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E’ vero che la Regione abbandona i bambini dislessici?

E’ vero che la Regione abbandona i bambini dislessici? Lo scrive l’autorevole quotidiano on line Affari italiani sottolineando come centinaia di famiglie
con bambini dislessici, discalculici, disgrafici vengano costrette a code infinite per una semplice diagnosi Esiste in realtà una legge che le tuteli esiste,la 170 del 2010, ma nel Lazio le tempistiche previste dalla norma non vengono rispettate, lasciando i bambini in un limbo per mesi. Affari Italiani cita il caso di una bambina di sei anni che ha dovuto attendere un anno e mezzo solo per avere tra le mani un foglio dell’Asl che attestasse un disturbo dell’apprendimento. Diciotto mesi per una diagnosi. L’iter burocratico si è poi protratto ulteriormente finché la famiglia non si è sentita dire che la bambina frequentava già la quinta elementare ed era tardi per offrirle un sostegno scolastico. I vertici della Pisana si barricano dietro a presunte carenze di personale, e ovviamente l discorso non è sostenibile.

A sette anni dall’approvazione della legge n.170, che raccomandava alle regioni di garantire una “diagnosi precoce” dei Dsa allo scopo di offrire ai bambini “il diritto all’istruzione” ed “eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale”, il servizio dimostrerebbe come tali disposizioni sarebbero del tutto inapplicate.

Per gli psicologi, tra inefficienze delle strutture sanitarie, inerzia della politica e disagio delle famiglie, a pagare il prezzo più alto sono i bambini. “Il Lazio è rimasta una delle due Regioni a non avere recepito la legge 170/2010, come previsto dalla stessa legge e dall’Accordo Stato-Regioni del 25/07/2012- dichiara Nicola Piccinini, Presidente dell’Ordine Psicologi Lazio -. Chiediamo all’amministrazione di rimediare il prima possibile a questa gravissima mancanza. Se nessuno è in grado di garantire la presa in carico di questi bambini, il loro disturbo può diventare ancora più severo, pregiudicandone seriamente la salute psicologica e l’inserimento sociale”.

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