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Assistenza psichiatrica a macchia di leopardo: dagli 11 “punti di forza” del Friuli a zero in Piemonte

imagesSV6LLL00La Toscana ha più del doppio della media nazionale di strutture territoriali psichiatriche (pubbliche e private): 5,4 ogni 100mila abitanti contro la media di 2,2. La Basilicata ne ha poco più di un terzo: 0,8 ogni 100mila abitanti. In Italia ci sono (sempre valori medi) 10,5 posti letto di degenza ordinaria in psichiatria ogni 100mila abitanti, ma in Veneto si arriva a 21,7, mentre in Friuli Venezia Giulia si scende a 3,5. E per quanto riguarda il personale, i valori vanno dai 20,6 operatori ogni 100mila abitanti del Molise ai 109,3 della Valle d’Aosta.

L’analisi è della Società italiana di epidemiologia psichiatrica (Siep) che nel suo quaderno “La salute mentale in Italia. Analisi delle strutture e delle attività dei Dipartimenti di salute mentale”, ha sistematizzato le informazioni disponibili grazie al Rapporto salute mentale (RSM) del ministero della Salute e secondo due principi: prendendo in considerazione – per ciascun indicatore – le variazioni nelle diverse Regioni, e rappresentando – per ciascuna Regione – il “posizionamento” dei singoli indicatori, assumendo in tutti i casi come riferimento il valore medio nazionale. Secondo il RSM in Italia vi sono 183 Dipartimenti di salute mentale (DSM). La rete dei servizi, costituita da Centri di salute mentale, centri diurni e strutture residenziali, conta 3.791 strutture: 1.114 servizi territoriali (2,2 / 100.000 ab.), 1.839 servizi residenziali (3,6 / 100.000 ab.) e 838 servizi semiresidenziali (1,6 / 100.000 abitanti). Complessivamente sono disponibili 5.330 posti letto di degenza ordinaria (10,5 / 100.000 ab.), di cui 76,1% pubblici e 23,9% privati. Più della metà delle Regioni (12 su 21) hanno esclusivamente posti letto pubblici. La dotazione complessiva di personale dipendente risulta di 29.260 (57,7 / 100.000 abitanti) unità.Il costo complessivo dell’assistenza psichiatrica è stato di 3.739.512.000 euro (il 94,0% del costo è relativo alla spesa territoriale), con un costo medio annuo per residente di 73,8 euro, ma Trento spende l’80,9% in più, mentre la Basilicata il 38,1% in meno. All’assistenza psichiatrica è assegnato il 3,5% della spesa sanitaria complessiva.
L’utenza trattata dai servizi di salute mentale nel 2015 è stata di 777.035 soggetti, con un tasso pari a 1.593,8/100.000 abitanti), mentre l’utenza al primo contatto è stata di 369.569 soggetti (il 47,6% dei trattati, 728,9/100.000 abitanti). Ma i valori variano da un minimo di 1.077,3 utenti trattati / 100.000 abitanti In Basilicata a un massimo di 2.058,2 in Emilia-Romagna. A livello nazionale, l’1,5% della popolazione generale adulta e in contatto con i DSM.

Sono stati trattati 150.287 soggetti (308,3/100.000 ab.) con diagnosi di «Schizofrenia altre psicosi funzionali», di cui 30.932 al primo contatto (61,0 / 100.000 abitanti). Le prestazioni erogate sono state 10.199.531 (13,5 per utente). Il numero medio varia da un minimo di 4,1 per il Veneto a un massimo di 39,0 per il Friuli Venezia Giulia.

Sono state registrate 110.875 dimissioni in regime ordinario da reparti di psichiatria (218,7/100.000 abitanti) con una degenza media di 12,6 giorni e 162.281 dimissioni con diagnosi principale psichiatrica da tutti i reparti ospedalieri (320,1 / 100.000 ab.) con una degenza media di 14,4 giorni.
I valori variano da un minimo di 63,4/100.000 abitanti in Friuli Venezia Giulia a un massimo di 401,9 nella PA di Bolzano.

Le riammissioni non programmate entro 30 giorni nei reparti di psichiatria sono state 16.363, pari al 17,1% delle dimissioni. I pazienti che hanno ricevuto una visita psichiatrica entro 14 giorni dalla dimissione (da una qualsiasi struttura ospedaliera o residenziale) sono il 40,4% del totale. Ma la percentuale di riammissioni non programmate entro 30 giorni dalla dimissione varia da un minimo di 8,6% in Friuli-Venezia Giulia ad un massimo di 25,5% in Liguria.

