| categoria: sanità

Problemi di cuore in Italia. Dove mi curo?


Classifica di “Dove e Come Mi Curo” dei 5 ospedali al top per volume di interventi di angioplastica coronarica, bypass, aneurisma dell’aorta addominale non rotto e di ricoveri per infarto al miocardio

Antonio Fiasconaro

Un’indagine ad ampio spettro, come si dice in questi casi, quella condotta da www.doveecomemicuro.it, il cui comitato scientifico è composto da Carlo Favaretti, Alessandro Solipica, Elena Azzolini e Silvio Capizzi che, hanno attraverso un vero e proprio focus realizzato delle classifiche regionali legate ai problemi di cuore e dove oggi ci si può curare in Italia e come.

Quattro gli step presi a campione: volume di interventi di angioplastica crononarica; bypass; aneurisma dell’aorta addominale non rotto; ricoveri per infarto al miocardio.

Il nostro cuore lavora in silenzio e pompa sangue in tutto il corpo rifornendolo di ossigeno. Egli stesso per funzionare ne ha bisogno in grandi quantità. A portare sangue ossigenato al miocardio, il tessuto muscolare del cuore, sono le arterie coronarie, che originano dall’aorta. Se questi vasi si restringono o ostruiscono a causa della formazione di placche, l’apporto può risultare inadeguato e condurre a infarto miocardico. Per scongiurarlo, è importante innanzitutto correggere le abitudini sbagliate che concorrono a generare il problema, come cattiva alimentazione, fumo, sedentarietà e abuso di alcol. Stili di vita scorretti, infatti, sono in gran parte responsabili dell’insorgenza delle malattie cardiovascolari, che rappresentano la prima causa di morte e di invalidità a lungo termine. Oltre che intervenire sui comportamenti errati, però, è fondamentale sottoporsi tempestivamente a interventi in grado di ridurre al minimo il rischio di infarto: come un’angioplastica coronarica, che permette di mantenere l’arteria adeguatamente dilatata, o un bypass, che crea una “strada alternativa” attraverso cui il sangue ossigenato può arrivare al miocardio. La scelta del giusto ospedale, in queste eventualità, può rivelarsi determinante, così come nei casi di infarto e di aneurisma dell’aorta addominale non rotto (una dilatazione eccessiva dell’aorta che comporta il rischio di rottura).

Da un’indagine di “Dove e Come Mi Curo” – portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane -, infatti, è emerso che solo 1 ospedale su 2 in Italia rispetta gli standard ministeriali per quanto riguarda i volumi di ricoveri per infarto al miocardio (100 casi l’anno) e di interventi di angioplastica coronarica (250 casi l’anno). E solamente 1 su 4 per ciò che concerne il numero di interventi di bypass aortocoronarico (200 casi l’anno) e di aneurisma dell’aorta addominale non rotto (60 casi l’anno). (Fonti Programma Nazionale Esiti (Pne) 2016).

«Il volume di attività è un fattore fondamentale per capire la bontà di una struttura perché, secondo quanto dimostra un’ampia letteratura scientifica, un alto numero di interventi ha un impatto positivo sull’efficacia delle cure – spiega il comitato scientifico del portale – in questo contesto, strumenti come il Pne (programma gestito dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali per conto del ministero della Salute, ndr) e “Dove e Come Mi Curo” svolgono un ruolo chiave nell’indurre, da un lato, le Regioni a orientare la propria programmazione sanitaria accentrando i casi negli ospedali in cui gli esiti si sono dimostrati scientificamente migliori in funzione del volume di attività e, dall’altro, i pazienti a scegliere più̀ consapevolmente l’ospedale nel quale farsi operare».

Quattro, come detto, gli indicatori o gli step presi in esame: l’infarto miocardico è un grave danno al tessuto muscolare del cuore (miocardio) causato da una diminuzione improvvisa dell’afflusso di sangue e di ossigeno. Se nelle fasi iniziali di un Ima (infarto miocardico acuto) viene effettuata la Ptca (angioplastica coronarica) il rischio di morte a breve termine del paziente è minore.

Dal focus emerge che le 5 strutture che in Italia effettuano un maggior numero di ricoveri sono: l’ospedale di Parma (1.010); l’Arcispedale Sant’Anna, Cona (Ferrara) (851); azienda ospedaliera Cardarelli di Napoli (834); azienda ospedaliera universitaria Ospedali Riuniti di Trieste-Cattinara-Maggiore di Trieste (ricoveri 817); Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna (813).

