirol (Comitato per la Liberazione del Sudtirolo) in Italia, dell’ETA, Euskadi Ta Askatasuna (Paese basco e Libertà) in Spagna.
Ma se Atene piange, Sparta non ride. In casa nostra c’è di che preoccuparsi, non meno di ciò che preoccupa i sudditi di Sua Maestà britannica. Non solo per il turbamento della serena convivenza sociale determinato dalla recrudescenza di episodi di aggressione e stupro perpetrati da musulmani, soprattutto di etnia araba, pakistana o berbera, ma per la scoperta di una sorta di rete di protezione che i correligionari stendono per proteggerli. Ciò rende molto più difficile il compito delle forze dell’ordine che devono individuare ed acciuffare simili delinquenti la cui presenza nel nostro Paese il più delle volte è irregolare. Ma ciò che indigna maggiormente è la posizione minimizzatrice di buona parte della sinistra e di alte cariche dello Stato che dovrebbero tutelare i cittadini dai quali ricevono il loro mandato. Certi commenti sono da respingere anche se sono frutto dell’esasperazione di fronte al degrado in cui la nostra società sta precipitando a causa di un’immigrazione selvaggia sostenuta dalla politica di sinistra. Tuttavia, desta sconcerto che la condanna dei fatti di Riccione e di Rimini sia avvenuta con tanto ritardo da parte di una “paladina” dei diritti delle donne, che non si sia sentita in dovere di andare a confortare inermi cittadini stranieri traumatizzati in modo così barbaro nel nostro Paese proprio a causa della cecità calcolatrice e interessata di certa politica nei confronti dell’immigrazione. Ciò che irrita è l’atteggiamento assunto dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, terza carica dello Stato, che sulle prime ha adottato la linea del silenzio. Una scelta mediatica che con il passare dei giorni è divenuta sempre più pesante ed ha suscitato scalpore e scatenato polemiche velenose. Di fronte ad un crimine tanto efferato ed odioso compiuto da un branco di criminali magrebini, sarebbe stato più che opportuno un sollecito ed energico intervento di condanna da parte di chi siede sul più alto scranno della Camera dei Deputati. Come donna, come madre e come cittadina impegnata nella battaglia femminista, da lei si sarebbe attesa una reazione adeguata. Invece la sua presa di posizione si è rivelata tardiva e solo per autodifendersi da attacchi volgari. “La mia condanna è ovviamente incondizionata, a prescindere da chi sarà ritenuto colpevole. Non faccio dichiarazioni di condanna su ogni singolo episodio. Non è il mio lavoro, di professione non commento gli accadimenti del giorno”, ha affermato. Non fa dichiarazioni di condanna di ogni singolo episodio? Peraltro, le ha fatte quando si trattava di violenze perpetrate da Italiani nei confronti delle donne. Non ha fatto alcun minimo cenno alla necessità di coniugare l’accoglienza con la sicurezza nazionale, dei singoli e della collettività. La sinistra talebana che pratica la fanatica politica di accoglienza cieca non si cura di simili “quisquilie”? Nessuno dei suoi esponenti si è indignato alla dichiarazione di un “mediatore culturale” musulmano che ha osato affermare che, in fondo, lo stupro alle donne piace una volta superato il primo impatto.
Ora pare che i quattro responsabili siano stati presi. Peraltro, tre sono minorenni. Si sa che ai minorenni in Occidente è riservato un trattamento molto più leggero di quello assai poco indulgente ad essi riservato nei Paesi islamici. È legittimo il sospetto che si usino le maglie larghe della nostra legislazione e della nostra democrazia per coprire i veri colpevoli.
Quante analoghe turpitudini si perpetrano senza che assurgano alla ribalta della cronaca? Ora la riviera romagnola è preoccupata per le possibili ripercussioni sul turismo. Ma sono proprio i politici che hanno i loro feudi nelle regioni rosse i responsabili principali della preoccupante piega che l’immigrazione selvaggia sta prendendo. Se ne ricordino i loro elettori. Quelli che a sinistra sono definiti “risorse” a destra sono definiti “vermi”. Non intendo cadere nella logica dell’estremismo; Mi limito a constatare il degrado in cui è caduta la nostra società a causa della politica. Queste considerazioni inducono ad una riflessione preoccupata sul pericolo della dilagante espansione islamica e sulle sorti del nostro Paese, dell’Europa e dell’Occidente tutto.

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