Il numero di Trattamenti sanitari obbligatori (TSO) è stato 8.777 (17,3/100.000 ab.). Il numero di accessi al PS per patologie psichiatriche ammonta a 585.087 (1.154,6/100.000 ab.), ma i valori variano da un minimo di 108,5 accessi in PS/100.000 ab. in Molise a un massimo di 1.975,7 in Lombardia.
Il TSO e generalmente utilizzato come indicatore indiretto della scarsa efficacia dei programmi preventivi, terapeutici e riabilitativi realizzati dai DSM, spiega la Siep. E i valori variano da un minimo di 2,2 TSO/100.000 ab. nella PA di Bolzano a un massimo di 30,8 in Sicilia. Il più alto tasso di TSO/100.000 abitanti e stato registrato in Sicilia, con una variazione del +77,7% del valore nazionale. Valori superiori al 50% del valore medio di riferimento sono registrati in Valle D’Aosta (+72,7%) e in Emilia-Romagna (+52,4%). Un tasso di TSO/100.000 ab. inferiore al 50% del valore medio nazionale si rileva nella PA di Bolzano (-87,5%), in Friuli-Venezia Giulia (-75,1%) e in Basilicata (-58,4%).

Nel 2015 sono state conteggiate 29.733 persone in cura presso strutture residenziali e 28.809 presso strutture semiresidenziali (rispettivamente 61,0 e 59,1 / 100.000 ab.). La durata media del trattamento residenziale è stata di 756,4 giorni. Sono stati in trattamento con antidepressivi 127,6/1.000 abitanti, con antipsicotici 23,3/1.000 abitanti e con litio 1,9/1.000 abitanti.

L’analisi della Siep mette in evidenza i punti di forza e di debolezza dei sistemi di cura per la salute mentale di ciascuna Regione individuando le criticità che dovranno essere affrontate e presenta alcuni limiti che la Società segnala.

Ad esempio il caso del Friuli Venezia Giulia: il tasso di incidenza risulta maggiore del tasso di prevalenza (rispettivamente 1.202 e 1.1605 ogni 100.000 abitanti); oppure i dati del personale dipendente, che andrebbero rivisti utilizzando misure standard (tempo pieno equivalente) che diano conto della capacità assistenziale, superando alcune discrepanze come il numero di psichiatri che supera quello dei medici, mentre dovrebbe esserne un sottoinsieme in Liguria (174 medici di cui 185 psichiatri), Emilia Romagna (468 medici di cui 490 psichiatri), Umbria (39 di cui 58), Sardegna (128 di cui 207); o ancora i dati sulle giornate di degenza annuali nelle strutture residenziali che, se rapportate alle presenze annuali, superano le 365; sempre in merito alla residenzialità appare singolare la scelta di segnalare il numero di strutture e non il numero di posti letto offerti da queste stesse strutture.
Anche la stima dei costi delle degenze ospedaliere secondo i DRG presenta numerose criticità secondo l’analisi, essendo nota la variabilità dei costi reali a seconda degli stabilimenti ospedalieri dove i reparti SPDC sono collocati e non essendo stata applicata la normativa nazionale ai reparti per acuti dell’ospedalità privata.

Alcuni valori estremi rispetto a quelli nazionali, secondo la Siep avrebbero dovuto essere verificati anche prima del Rapporto: ad esempio la Regione Marche presenta un numero di TSO per il 2015 pari a 741, che rapportato alla popolazione adulta residente genera un tasso di 56,8/100.000 ab., evidentemente fuori scala; una successiva verifica effettuata da Siep presso la Regione ha consentito di chiarire che il dato reale è di 253 (con un tasso di 19,4/100.000 ab.); la reale variazione % sul valore di riferimento nazionale è dunque pari a +12,0% (e non al 228,1%).

Ma nonostante questo, i dati offerti sono così ampi e dettagliati che la Siep ha deciso comunque di condurre un’analisi attenta e specifica “per porre realmente al centro dell’attenzione le best performances e le condizioni per cui queste possano realizzarsi con la maggiore ampiezza possibile”.
Infine, il quaderno Siep presenta i dati relativi a ogni Regione e tutti gli indicatori sono presentati come variazione percentuale tra il valore di riferimento nazionale e il valore che l’indicatore ha nella specifica Regione, evidenziando anche i punti di forza e di debolezza di ogni Regione.

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