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Gentiloni e Renzi sul treno del Pd

550x189x3331496_1931_gr_jpg_pagespeed_ic_xEjA1VPsRcSorrisi e abbracci tra il presidente del consiglio Paolo Gentiloni e il segretario del Pd Matteo Renzi, che ha accolto il premier a bordo del treno Direzione Italia, parcheggiato sui binari di Pietrarsa, in provincia di Napoli: «Benvenuto a Paolo sul treno Pd: Gentiloni ha un’esperienza significativa di treni perché nel 2001 l’allora candidato di centrosinistra Francesco Rutelli girò da Trieste a Roma tutta l’Italia in treno. Siete tutti concentrati sul fatto che c’è stato qualche elemento di diversa visione. Gli do il benvenuto con gioia. Il Pd è casa sua».

«Il Pd ha responsabilità di governo, ce lo siamo prese e ce le stiamo prendendo fino a fine legislatura ma è anche perno fondamentale per la prossima legislatura. I valori della sinistra, del cambiamento, del progresso, possono e devono combinarsi con la sfida del governo», ha detto Gentiloni a bordo del treno del Pd, aggiungendo: «La sinistra di governo penso non possa essere considerata una specie in via di estinzione. Il fatto che il Pd discuta di come presentarsi alle elezioni non è scontato nella situazione attuale. Io indosso sempre due giacche ma anche da presidente del Consiglio ritengo positivo che un partito come il Pd discuta, e da dirigente de Pd lo dirò tra poco dal palco», ha concluso Gentiloni, prima di intervenire alla conferenza programmatica dem.

«Siamo l’unico perno possibile di un governo di domani», ha affermato il presidente del consiglio dal palco. «Tra noi», ha detto rivolto alla platea, «direi: spalle larghe, poche chiacchiere, gioco di squadra, discussione aperta sulle nostre idee e soprattutto unità e lo dico alla famiglia degli ultras delle divisioni del PD». E poi, ribadendo il concetto già espresso dallo stesso palco dal ministro dell’Interno Minniti, è tornato sullo ius soli: «Il primo punto di questa discussione sul programma siamo noi, la nostra identità. Abbiamo un lavoro da completare e degli impegni di leggi importanti come quella sulla cittadinanza su cui lavoreremo per creare le condizioni perché possano essere finalmente approvate dal Parlamento». Un percorso che passa anche e soprattutto dalla ripresa economica, riconosciuta anche da Standard & Poors, che potrà contare come punto di riferimento «la guida del presidente Mattarella e il suo orientamento come garante delle istituzioni e dei passaggi che abbiamo di fronte».

Gentiloni ha poi teso la mano a Renzi, mettendo a tacere le polemiche che volevano i due leader divisi: «Proprio adesso che conosciamo le regole del gioco della sfida elettorale, dobbiamo darci con la tua leadership, caro Matteo, l’assetto più forte e più competitivo per vincere. L’assetto il più largo possibile, aperto verso il centro e la sinistra, per vincere e governare. Non possiamo scherzare su questo. Dobbiamo lavorare con forza. Perché un Pd unito e competitivo, ambizioso e credibile, non è solo un valore per il Pd: può far vincere l’Italia». Anche perché «si gioca per vincere e governare», nel pantheon del Pd non c’è De Coubertin».

Da qui alle elezioni, tuttavia, c’è bisogno di una «conclusione ordinata della legislatura, che non è solo un’esigenza del governo ma un dovere verso le famiglie e le imprese, verso quella nostra società che anche grazie alle riforme impostate dal governo Renzi, e che stiamo proseguendo, si sono risollevate dalla crisi più dura dal dopoguerra. Non è un fatto parlamentare e di governo ma un segnale, un impegno che dobbiamo prendere solennemente tutti insieme», ha sottolineato Gentiloni, che ha parlato anche della sua idea di Pd.

Un partito che non ha paura di vincere, ma tenendo la barra dritta sulla base a cui si rivolge: nonostante abbia fatto molto per «combattere la diseguaglianza, gli 80 euro ne sono una prova», non è stato comunque fatto «abbastanza» e bisogna «frequentare di più i perdenti della globalizzazione» e meno i vincenti, ha sottolineato Paolo Gentiloni. «È persino comprensibile», precisa, perché parlare con «chi ce l’ha fatta» può aiutare a offrire opportunità a tutti gli altri. «Ma ricordiamoci dei perdenti della globalizzazione». Fra le priorità in vista delle prossime elezioni, il premier ne fissa due: «Dignità del lavoro e Sud. Dovremmo anche fare di più per caratterizzarci in senso ambientalista», ha aggiunto, ribadendo poi il concetto di sinistra di governo: «A 30 anni dalla caduta del muro essere di sinistra significa non guardare al passato come bene rifugio ma al valore delle eredità, che non sono una coperta di Linus per non affrontare e accettare le sfide. La sinistra deve esere innanzitutto credibile e noi lo siamo».
Credibili e ambiziosi, suscitando «speranza».

L’Italia è un modello di fronte ai sovranisti, ha continuato nel suo intervento il presidente del consiglio: «Attorno a noi, nel Mediterraneo spesso vedo risorgere logiche di nostalgie di imperi, logiche sovraniste per noi inaccettabili. Grazie al lavoro svolto dall’ Italia in favore dei migranti – ha aggiunto Gentiloni – in un mondo di sovranisti si guarda all’ identità italiana. Al Belpaese, come si dice con una definizione forse abusata e retorica». «Ma è vero – ha concluso il premier – l’Italia è il Belpaese».

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