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Oms, entro il 2050 una persona su cinque sarà over 60

Antonio Fiasconaro

Entro il 2050 nel mondo una persona ogni 5 avrà 60 anni o più. E’ quanto emerge dalle stime dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2015, secondo cui la popolazione anziana raddoppierà passando dai 900 milioni di individui a quasi 2 miliardi, e supererà il numero dei bambini di età inferiore dei 5 anni entro il 2020. Il 21,4% dei cittadini italiani ha oltre i 65 anni, rendendo l’Italia il secondo Paese al mondo per longevità dopo il Giappone. Il tema dell’invecchiamento della popolazione e delle politiche a tutela delle persone anziane sarà discusso il prossimo 4 novembre a Milano a corollario del prossimo incontro dei ministri della Salute dei paesi del G7. L’Italia è, quindi, seconda solo al Giappone grazie ad alcuni dei fattori che hanno contribuito a raggiungere un’alta qualità della vita, dall’accessibilità universale delle cure, all’alto livello del sistema sanitario tra cui anche i risultati raggiunti nella salute materno-infantile. Il nostro paese è medaglia d’oro d’Europa seguita da Germania e Portogallo. Ma nei prossimi 20 anni circa anche Cile, Cina, Iran e Russia avranno una proporzione simile di popolazione anziana come quella del Giappone, il paese con il più alto tasso di popolazione anziana nel mondo. Secondo le stime dell’Oms, in tutto il mondo 349 milioni di persone sono considerate dipendenti da cure, tra queste il 29%, circa 101 milioni, sono persone di 60 anni e oltre. Dipendenza che si crea quando l’abilità funzionale è scesa a un punto in cui l’individuo non è più in grado senza l’assistenza di intraprendere i compiti quotidiani.

«Nella maggior parte delle cure sanitarie i professionisti mancano di orientamento o di formazione per riconoscere e gestire i disturbi dell’età avanzata – continua Flavia Bustreo – Sulla base della convinzione che non esiste un trattamento disponibile per i loro problemi, le persone anziane potrebbero non avere accesso a servizi o assistenza sanitaria primaria. C’è una necessità urgente sviluppare approcci basati sulla prevenzione per l’intera comunità».

«L’aumento della popolazione anziana sarà una delle principali sfide globali del futuro. In Italia si vive più a lungo, un modello per i paesi in via di sviluppo», ha commentato Flavia Bustreo, vice direttore generale dell’Oms per la Salute della famiglia, delle donne e dei bambini.

«Negli ultimi 50 anni lo sviluppo socioeconomico della maggior parte dei paesi è stato accompagnato da una notevole riduzione della fertilità e dagli incrementi dell’aspettativa di vita – ha aggiunto Bustreo -. Questo fenomeno ha portato a rapidi cambiamenti nella demografia delle popolazioni di tutto il mondo, favorendo l’aumento di persone anziane in un periodo relativamente breve. Dobbiamo apprezzare l’importanza dell’invecchiamento, ma è necessario garantire che questi anni in più siano vissuti in salute. Il raggiungimento di questo obiettivo non sarà solo un bene per le persone anziane, ma sarà un bene per la società nel suo complesso».

Sempre il vice direttore generale dell’Oms ha poi evidenziato che «un sistema sanitario tra i più evoluti a livello globale, insieme ad uno stile di vita famoso in tutto il mondo e ad un modello alimentare sano basato sulla dieta Mediterranea, rendono l’Italia uno dei paesi in cui l’aspettativa di vita è tra i più alti. Il nostro Paese può rappresentare un modello per tutti gli altri che nei prossimi anni dovranno affrontare il tema dell’invecchiamento della propria popolazione attraverso politiche mirate di assistenza sociale e sanitaria», commenta il vice direttore generale. Secondo le stime dell’Oms, a livello globale la popolazione aumenta a ritmi sempre più veloci: oggi, per la prima volta nella storia, la maggior parte delle persone raggiungono e superano i 60 anni, mentre 125 milioni di persone nel mondo raggiungono gli 80. Il tasso di cambiamento più veloce sta avvenendo nei paesi a basso e medio reddito. Nella regione Sub-sahariana, che ha la più giovane struttura della popolazione al mondo, il numero di persone oltre i 60 anni di età dovrebbe aumentare di oltre tre volte, da 46 milioni nel 2015 a 147 milioni nel 2050».

Ancora secondo le stime dell’Oms, in tutto il mondo 349 milioni di persone sono considerate dipendenti da cure, tra queste il 29%, circa 101 milioni, sono persone di 60 anni e oltre. La dipendenza da cure si crea quando l’abilità funzionale è scesa a un punto in cui l’individuo non è più in grado senza l’assistenza di intraprendere i compiti fondamentali necessari per la vita quotidiana.

Negli adulti più anziani ci sono maggiori probabilità del verificarsi di condizioni croniche e spesso multiple contemporaneamente. Tuttavia, i sistemi sanitari di oggi si concentrano generalmente sulla rilevazione e il trattamento delle sole malattie acute mentre molto spesso i comuni disturbi in età avanzata quali le difficoltà nell’udire, vedere, ricordare, camminare o svolgere attività quotidiane o sociali, sono spesso trascurati dall’assistenza sanitaria. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la malnutrizione (spesso associata anche alla diminuzione della funzione cognitiva, alla diminuzione della capacità di prendersi cura di sé e di un rischio più elevato di diventare dipendente dalle cure) rappresenta un grave problema che colpisce il 22% degli adulti più anziani. Sono invece 46,8 milioni gli anziani che vivono affetti da demenza. Questo numero dovrebbe raddoppiare ogni 20 anni, raggiungendo 74,7 milioni nel 2030. Inoltre, le persone anziane hanno spesso una significativa sintomatologia depressiva senza soddisfare i criteri diagnostici per un disturbo depressivo. Questa condizione viene spesso indicata come depressione latente e colpisce quasi 1 anziano su 10. La depressione latente ha anche un impatto importante sulla qualità della vita degli anziani ed è un fattore di rischio importante per un disturbo depressivo.

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