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PRIMA VOLTA AL MONDO/ Ismett di Palermo, bimba sconfigge epatite C con i farmaci antivirali dopo trapianto di fegato

Antonio Fiasconaro

Un successo per la sanità siciliana che funzione, quella che fa parte del novero delle eccellenze. Per la prima volta al mondo una bambina affetta da epatite C è stata curata, dopo un trapianto di fegato, con i nuovi farmaci ad azione antivirale diretta per sconfiggere il virus.

Il delicato intervento coniugato al protocollo farmaceutico è stato realizzato presso l’Irccs Ismett di Palermo dall’équipe guidata dal professore Jean de Ville de Goyet su una piccola paziente ucraina di appena due anni.

Milana, questo il nome della piccola, era affetta da due patologie: una atresia delle vie biliari e l’epatite C, contratta in Ucraina probabilmente a causa di una trasfusione di sangue. Prima di approdare all’Ismett di Palermo, la mamma di Milana, Olga, si era rivolta ad altri centri trapianti in Polonia e anche in Belgio dove però le era stato detto che la cura per l’epatite C non era prevista per bambini così piccoli. Poi il contatto con l’Ismett e la decisione di arrivare a Palermo resa possibile grazie ad un circuito di solidarietà. A finanziare il viaggio infatti sono state alcune associazioni e privati cittadini ucraini che hanno aderito all’appello lanciato dalla madre in rete.

«Abbiamo avuto grandi donatori – racconta Olga, la mamma della piccola – ma anche tanta gente comune che ha voluto aiutarci, donando quello che poteva. La loro generosità ci ha permesso di poter venire fino in Italia e aiutare la piccola».

Oggi Milana sta bene: il suo fegato funziona perfettamente e non vi è più traccia del virus dell’epatite C nel suo organismo. «Milana – racconta emozionandosi ancora la mamma – ha ripreso a mangiare tutto, dorme tutta la notte, gioca con suo fratello. E’ ritornata ad essere una normale bambina di due anni».

Il professore Jean de Ville de Goyet spiega: «Il virus dell’epatite C nei bambini ha una progressione molto lenta ed in alcuni casi si cura spontaneamente. Normalmente, si segue il piccolo paziente e si aspetta che il bambino guarisca o che raggiunga una certa età per iniziarlo a trattare con farmaci. La situazione cambia, quando si è costretti a procedere con il trapianto del bambino in età precoce, in questo caso, infatti, la progressione della malattia è molto veloce ed il rischio che l’organo trapiantato si ammali nuovamente rendendo il trapianto vano è molto alta».

La bambina era stata sottoposta a trapianto di fegato da donatore vivente, grazie alla donazione di parte dell’organo da parte della madre ed in seguito è stato applicato un protocollo sperimentale che ha previsto di “trattare” la bimba con i nuovi farmaci ad azione antivirale – così da debellare l’infezione del virus dell’epatite C. Il trapianto è stato eseguito ad aprile, poi è iniziata la terapia farmacologica.

«Quello della nostra piccola paziente – spiega ancora de Ville – è, a nostra conoscenza, il primo caso di trattamento di un bambino trapiantato dell’infezione da HCV con questi nuovi farmaci. È da sottolineare inoltre che quello in oggetto è un trattamento pionieristico anche al di fuori dell’ambito trapiantologico: Milana è, ad oggi, la paziente più piccola mai sottoposta a trattamento con con ledipasvir+sofosbuvir, indipendentemente dal trapianto. Pensiamo, quindi, che questo caso possa aiutare ad aprire la strada all’utilizzo ad più ampia scala di questi nuovi farmaci anche nei bambini, migliorando la lora aspettativa di vita».

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