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Parco Archeologico di via Latina, riapre da novembre la Tomba Barberini

Antonio Fiasconaro

Dopo due anni di lavoro e con un budget complessivo di 250mila euro, ritorna visitabile il primo dei sepolcri che costeggiano quello che resta della via Latina, una delle più antiche strade romane di cui sono ancora visiboli i basoli in selce.

A partire dal prossimo novembre i romani, ma soprattutto i turisti, avranno la possibilità, attraverso visite guidate, ammirare il Sepolcro dei Corneli, meglio conosciuto come Tomba Barberini. Il Parco archeologico dell’Appia Antica amplia così l’offerta di visita: al percorso, già con visite guidate alle tombe dei Valerii e dei Pancrazi, si aggiunge adesso il sepolcro Barberini. Con un importo complessivo di 250.000 euro, nell’arco di due anni è stato possibile mettere in sicurezza la costruzione, renderla accessibile realizzando il livello del pavimento a piano terra crollato nel tempo, la scala per accedere al piano superiore e realizzare l’impianto di illuminazione. La soluzione scelta per la ricostruzione dei solai sono i grigliati di metallo, così da poter apprezzare il volume interno del monumento nella sua totalità.

Il monumento, risalente alla seconda metà del II sec. d.C., si presenta come un edificio in laterizio su due piani con camera funeraria sotterranea. Al suo interno sono stati scoperti affreschi su fondo rosso con figurine alate ed eroti, volute vegetali, animali, figure mitologiche. È l’unico degli edifici che costeggiano la strada ad essersi mantenuto in alzato e nella sua forma originaria perché sempre utilizzato, nel corso dei secoli, come ricovero, per attività agricole e di pastorizia, fino all’800. Il sepolcro deve il suo nome alla famiglia Barberini, ultima proprietaria del terreno corrispondente all’area del Parco.

«Il monumento è ben conservato ha detto Francesca Montella, l’archeologa responsabile del progetto – in quanto nei secoli è sempre stato utilizzato come ricovero, per attività agricole e di pastorizia, fino all’800. Entro il 2018 saranno visitabili anche il piano ipogeo e la camera funeraria».

Il sepolcro dei Corneli è un monumento funerario a tempietto, composto da due piani sopra la superficie e da una camera funeraria sotterranea. I piani superiori sono destinati allo svolgimento delle cerimonie funebri. La volta del primo piano viene distrutta nel XVIII secolo quando la struttura è trasformata in un fienile. È invece ancora visibile l’intonaco della volta al secondo piano e parte del pavimento a mosaico. L’ingresso alla tomba è collocato nel lato opposto alla strada. La camera sepolcrale è circondata da strutture a corridoio per le sepolture. Il sepolcro dei Corneli è decorato con pavimento a mosaico, dipinti e affreschi sulle volte. Sul sarcofago rinvenuto nel sepolcro (sarcofago Barberini) è raffigurato il mito di Protesilao e Laudomia.

La parete esterna della tomba che dà verso via Latina presenta, nel piano superiore, tracce di una impostazione ad arco: probabilmente era collocata la statua del defunto. Più in basso, al primo livello, l’impronta della targa che riportava il titulus maior con il nome della famiglia dei Corneli.

Con il finanziamento di 250mila euro è in corso anche l’allestimento del piano ipogeo, di prossima apertura, dove sono già state messe in sicurezza le volte, le pareti e restaurato in parte il pavimento in mosaico. A questo investimento si aggiunge la realizzazione di un impianto di illuminazione lungo la via che, una volta completato, consentirà di dare avvio a progetti di valorizzazione attraverso l’organizzazione di eventi culturali serali per una fruizione diversificata dell’area archeologica. Lo studio degli affreschi e stucchi della volta ha consentito di ipotizzare la ricostruzione dell’intero apparato decorativo degli ambienti destinati ai riti funebri.

Nel Settecento, nella camera sepolcrale è stato ritrovato il sarcofago Barberini, conservato oggi ai Musei Vaticani. Racconta il mito di Protesilào, ucciso nella guerra di Troia, e della moglie Laodamìa a simboleggiare la fedeltà coniugale. Proseguendo lungo la via Latina, si visita il Sepolcro dei Valerii, ricostruito negli alzati tra il 1859-61 per proteggere la camera sepolcrale sotterranea riccamente decorata. Il monumento, databile tra il 160 e il 170 d.C., era interamente rivestito di lastre di marmo bianco.

All’interno, la prima camera sepolcrale è decorata con affreschi lungo le volte e nelle lunette degli archetti del basamento. La seconda conserva la complessa e raffinata decorazione ad affresco e stucco delle volte e al centro della sala un grande sarcofago in marmo greco. Nell’area alle spalle del sepolcro sono solo parzialmente visibili i resti di una grande villa realizzata alla fine del I secolo d.C. e abitata sino agli inizi del V secolo quando Demetriade, discendente della famiglia degli Anicii, fece erigere una basilica dedicata a S. Stefano Protomartire, meta di pellegrinaggi ancora sino al XIII secolo, i cui resti sono in parte emergenti.

Il parco delle Tombe di Via Latina è uno dei complessi funerari di maggior rilievo del suburbio di Roma, che conserva ancora sostanzialmente intatto l’aspetto tradizionale dell’antica campagna romana. Nel sito si conservano un tratto dell’antica Via Latina, che partiva da Porta Capena e raggiungeva Capua, con numerosi monumenti funebri e testimonianze storiche dall’età repubblicana all’alto medioevo. La scoperta e gli scavi dell’area sono stati eseguiti tra il 1857 ed il 1858 da Lorenzo Fortunati, un insegnante con la passione per l’archeologia.

«Questo parco pubblico che conserva circa 500 metri dell’antica via Latina – spiega Rita Paris, direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica – è come un diamante incastonato nella città, paradiso di antichità inaspettate. Adesso, dopo il restauro e l’allestimento della Tomba Barberini, il nostro sguardo si volge verso la basilica di S. Stefano, testimonianza cristiana tardo antica nel suburbio romano».

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