| categoria: editoriale, Senza categoria

E poi discutono di ius soli. Fenomenologia del branco di Rimini

Del branco di violentatori ora si sa quasi tutto, gli inviati sono calati a frotte nel Pesarese e hanno fotografato la realtà dei quattro ragazzotti che hanno turbato questo spicchio d’estate con le terribili gesta di Rimini. Una realtà complessa che in parte non ti aspetti e che svela una provincia italiana nella quale il vero problema non è l’integrazione, La vicenda del branco è la sublimazione, è un distillato dei problemi che assillano il paese, dove la questione rifugiati/immigrati/migranti si fonde con risultati sgradevoli a sotto-occupazione, a incultura, alla fatica generale di sopravvivere. Delle belve di Rimini tre sono nate in Italia, si tratta dei tre minorenni, il quarto, il ventenne congolese, quello che appare nelle foto vestito come un damerino è un rifugiato per presunti motivi politici (il visto scade nel 2018) sbarcato due anni fa a Lampedusa. Centro di accoglienza, cooperativa, piccoli lavori, tentativi di approccio con una normalità non andati a buon fine. Poi soldi, abiti firmati, macchine sportive, profilo facebook, una certa agilità nel districarsi tra i problemi. Se lo hanno pescato in treno con tre borsoni, in fuga verso la Francia e l’aria indifferente forse significa che il salto di qualità (micro-criminalità, piccolo spaccio?)l’aveva già fatto. Sorpresa, la sua fedina penale era pulita. Dei due fratelli marocchini si sa tutto, la comunità del paesino delle colline pesaresi, il gruppo di coetanei -una comitiva con marocchini, albanesi, italiani, con i quali condividevano le fughe in città li hanno scaricati, genitori con precedenti penali e guai con la giustizia. Il padre ha un permesso di soggiorno scaduto a febbraio 2017 e si trova agli arresti domiciliari per un cumulo di pene, fra cui furto, droga ed evasione dai domiciliari. Mentre i due figli hanno varie denunce per furtarelli di cellulari e biciclette. Il minore era studente all’Istituto d’arte di Pesaro ed è stato allontanato da scuola per atti di bullismo. Ragazzi violenti e aggressivi ma giudicati ancora non pericolosi da essere allontanati. Soprattutto il più giovane appariva rissoso, sopra le righe, fuori controllo. Le ragazze avevano paura di lui. Se si dovesse buttare la cosa in politica salterebbe all’occhio il nesso tra la polemica sullo jus soli e la vicenda di Rimini. Hanno ammesso tutto ma hanno scaricato la colpa sul leader, sul congolese maggiorenne. Le amiche raccontano delle loro violente fantasie nei confronti dell’altro sesso, delle ragazze. Bastava per mettere tutti sull’avviso? Il quarto membro del gruppo, il nigeriano, sfugge dai radar. Pare comunque che non avesse problemi economici e che i genitori gli assicurassero tutto quello di cui aveva bisogno. Quella che emerge è una strana tipologia del branco, difficile da decifrare. Ma gli inquirenti che hanno sputato l’anima per prenderli diffondo un’immagine dura e cruda. Tutt’altro che pentiti, forse inconsapevoli della situazione nella quale si sono cacciati ma sicuramente consapevoli di quello che stavano facendo. Cercano di alleggerire la responsabilità, certo, ma le testimonianze delle vittime li inchiodano ad immagini di violenza cinica e fretta, delle bestie.

Ti potrebbero interessare anche:

Banche, fuori 20.000 occupati entro 2017
PORTO VENEZIA/ Terminal restaturato in tre mesi, investimento 650mila euro
Tra birra industriale e microbirrifici è fusion di stili
NOTTE DELLA TARANTA/ NICOLETTA MANNI BALLERÀ SU PALCO A MELPIGNANO
E adesso il caso Ostia è diventato nazionale
Sul caso Spelacchio interviene l'Anac: "E' costato quanto due alberi"



wordpress stat