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IL PUNTO/ Partecipate Pa, piani di tagli entro fine mese. Il nodo degli esuberi

La scadenza del 30 settembre per la presentazione dei piani di razionalizzazione delle partecipazioni pubbliche si fa sempre più vicina, con le amministrazioni sotto pressione nonostante la data sia nota già da tempo e due rinvii. Oltre a indicare le società da dismettere perché fuori target, sono attesi, il termine è lo stesso, anche gli elenchi delle esuberi conseguenti alla sforbiciata. I sindacati stimano le eccedenze in «50-60mila» e hanno chiesto e ottenuto un incontro al ministero della P.A, per discutere la gestione del personale a rischio. L’appuntamento è per domani pomeriggio al ministero. Cgil, Cisl e Uil vogliono rassicurazioni, anche in vista di un decreto ad hoc su cui il governo è già a lavoro. Nei giorni scorsi la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, ha garantito che «non saranno i dipendenti a subire, ad avere conseguenze negative, dal processo di razionalizzazione» delle partecipate. «Il principio è lo stesso» di quello utilizzato per la mobilità dei dipendenti delle Province, con l’obiettivo di evitare licenziamenti, anche se «il metodo cambia, perché non si tratta di amministrazioni pubbliche», ha chiarito la ministra. In settimana sul tema è anche intervenuto il sottosegretario alla P.A, Angelo Rughetti, spiegando come si sia tracciata «una sorta di procedura speciale» a «tutela dei lavoratori delle società pubbliche» che andranno eliminate, Questo nonostante si tratti di «lavoratori privati». C’è, ha ricordato Rughetti, facendo riferimento alla riforma delle partecipate, «la cosiddetta ‘clausola socialè, per cui in occasione della prima gara successiva alla cessazione» il rapporto di lavoro del personale già impiegato «continua con il subentrante». Inoltre è prevista «una procedura di riassorbimento degli esuberi attraverso una mobilità in ambito regionale». E ancora, ha fatto presente in Parlamento sempre Rughetti, scatterà «il divieto di assunzioni a tempo indeterminato fino a giugno 2018 per le società a controllo pubblico, salvo che attingano dagli elenchi dei lavoratori» dichiarati eccedenti. Il governo punterebbe a togliere di mezzo le società inutili, con più amministratori che dipendenti, con micro-fatturati o in rosso ‘cronicò. La ‘spuntà dovrebbe cancellarne circa 3 mila, con un risparmio di un miliardo di euro. Se per le liste degli esuberi non sono al momento stabilite sanzioni, le amministrazioni che invece il 30 settembre non definiranno i piani delle società da tagliare perderanno i poteri di controllo. Sempre sul fronte P.A in questi giorni si dovrebbero intensificare le trattative sul rinnovo dei contratti, in ballo ci sarebbe lo stanziamento di 1,5-1,6 miliardi di euro in manovra, per arrivare a finanziare aumenti contrattuali di 85 euro medi mensili. E non mancherebbe la dote per la salvaguardia del bonus 80 euro (circa 200 milioni), a beneficio delle fasce di reddito medio-basse.

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