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Stupro Firenze, sui carabinieri indaga anche la procura militare

3234356_0748_fi_jpg_pagespeed_ce_SRO5z474HeViolata consegna e peculato: sui due carabinieri indagati per violenza sessuale, arriva anche l’indagine della procura militare. E dopo l’iscrizione dei pm fiorentini, sono il procuratore Marco De Paolis e la sostituta Antonella Masala a decidere di vedere chiaro nella vicenda che ha coinvolto le due studentesse americane. Sono tanti gli elementi oscuri in questa storia. E mentre da una parte la giustizia ordinaria cerca di chiudere il cerchio con l’interrogatorio del secondo indagato, agli inquirenti con le stellette preme capire come i due carabinieri gestissero la loro attività in qualità di forze dell’ordine. Il sospetto è che abbiano agito con troppa disinvoltura, violando le regole base del ruolo che rivestivano. In divisa, in servizio, e abbandonando la gazzella fuori dal palazzo dove vivevano le ragazze, non hanno rispettato le condizioni minime di sicurezza, visto che sull’auto potrebbero essere rimaste incustodite le mitragliette in dotazione agli equipaggi.

Per questa ragione, la procura militare romana sta valutando gli elementi raccolti finora dalla polizia. A cominciare dagli interrogatori dei colleghi, i componenti delle altre pattuglie intervenute davanti alla discoteca Flo. Verranno risentiti, per cercare di capire se conoscano altre storie, altri possibili reati commessi dai due. Episodi finora non segnalati ma che potrebbero nascondere una prassi consolidata. Del resto, l’intervento della gazzella sotto accusa è stato richiesto direttamente a loro dal proprietario del locale, segno che si conoscevano. E gli indagati sono intervenuti senza avvisare la centrale operativa e senza fare una relazione successiva. Si sono anche fermati al bar a chiacchierare con le ragazze che poi, il giorno dopo, li avrebbero fatti finire nei guai.

Il primo approccio è stato all’interno. Ed è in quella confusione, che una delle giovani ha registrato un brevissimo video, nel quale si vede solamente il pantalone della divisa e la fondina della pistola. Ma la ripresa potrebbe anche essere stata casuale. I quattro si sono rincontrati fuori e, in assenza di un taxi, i carabinieri si sono offerti di dare un passaggio alle studentesse, facendole salire sull’auto di servizio. Fatto, già questo, assolutamente illegale.

Sabato scorso, il capopattuglia Marco Camuffo si è presentato in procura a Firenze per raccontare la sua verità. Accompagnato dall’avvocato Cristina Menichetti, ha ammesso il rapporto sessuale con la ventunenne americana, sottolineando, però, che lei era consenziente e che non era ubriaca. Dopo forti resistenze, oggi anche il più giovane dei due si sottoporrà a interrogatorio davanti alla pm Ornella Galeotti.

In queste ore, agli amici, ha ripetuto che non ha commesso alcuna violenza. Le ragazze, però, confermano il rapporto sessuale, anche se in maniera diversa. La prima in modo più netto: ha anche riconosciuto la foto del suo aggressore. La seconda, particolarmente provata da alcol e hashish, ha spiegato di non ricordare molto. Bisognerà aspettare i risultati degli accertamenti tecnici per capire se ci siano altre prove a sostegno dell’accusa. Sebbene tra tutti i reperti sequestrati manchino le divise indossate dai due militari, che certo sarebbero state utili alle indagini. Il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, comunque, sembra portato a credere che le studentesse non mentano, anche se sull’indagine non vuole fare commenti. «Non si parla dell’inchiesta – ha dichiarato – per non dare vantaggio agli indagati».

È di ieri, poi, la notizia che in caso di un rinvio a giudizio l’Arma dei carabinieri si costituirà parte civile nel processo. E lo stesso farà il Comune di Firenze, così come ha annunciato lo stesso sindaco Dario Nardella.

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