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Caso Marra, chiesto il rinvio a giudizio per la Raggi

550x189x3267320_1237_roma_jpg_pagespeed_ic_Tj0FF9fnbiNiente abuso d’ufficio, il reato contestato è il falso

Ci siamo, Virginia Raggi è nei guai, anche se Grillo ha fatto opportunamente cambiare lo statuto del Movimento. Il sindaco di Roma sta per essere rinviata a giudizio, ma il partito non le chiederà di dimettersi. Dunque il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio hanno firmato una richiesta di rinvio a giudizio a suo carico per il caso nomine. L’accusa contestata alla prima cittadina è il falso, in relazione della nomina di Renato Marra, fratello dell’ex braccio destro della Raggi, Raffaele, alla direzione Turismo del Campidoglio. Cade invece la contestazione di abuso d’ufficio per la promozione di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica: i pm hanno chiesto l’archiviazione del fascicolo in cui Raggi era indagata in concorso con Romeo. Per quanto riguarda il caso Marra, la sindaca è imputata insieme al suo ex braccio destro, Raffaele, a cui viene contestato l’abuso d’ufficio e che è già sotto processo per corruzione insieme all’imprenditore Sergio Scarpellini.

L’inchiesta era scattata dopo una segnalazione dell’Anac diretta da Raffaele Cantone, che aveva sottolineato la possibilità di un conflitto d’interessi in relazione alla nomina di Renato Marra, visto che il fratello non si sarebbe astenuto dal consigliare la sindaca. La Raggi, in una memoria consegnata all’Authority, aveva negato questa circostanza, dichiarando di aver agito autonomamente. A smentirla, una serie di conversazioni via Telegram che la Procura ha trovato nel cellulare di Raffaele Marra sequestrato nell’ambito dell’inchiesta per corruzione.

Uno scambio di sms su tutti sarebbe eloquente: «Raffaele, questa cosa dello stipendio mi mette in difficoltà, me lo dovevi dire», avrebbe scritto la Raggi all’ex braccio destro. Il riferimento era alla notizia comparsa sui giornali relativa all’aumento dello stipendio di Renato. Per il procuratore aggiunto Paolo Ielo e per il pm Francesco Dall’Olio sarebbe la dimostrazione del ruolo ricoperto da Raffaele nella nomina del fratello. La sindaca, quindi, è accusata di aver dichiarato il falso alla responsabile anticorruzione del Comune, Mariarosa Turchi.

Romeo, invece, da funzionario nel dipartimento Partecipate del Campidoglio era passato alla guida della segreteria della prima cittadina. Il suo stipendio era schizzato da 39mila euro annui a quasi 120mila euro. Dopo l’intervento dell’Anac, il salario era stato ridimensionato a 93mila euro. Sul punto, la Raggi era stata sentita dai pm il 2 febbraio. Nel corso dell’interrogatorio i magistrati le avevano comunicato che Romeo le aveva intestato alcune polizze vita. Una circostanza che però non si è tradotta in contestazioni penali. Dopo la chiusura delle indagini, sia la sindaca che Romeo hanno depositato una memoria difensiva e hanno chiarito la propria posizione.

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