| categoria: Dall'interno

Scoperta nel Siracusano fossili di Caperea marginata, la più enigmatica delle balene franca pigmea

Antonio Fiasconaro

Scoperto nel Siracusano un fossile di Caperea marginata, considerata dagli studiosi come la più enigmatica delle balene. Il ritrovamento è assai sorprendente, quanto potrebbe essere la scoperta di canguri in Svezia o di orsi polari in Antartide.

L’identificazione in Sicilia e Giappone di due fossili di balena franca pigmea, gli unici mai rinvenuti in tutto l’emisfero settentrionale, è considerata una scoperta assolutamente singolare.

Ma una ricerca condotta su di un cranio fossilizzato trovato a Okinawa in Giappone dopo la seconda guerra mondiale, conservato presso lo Smithsonian Institution di Washington, nonché su di un osso fossilizzato straordinariamente caratteristico dell’orecchio (bulla) scoperto nei pressi di Siracusa in Sicilia, dal paleontologo Agatino Reitano ed oggi conservato al Museo di Storia Naturale di Comiso,ha evidenziato importanti informazioni riguardo la passata distribuzione geografica della Caperea marginata.

Lo studio dei reperti, pubblicato su “Current Biology” da un team internazionale di ricerca, dimostra che 1,8 milioni di anni fa, nel Pleistocene, questo cetaceo tipico dell’emisfero meridionale si è spostato a nord dell’equatore, probabilmente ingannato dai cambiamenti climatici.

Con una lunghezza massima di 6,5 metri, la balena franca pigmea (Caperea marginata) è una delle più piccole e misteriose balene attuali: vive solo nelle acque più fredde e meridionali di Australia, America, Africa e Nuova Zelanda e, almeno fino ad oggi, si pensava che fosse stato così anche in passato.

A Provare il contrario è stata l’analisi di un cranio fossilizzato, trovato a Okinawa e conservato allo Smithsonian Institution di Washington, nonché di un osso fossilizzato dell’orecchio, scoperto vicino a Siracusa dal paleontologo Agatino Reitano e oggi conservato al Museo di Comiso.

L’età del fossile siciliano racconta un momento cruciale della storia geologica del Mediterraneo che coincide con l’ingresso in questo bacino semichiuso di alcune specie di invertebrati nord-atlantici, testimoni di una fase di forte inasprimento climatico.

Questa scoperta fa riflettere come le acque calde e tropicali dell’equatore agiscano da barriera invisibile che impediscono la migrazione dei mammiferi marini, creando quei presupposti di isolamento biogeografico favorevoli allo sviluppo di condizioni alla differenziazione di nuove specie o drammaticamente anche all’estinzione.

La ricerca, a cui ha contribuito anche l’Università di Pisa e l’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Igg-Cnr), ha dimostrato che «durante la glaciazione del Pleistocene inferiore questa balena si è spostata a nord seguendo risorse di cibo abbondanti e che in seguito – ha spiegato il paleontologo Gianni Insacco del Museo di Comiso, tra gli autori dello studio – non è riuscita a sopravvivere alle oscillazioni climatiche più calde del Quaternario. La scoperta – ha concluso l’esperto – fa capire come le acque calde e tropicali dell’equatore agiscano da barriera invisibile, impedendo la migrazione dei mammiferi marini e creando quei presupposti di isolamento biogeografico favorevoli allo sviluppo di condizioni alla differenziazione di nuove specie o, drammaticamente, anche all’estinzione».

Ti potrebbero interessare anche:

Venezia, inquinamento da tangenziale: malattie cardiovascolari a +12%
Corruzione in atti giudiziari, 7 arresti a Roma. C'è anche un giudice del Tar
Morto dopo Tso: spunta audio del 118, "in manette a testa in giu'"
Blitz dei Ros, stroncato traffico d'armi dai Balcani
CASO CUCCHI/ Cassazione, appello-bis per cinque medici. Assolti gli agenti
Mps: morte Rossi, disposta riesumazione



wordpress stat