Il 51% delle strutture italiane rispetta lo standard dettato dai riferimenti istituzionali riguardo il numero di ricoveri (almeno 100 l’anno). Una nota di merito va agli ospedali che raggiungono performance molto alte sia per quanto riguarda il numero di ricoveri, sia per ciò che concerne le percentuali di mortalità (che devono mantenersi inferiori all’8%) e le percentuali di trattati con PTCA entro 48 ore dal ricovero (almeno il 45%): sono l’Arcispedale Sant’Anna di Cona, l’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani, la Fondazione Policlinico Tor Vergata di Roma, l’ospedale San G. Bosco di Torino, l’ospedale San Jacopo di Pistoia, l’ospedale dell’Angelo di Venezia Mestre, il Policlinico San Donato di San Donato Milanese, il presidio ospedaliero Alessandro Manzoni di Lecco, l’azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma, l’ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, Città di Lecce Hospital di Lecce, l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, l’Istituto Ninetta Rosano Calabria di Belvedere Marittimo, il presidio ospedaliero di Mirano, l’Humanitas Gavazzeni di Bergamo, l’Istituto Clinico Sant’Ambrogio di Milano, la Casa di Cura Anthea di Bari.

Altro indicatore è quello del “Bypass aortocoronarico”. È un intervento che ha lo scopo di far superare al sangue le ostruzioni o i restringimenti (stenosi) dei vasi sanguigni che lo portano al cuore.

Le 5 strutture che in Italia effettuano un maggior numero di interventi sono: azienda ospedaliera OO.RR. San Giovanni di Dio e Ruggi di Salerno (348 interventi); ospedale Borgo Trento di Verona (327); Casa di Cura Sant’Anna Hospital di Catanzaro (322); presidio ospedaliero G. M. Lancisi di Ancona (317); Casa di Cura Pineta Grande di Castel Volturno (310).

Il 24% delle strutture italiane rispetta lo standard dettato dai riferimenti istituzionali riguardo al numero di interventi (200 casi l’anno). Una nota di merito va agli ospedali che rispettano i valori di riferimento anche per quanto riguarda le percentuali di mortalità (che devono mantenersi inferiori all’1,5%): sono la Casa di Cura Sant’Anna Hospital di Catanzaro, il presidio ospedaliero G.M. Lancisi di Ancona, l’ospedale di Parma, la Fondazione Gabriele Monasterio di Massa, l’azienda ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Trieste-Cattinara-Maggiore, l’azienda ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, Città di Lecce Hospital di Lecce e l’ospedale Mazzini di Teramo.

Altro step preso in esame è quello relativo all’aneurisma dell’aorta addominale non rotto. È una dilatazione dell’aorta nella sua porzione addominale. Poiché il rischio di rottura aumenta proporzionalmente alle dimensioni ed alla velocità di crescita, attualmente l’indicazione al trattamento chirurgico si ha in presenza di aneurismi di diametro ≥5,5 cm o con rapido accrescimento (>1.0 cm per anno) o, ancora, con aspetti morfologici che segnalano un elevato rischio di rottura.

Il trattamento è sempre indicato qualora l’aneurisma dia sintomi quali dolore addominale e lombare, segni di compressione delle strutture circostanti, ecc.

Le 5 strutture che in Italia effettuano un maggior numero di ricoveri sono: l’ ospedale San Raffaele – Gruppo Ospedaliero San Donato di Milano (274 interventi); presidio ospedaliero Molinette di Torino (206); Policlinico Umberto I, Roma (172); azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (157); presidio ospedaliero G. M. Lancisi di Ancona (149).

Il 24% delle strutture italiane rispetta lo standard dettato dai riferimenti istituzionali (almeno 60 casi l’anno). Una nota di merito va agli ospedali che rispettano i valori di riferimento anche per quanto riguarda le percentuali di mortalità (che devono mantenersi inferiori all’1%): sono il presidio ospedaliero G. M. Lancisi di Ancona, il Policlinico San Donato di San Donato Milanese, l’azienda ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, il Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna, il nuovo Ospedale Civile Sant’Agostino Estense di Modena, il Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna e il presidio ospedaliero Spedali Civili di Brescia.

Ed infine il quarto indicatore, quello relativo all’angioplastica coronarica con Ptca. È la tecnica che permette di dilatare il tratto di arteria coronaria occluso o significativamente ristretto in modo da consentire nuovamente il normale afflusso di sangue al cuore. Può essere usata per far regredire i sintomi di una coronaropatia, ad esempio l’angina (dolore al torace) e i problemi respiratori o per limitare i danni al muscolo cardiaco provocati da un infarto miocardico acuto (Ima).

Le 5 strutture che in Italia effettuano un numero maggiore di ricoveri sono: il Centro Cardiologico Monzino di Milano (1.961 interventi); azienda ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze (1.233); Ospedale San Raffaele – Gruppo Ospedaliero San Donato di Milano (1.181); Ospedale Maggiore Carità di Novara (1.151); Clinica Mediterranea di Napoli (1.125).

Il 57% delle strutture italiane rispetta lo standard dettato dai riferimenti istituzionali (almeno 250 casi l’anno).

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