| categoria: Il Commento

MONACO 1972: UNA TRAGEDIA DIMENTICATA

di Maurizio Del Maschio

Il 5 settembre di quarantacinque anni fa a Monaco di Baviera, durante lo svolgimento della ventesima Olimpiade dell’era moderna, un commando terrorista palestinese affiliato alla formazione denominata “Settembre Nero” facente parte della galassia gravitante attorno all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina allora capeggiata da Yasser Arafat, fece irruzione nel villaggio olimpico con un unico obiettivo: uccidere gli atleti israeliani. Ogni anno si fanno tante commemorazioni di eventi efferati in cui hanno perduto la vita persone inermi e innocenti, ma quella appare tanto scomoda da ignorarla o relegarla fra gli eventi di scarso rilievo. In quella tragica circostanza il commando terroristico riuscì ad evitare la sorveglianza che, all’epoca, era molto blanda perché in Europa non era stata ancora conosciuta la ferocia del terrorismo palestinista. 11 atleti israeliani persero la vita. 2 furono uccisi subito, gli altri 9 furono torturati per ore. I loro corpi furono ritrovati carbonizzati e con le ossa rotte. Qualche organo di stampa ha avuto successivamente la spudoratezza di strumentalizzare quella tragedia per mettere in atto un ennesimo tentativo di attacco nei confronti di Israele. Luciana Castellina, su “il Manifesto”, nel 2006 giunse ad addossare a Israele la responsabilità della strage. Giustificò quel feroce massacro come risposta alla decisione dell’allora Primo Ministro israeliano Golda Meir di negare la liberazione di 234 palestinisti rinchiusi nelle carceri israeliane che si erano macchiati di crimini commessi all’interno dello Stato ebraico e di chiedere alla Germania Federale di negare il rilascio di 2 terroristi della Rote Armee Fraktion (RAF), movimento terroristico comunista tedesco legato a quello palestinista, come richiesto da Settembre Nero. Nell’articolo si affermò che la morte dei primi 2 atleti avvenne a seguito di una colluttazione. È come dire una fatalità? Questa è la dimostrazione dell’odio implacabile che la sinistra nutre nei confronti di Israele e dell’amore viscerale e incondizionato nei confronti dei palestinisti, anche se si tratta di criminali terroristi. Tale “trasporto” nasce dall’antisionismo che sovente cela l’antisemitismo, ideologia perversa che pervade tanto una certa sinistra quanto la destra estrema nazi-fascista.
Come è possibile provare ammirazione e affetto nei riguardi di chi uccide civili inermi? Come è possibile chiamare un terrorista di Al-Fatah, ucciso poi dal Mossad proprio per la strage di Monaco, “dolce e colto amico che ci aveva spiegato la storia del suo popolo”? Si può immagine quale fantasiosa versione dei fatti avrà reso quel “dolce e caro amico” ai suoi interessati ascoltatori disposti a prendere avidamente come oro colato tutto ciò che aiuta ad alimentare il proprio odio nei confronti di Israele, il nemico comune.
Durante quell’attacco, le teste di cuoio tedesche e il governo federale non diedero una prova di efficienza, di rapidità e di fermezza. Anziché entrare tempestivamente nella palazzina dove alloggiavano gli atleti e bloccare i terroristi, iniziarono dall’esterno una sorta di trattativa che si protrasse fino alla sera di quello stesso giorno, dopo quasi venti ore dall’attacco trascorse a torturare gli Israeliani con percosse e armi da taglio. Il negoziato si concluse con un nulla di fatto ed anche l’intervento di due elicotteri tedeschi che si rivelò inefficace. La polizia tedesca finalmente reagì e, uccisi 5 membri del commando, arrestò gli altri 3. Un mese dopo erano già liberi. La loro libertà durò poco, in quanto la Meir diede al Mossad l’ordine di dare la caccia a tutti coloro che erano stati coinvolti nella strage. Non ne scampò neanche uno, neppure il “dolce e colto amico” che fu ucciso a Roma.
La Germania giudicò non pubblicabili le immagini delle vittime, una delle quali fu violentata, evirata e lasciata morire dissanguata sotto gli occhi dei compagni. Essi furono David Berger, Zeev Freidman, Josef Gutfreund, Elieser Halfin, Josef Romano, Amizur Shapira, Kehat Shorr, Mark Slavin, Andrè Spitzer, Jaakov Springer, Moshe Weinberger. Che il loro ricordo sia in benedizione. Nonostante il barbaro assassinio, le Olimpiadi a Monaco continuarono come niente fosse accaduto, mentre la delegazione israeliana rientrava in patria dopo una breve cerimonia commemorativa interrompendo la propria partecipazione ai giochi. Da allora le famiglie delle vittime hanno chiesto che in occasione delle olimpiadi si commemorassero le vittime almeno con un minuto di silenzio per ricordare i loro cari barbaramente trucidati. Ma il loro desiderio rimase sempre inascoltato anche a causa delle minacce dei Paesi arabi agli organizzatori. Il Comitato Olimpico Internazionale non ebbe il coraggio di commemorare 11 giovani ebrei, 11 atleti innocenti. Anche il giudice tedesco incaricato di fare luce sulla strage fu minacciato dall’OLP e da “Settembre Nero”, ma tanta accondiscendenza non sortì alcun vantaggioso effetto, anzi.
Da quel 5 settembre il terrorismo palestinista non conobbe soste. In una escalation impressionante, furono dirottati aerei, commesse stragi con sempre nuove e diverse modalità in varie città europee e i terroristi finirono per farla quasi sempre franca con la sospetta e complicità dei governi europei, italiani in primis. Come non ricordare l’atteggiamento ambiguo del più rappresentativo fra essi, Giulio Andreotti, grande amico degli arabi? Come si può dimenticare ciò che accadde poi a Vienna, a Parigi, ad Anversa, a Roma e in altre parti d’Europa ai danni degli ebrei per più di un decennio ad opera dei palestinisti guidati da Arafat? Da allora il terrorismo si è evoluto ed ha allargato le proprie finalità. Come tutti i virus, i germi e i batteri è mutante, si difende dai tentativi di sopprimerlo trasformandosi. È divenuto islamista e, anche a causa della nostra tolleranza considerata come debolezza, imperversa ovunque e può cogliere dove, come e quando vuole persone innocenti uccidendole con freddo cinismo, senza alcuna pietà. Nella Bibbia due parole ricorrono con maggiore frequenza: “ascolta” e “ricorda”. Invece, l’Occidente sembra aver perduto la facoltà di ascoltare, di riflettere, di reagire e, ciò che è peggio, sembra aver perduto la facoltà di ricordare al fine di evitare il ripetersi di tante tragedie. Non basta affermare di non aver paura. Il terrorismo va sempre ricordato e combattuto, perché la nostra inerzia coincide con il suo rafforzamento.

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