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Tim, il governo autorizza la Golden power per Vivendì

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Sussistenza di una minaccia di grave pregiudizio per gli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale, anche alla luce dell’influenza di Vivendi S.A. sulla società Tim spa in ragione della entità della partecipazione detenuta», quel 24% che rende il gruppo francese controllante di fatto di Tim. Sono queste le considerazioni alla base dell’esercizio dei poteri di «golden power» da parte del governo Gentiloni, decise ieri dal Consiglio dei ministri con un decreto della presidenza del Consiglio.

Non si tratta di azioni che incidono sulla proprietà — che rimane in capo a Tim — dei settori più sensibili come la rete internazionale di Sparkle o il software di criptazione di Telsy, usato da forze armate e servizi segreti; il gruppo è invece chiamato a rispettare specifiche prescrizioni in ambito di governance e organizzazione, alcune delle quali — ha precisato ieri sera Tim — «già implementate dalla società». In particolare, circa la governance, dovrà «garantire» l’inserimento nei board di Tim, Sparkle e Telsy di un componente «munito di legale rappresentanza» che sia di «esclusiva cittadinanza italiana», che possegga il nulla osta di sicurezza personale («Nos») e abbia «delega alle funzioni relative alle attività aziendali rilevanti per la sicurezza nazionale». Per la nomina del soggetto servirà «l’assenso» del governo.

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Le società dovranno dotarsi di una «organizzazione di sicurezza» con proprio personale, risorse umane e finanziarie e piena autonomia, con un direttore «scelto da una terna di nominativi proposti» dal Dis, l’organismo di coordinamento dei servizi segreti. Ci sarà anche un comitato di cinque funzionari ministeriali a Palazzo Chigi che monitorerà il rispetto delle prescrizioni, la cui violazione potrà portare anche a multe pari a non meno dell’1% del fatturato annuo. Per ogni attività di cessione o di riduzione, anche temporanea, delle capacità tecnologiche o operative nelle attività strategiche (e a maggior ragione delle stesse Sparkle e Telsy) dovrà essere data informativa preventiva al governo che quindi potrà opporsi esercitando il veto. Non potranno essere portate all’estero le funzioni di gestione e sicurezza delle reti nonché i loro servizi, in particolare quelli usati dai corpi dello Stato, forze armate e polizia. I dirigenti di queste attività potranno avere la sola cittadinanza italiana ed essere nominati con l’assenso del governo: in sostanza sono tagliati fuori il presidente di Tim, il francese Arnaud de Puyfontaine (che è anche ceo di Vivendi), e il neo-amministratore delegato di Tim, l’israeliano Amos Genish. Il consigliere dovrebbe essere l’attuale vicepresidente di Tim, Giuseppe Recchi, che ha il Nos. Il gruppo ha 90 giorni per adeguarsi e ogni sei mesi dovrà inviare una relazione al governo.

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È questa la traduzione giuridica della linea del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che venerdì incontra per la prima volta Genish: una golden power «equa ed equilibrata, non punitiva», senza immaginare lo scorporo della proprietà di Sparkle da Tim. Intanto è in corso l’istruttoria per la mancata notifica da parte di Vivendi dell’acquisizione del controllo di fatto di Tim. Vivendi ha effettuato la notifica solo il 28 settembre scorso ma ritiene che «nessuna notifica fosse dovuta e che continuerà a far valere le proprie argomentazioni nelle sedi competenti».

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