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Che succede al Fatebenefratelli? Ancora un caso di tubercolosi

3312422_1837_fatebene_jpg_pagespeed_ce_FuW1Fap9KIUn altro caso di tubercolosi ( tbc) all’ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, a Roma, dopo i cinque dei mesi scorsi riguardanti sanitari della struttura. Stavolta é una studentessa di Scienze infermieristiche dell’Università di Tor Vergata di 21 anni, che svolge il tirocinio al pronto soccorso, secondo quanto si apprende. Diversi studenti si erano sottoposti a un prelievo per il Quantiferon Test, in quanto impegnati in un reparto dove si erano già registrati dei casi; in seguito la ragazza ha fatto una radiografia e la certezza della diagnosi di tbc é arrivata con la tac. È stata subito mandata all’ospedale Spallanzani, specializzato in malattie infettive, si precisa, seguendo il protocollo della Regione Lazio.
Fonti dell’ospedale rassicurano che il caso é l’esito di screening effettuati frequentemente e che hanno portato a scoprire sei casi in quattro mesi – compreso quest’ultimo – su 1.200 dipendenti. Uno solo di questi é evoluto in malattia. Una parte del personale é preoccupata, ma «il 95% delle persone positive al Quantiferon test non sviluppa la tbc», dice lo pneumologo del Fatebenefratelli Giovanni Battista Capoccetta. Respinta seccamente qualsiasi ipotesi di epidemia all’interno della struttura. La studentessa non presenta sintomi della tubercolosi e non é contagiosa, fanno sapere dal Fatebenefratelli.

La giovane era impegnata nella pratica sul campo in un reparto di prima linea, così come i sanitari dei cinque casi precedenti. Si tratta in particolare dei reparti Pronto soccorso e Breve osservazione, dove arrivano pazienti di ogni genere e provenienza. Uno solo é evoluto in Tbc, un altro in polmonite, gli altri tre sono ancora sotto osservazione. Analisi su tutti i dipendenti vengono svolte periodicamente: ogni sei mesi per tutti i reparti, ogni anno in Neurologia, spiega un medico.

I cinque dipendenti contagiati dal virus della Tbc nei mesi scorsi sono stati subito sospesi dal servizio secondo i protocolli di trattamento che prevedono il coinvolgimento di altre strutture sanitarie, lo Spallanzani in primis. Così é stato anche per l’allieva infermiera 21/enne. I controlli vengono effettuati con frequenza crescente a seconda del grado di esposizione a un possibile rischio da parte dell’operatore, viene spiegato. Respinta l’accusa che la ragazza non sia stata sottoposta subito alla Tac, ma solo 3 giorni dopo la radiografia, come riferito da alcuni dipendenti. «La procedura – dice Capoccetta – si fa tutta entro le 24 ore».

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