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Il Messico devastato dal terremoto, sale a 65 il numero dei morti

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È un fine settimana di lutto e dolore in Messico. Dopo il devastante terremoto di venerdì, continuano le repliche e si contano i morti: le vittime di quella che è stata una notte apocalittica sono 65. Mentre ora dopo ora si aggiorna il bilancio delle persone che hanno perso la vita, ad angosciare i messicani rimangono le repliche e soprattutto la possibilità che la terra possa tremare di nuovo con un’intensità molto forte, come sottolinea, quasi come un mantra, il presidente Enrique Pena Nieto. E lo stesso fanno anche le autorità di Oaxaca, Chiapas e Tabasco, i tre stati più colpiti dal sisma «più potente degli ultimi cento anni».
Ieri notte, durante una visita a Juchitan (Oaxaca) Pena Nieto ha annunciato tre giorni di lutto nazionale. Il presidente ha così toccato con mano la disperazione post-terremoto. Per le vie di questa cittadina di 100 mila abitanti decine di persone gli hanno chiesto aiuto per avere cibo, acqua, luce e assistenza per la ricostruzione. «Non ci dimentichi», è stato il messaggio di fondo. I riflettori rimangono puntati proprio su questa città dove sono morte 36 persone. Sono crollati la sede del comune, una chiesa e centinaia di negozi. Ed è venuto giù, o non sono più agibili, un terzo della abitazioni, così come un ospedale dove i pazienti vengono curati all’aperto. Sempre a Juchitan, i soccorsi continuano a rimuovere le macerie del comune dove nel momento del terremoto si trovava un poliziotto del quale non si è più saputo niente. Ma le storie di disperazione e dolore sono tante.

Nel Chiapas, i media raccontano la tragedia di Ramon Cruz Solano, un muratore di San Cristobal de las Casas, che per il terremoto ha perso in un attimo la moglie e i due figli adolescenti. A martoriare in queste ore il paese non c’è però solo il post-terremoto: a Veracruz, dove venerdì il sisma aveva fatto sentire tutta la sua potenza, l’impatto dell’uragano Katia ha provocato due morti per una frana. Oltre a segnalare le decine di smottamenti avvenuti nelle ultime ore, le autorità dello stato non escludono che Katia possa arrivare, anche se con una forza smorzata, a Città del Messico. Dove peraltro, il panico per la scossa di venerdì pare superato: nell’immensa capitale (20 milioni di abitanti) oggi è stato un sabato di sole, con tanta voglia di dimenticare e tornare alla normalità, al di là degli avvertimenti sul “rischio repliche”.

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