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Papa in Colombia: ‘Dio converta i cuori dei sicari della droga’

Pope Francis visits ColombiaDurante l’incontro con il clero a Medellin papa Francesco ha puntato il dito contro “i sicari della droga” per “le vite stroncate di tanti giovani”. Il Pontefice li ha esortati a “chiedere perdono, perché distruggono le illusioni di tanti giovani”. “Il Signore converta i loro cuori”, ha aggiunto.

“Ci sono situazioni, atteggiamenti e scelte – ha detto ancora – che mostrano i segni dell’aridità e della morte: non possono continuare a rallentare il flusso della linfa che nutre e dà vita!”. “Il veleno della menzogna, delle cose nascoste, della manipolazione e dell’abuso del popolo di Dio, dei più fragili e specialmente degli anziani e dei bambini non può trovare spazio nella nostra comunità; sono rami che hanno deciso di seccarsi e che Dio ci comanda di tagliare”, ha aggiunto Francesco.

“Come Gesù ‘scuoteva’ i dottori della legge perché uscissero dalla loro rigidità, ora anche la Chiesa è ‘scossa’ dallo Spirito perché lasci le sue comodità e i suoi attaccamenti”, ha detto il Papa nella messa a Medellin. “Il rinnovamento non deve farci paura. La Chiesa è sempre in rinnovamento – ‘Ecclesia semper reformanda’ -. Non si rinnova a suo capriccio, ma lo fa fondata e ferma nella fede, irremovibile nella speranza del Vangelo che ha ascoltato”, ha aggiunto Francesco.

“Il rinnovamento richiede sacrificio e coraggio, non per sentirsi migliori o impeccabili, ma per rispondere meglio alla chiamata del Signore”, ha spiegato il Pontefice. “E in Colombia – ha osservato, applaudito dalla folla dei fedeli – ci sono tante situazioni che chiedono ai discepoli lo stile di vita di Gesù, particolarmente l’amore tradotto in atti di nonviolenza, di riconciliazione e di pace”. Parlando del “servizio” che Gesù chiede ai discepoli, il Papa ha sottolineato che “lo ha capito bene Pietro Claver, che oggi celebriamo nella liturgia e che domani venererò a Cartagena. ‘Schiavo dei neri per sempre’ fu il motto della sua vita, perché comprese, come discepolo di Gesù, che non poteva rimanere indifferente davanti alla sofferenza dei più abbandonati e oltraggiati del suo tempo e che doveva fare qualcosa per alleviarla”. San Pietro Claver, sacerdote gesuita, di cui oggi si celebra la memoria liturgica, fu apostolo tra gli schiavi neri deportati. “Fratelli e sorelle – ha aggiunto il Papa -, la Chiesa in Colombia è chiamata a impegnarsi con maggiore audacia nella formazione di discepoli missionari, come abbiamo indicato noi Vescovi riuniti ad Aparecida nell’anno 2007. Discepoli che sappiano veder, giudicare e agire, come proponeva il documento latinoamericano nato in queste terre (cfr Medell¡n, 1968). Discepoli missionari che sanno vedere, senza miopie ereditarie; che esaminano la realtà secondo gli occhi e il cuore di Gesù, e da lì la giudicano. E che rischiano, agiscono, si impegnano”.

“Gesù – ha detto ancora Francesco – insegna che la relazione con Dio non può essere un freddo attaccamento a norme e leggi, né tantomeno un compiere certi atti esteriori che non portano a un cambiamento reale di vita”. “Il discepolato non è qualcosa di statico, ma un continuo movimento verso Cristo; non è semplicemente attaccarsi alla spiegazione di una dottrina, ma l’esperienza della presenza amichevole, viva e operante del Signore”, ha affermato.

“Nemmeno il nostro discepolato può essere motivato semplicemente da una consuetudine, perché abbiamo un certificato di battesimo, ma deve partire da un’esperienza viva di Dio e del suo amore”, ha detto il Papa nell’omelia, dedicata al tema scelto per questa giornata a Medellin, “La vita cristiana come discepolato”. Secondo il Pontefice, inoltre, “non possiamo essere cristiani che alzano continuamente il cartello ‘proibito il passaggio’, né considerare che questo spazio è mia proprietà, impossessandomi di qualcosa che non è assolutamente mio. La Chiesa non è nostra, è di Dio

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