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SICILIA/Assenteismo in “camice bianco”: 1300 false visite e malattie, sospeso medico pediatra a Messina

Antonio Fiasconaro

L’assenteismo viaggia anche in “camice bianco”. Dalle indagini sarebbe emerso che una dottoressa, medico-pediatra di 59 anni, con attività professionale a Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina, per tre anni, dal 2013 al 2015, pur risultando “sulla carta” presente per alcune ore al giorno nei poliambulatori di fatto non si sarebbe presentata sui luoghi di lavoro. Per giustificare le proprie assenze con i responsabili di tali strutture era riuscita a ideare un’attività di prevenzione da svolgersi presso le scuole primarie della provincia, mediante l’esecuzione di visite mediche a cui sottoporre gli alunni in età pediatrica. La dottoressa, in sostanza, per anni non si sarebbe mai presentata in servizio, continuando a percepire lo stipendio mensile corrisposto dall’azienda sanitaria, comprensivo anche dei cospicui rimborsi chilometrici, pari a oltre trentamila euro l’anno, corrisposti in virtù del fatto che la professionista avrebbe dovuto effettuare le prestazioni lontano da Messina, propria sede di lavoro e, quindi, con la finalità di rendere un migliore servizio di assistenza e cura all’utenza.

Il medico che appartiene all’Asp di Messina è stato sospeso dalla professione per 10 mesi perché accusato di assenteismo. Il provvedimento è stato emesso dal gip di Patti, Eugenio Aliquò. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno anche proceduto al sequestro preventivo diretto e per equivalente di tre beni immobili e di un veicolo di grossa cilindrata per un importo di 190mila euro.

L’incarico della pediatra prevedeva lo svolgimento di attività assistenziale in cinque poliambulatori della fascia tirrenica della provincia messinese: S. Agata di Militello, Capo d’Orlando, S. Stefano di Camastra, Mistretta e Tortorici, secondo un calendario stilato dall’azienda sanitaria, per complessive 30 ore settimanali. Gli investigatori hanno accertato che le visite presso gli istituti scolastici non sarebbero mai state effettuate, pur avendo la dottoressa falsamente rendicontato all’ente sanitario quasi 1.300 visite mediche, a cui garantiva di aver sottoposto altrettanti studenti. Gli investigatori hanno anche riscontrato altri casi di palese irregolarità quando la professionista certificava di essere contemporaneamente presente in due comuni della provincia distanti tra loro circa cento chilometri. Tale espediente aveva consentito di poter percepire ulteriori indennità previste per le partecipazioni alle commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile. In altre circostanze, invece, la dottoressa aveva presentato un certificato medico attestante uno stato di malattia al fine di giustificare la sua assenza dai poliambulatori, mentre risultava aver partecipato alla commissione, la cui presenza era remunerata con un ulteriore gettone di presenza.

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