| categoria: Il Commento

L’EUROPA SOGNATA DA EMMANUEL MACRON

di Maurizio Del Maschio

Gli eventi degli ultimi giorni hanno fatto passare in secondo piano il discorso tenuto dal Presidente francese Emmanuel Macron alla Sorbona circa due settimane fa. I media ne hanno sottolineato il cambio di passo rispetto al suo predecessore, presentandolo come il paladino di una nuova Europa. In realtà non è così. Macron è cresciuto all’ombra della grande finanza (Banca Rothschild) e delle grandi multinazionali (Nestlé, Pfitzer) e non è certo il tipo che sputa sul piatto dove ha mangiato. Egli non si sarebbe fatto influenzare dai risultati delle elezioni tedesche e dal relativo indebolimento di Angela Merkel e, davanti agli studenti a dispetto delle contestazioni esterne, ha pronunciato un discorso sull’Europa apparentemente ambizioso.
Dopo un lungo preambolo, ha sciorinato delle proposte sulla zona euro che certamente non piaceranno molto ai liberali tedeschi, probabili futuri alleati della Cancelliera Angela Merkel nel prossimo governo della Germania. “Per una vera convergenza abbiamo bisogno di un bilancio al cuore dell’euro. E di un ministro dell’eurozona e di un suo controllo democratico… Che non vengano a dire a noi Francesi che non facciamo gli sforzi necessari e che abbiamo bisogno di quel budget della zona euro per risolvere i nostri problemi: in pochi mesi stiamo portando avanti una serie di riforme, a cominciare dal mercato del lavoro”. Ma le riforme che sta portando avanti sono in linea con un’idea dell’Europa molto vicina quella tradizionale dei poteri forti.
Con il suo solenne discorso durato un’ora e mezza, ha inteso rilanciare l’Europa a più velocità, formula che piace anche al nostro attuale Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silveri. A due giorni dal vuoto determinato dalle elezioni a Berlino, nel bel mezzo delle difficoltà di Angela Merkel a trovare una maggioranza per governare, il Presidente francese ha preso la scena per rilanciare l’idea di un’Europa più unita ma possibilmente emancipata dal vincolo dell’unanimità che lega il Consiglio. “Chi non vuole non deve poter frenare” le riforme, ha affermato parlando nell’anfiteatro della prestigiosa università francese, sullo sfondo delle bandiere dell’Unione, di quella francese e di tutte le altre bandiere degli Stati che la compongono.
“Abbiamo lasciato che l’UE diventasse una democrazia impotente”, ha affermato esordendo. Le forze anti-europee sono cresciute “perché abbiamo dimenticato che Bruxelles siamo noi. Ma non lascerò niente a chi predica odio e divisione”. Noi chi? Gli Stati o i popoli?
Macron propone di arrivare, in dieci anni, a costituire una forza militare comune europea cominciando fin da ora ad “accogliere nei nostri eserciti nazionali militari volontari provenienti da altri Paesi europei”. Vuole creare una Procura europea contro la criminalità e il terrorismo, una Forza di protezione civile europea per rispondere alle catastrofi naturali come incendi, uragani, terremoti, inondazioni. Egli ha parlato di immigrazione come di una “sfida che durerà molto tempo, nata da disuguaglianze e globalizzazione”. Perciò, propone che “sia creato un vero ufficio europeo di asilo, con dati biometrici protetti”, che affretti le procedure di accoglienza per chi ha diritto alla protezione e rimpatri solleciti per chi non ce l’ha. Oggi, nello sforzo di proporsi come leader unificatore dell’UE, il Presidente francese spiega che “finché non aiuteremo i nostri partner a gestire le frontiere e organizzare insieme il ritorno dei migranti che non hanno diritto di asilo, mancheremo di efficacia e umanità”. Si è altresì dichiarato a favore di una gestione rigorosa delle frontiere: “Dobbiamo farlo senza lasciare il fardello a qualcun altro che sia Paese di arrivo e accoglienza finale. In Francia ho dato vita a un vasto lavoro di riforma per aumentare i ricollocamenti dei migranti, ispirandoci al modello tedesco”.
A differenza della Merkel, ora alle prese con difficili trattative, Macron si è già insediato stabilmente al governo dopo aver vinto le elezioni. Può osare sull’immigrazione, pur senza sbilanciarsi nell’accoglienza. Lo fa sulla base di “tassa sulle transazioni finanziarie”, che esiste solo in Gran Bretagna e in Francia, proponendola per tutta l’Unione in modo da finanziare così gli aiuti per lo sviluppo dell’Africa.
Egli propone pure un unico Ministro delle Finanze il prima possibile, in una zona euro forte, efficace e solidale, un’Unità europea in materia di agricoltura ma con flessibilità per le specificità di ogni Paese, un’Agenzia europea del digitale e una “tassa sul carbone alle frontiere”. Sollecita il varo di un progetto di convergenza fiscale e sociale, la creazione di liste transnazionali per le prossime elezioni europee del 2019 e, infine, propone le Olimpiadi 2024 in Francia come “momento straordinario per far vivere l’ideale europeo”, con “l’Inno alla gioia e la bandiera europea accanto a quelle nazionali”.
Quella di Macron è un’agenda piena di idee, tante a tal punto da risultare, per qualche verso, troppo ambiziose, da portare avanti con chi ci sta. Questa, a suo modo di vedere, è la chiave per avviare un processo di riforma dell’UE a nuclei diversi, visto l’immobilismo dell’Unione a 28. “Il mondo ci propone sfide che si vincono solo con un’Europa più forte: economia, lavoro, ambiente, immigrazione. Non esistono soluzioni locali a problemi transnazionali”. Peraltro, le sue proposte appaiono come “francocentriche”, come un tentativo di prendere il posto della Germania nella guida dell’Unione, approfittando dell’attuale momento di debolezza della politica tedesca a seguito delle recenti elezioni.
Le proposte di Macron, apparentemente di rottura e di riforma dell’Unione Europea, in realtà non incidono sul fondamento istituzionale dell’Unione, sui suoi principi che ne hanno fatto un mostro burocratico degno dell’Unione Sovietica.

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