| categoria: sanità

L’INTERVISTA/”Le malattie infettive: l’Italia in Africa e l’Africa in Italia”

Al termine del convegno “Le malattie infettive: l’Italia in Africa e l’Africa in Italia” che si è tenuto il 30 ottobre allo Imni Spallanzani di Roma,  Stefania Pascucci (Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio) intervista  il prof. Giuseppe Ippolito direttore Scientifico dello stesso Istituto. Mezza mattinata il tempo in cui è stato fatto il punto della situazione di quanto investito negli ultimi dieci anni in Africa nell’ambito del sistema sanitario con la collaborazione di organizzazioni internazionali e non.

Testo dell’intervista contenuta nel podcast:

Roma, Spallanzani: Da destra Giuseppe Ippolito (DS), Nahoko Shindo (HEP-WHO), Marta Branca (DG)

Roma, Spallanzani: Da sinistra Giuseppe Ippolito (DS), Nahoko Shindo (HEP-WHO), Marta Branca (DG)

Intervistiamo il Prof. Giuseppe Ippolito, direttore Scientifico dell’Istituto di ricerca, di ricovero e cura delle malattie infettive, Lazzaro Spallanzani. Il convegno sulle malattie infettive: “Le malattie infettive: l’Italia in Africa e l’Africa in Italia, una sintesi di 10 anni di ricerca dell’Istituto delle Malattie Infettive in Africa insieme e grazie all’esperienza di associazioni governative e non che ha permesso oggi di verificare lo “stato dell’arte” e fare il punto sulla ricerca di malattie importanti tra cui l’Hiv, l’Aids, malattie infettive che hanno colpito l’Africa come l’Ebola. Professore, qual è l’argomento che è uscito dal convegno per la ricerca?

Il ritorno di piccoli investimenti, quando coordinati e portati direttamente ai governi, possa essere estremamente superiore ai soldi spesi. Il Ministero degli Esteri che ha investito in questi dieci anni nel programma del supporto alla Tanzania e successivamente alla risposta durante l’epidemia di Ebola ha portato un contributo enorme in termini di organizzazione dei servizi, miglioramento all’accesso alle cure, capacità diagnostiche, infine anche di vite salvate.

Abbiamo sentito da interlocutori eccellenti che il problema principale per l’Italia è il reperimento dei fondi per la ricerca.

E’ vero. Il problema del finanziamento di programmi di ricerca sulle malattie in Africa ha grandi difficoltà. La riorganizzazione della cooperazione da parte del Ministero degli Esteri e la mancanza di capitoli specifici rende questo estremamente difficile e costringe a fare peripezie per acquisire i fondi. La maggior parte dei fondi di questa iniziativa viene dall’estero, come è stato detto oggi da finanziamento comunitario, da finanziamenti di altri Paesi che apprezzano il lavoro italiano e sono pronti a finanziarne di attività e ricadute anche a scapito di quello che è la loro attività di ricercatori nei propri Paesi.

Qual è allora la proposta che lei abbraccia per cercare di aumentare in Italia, abbiamo visto varie slide che facevano vedere che l’Italia ha piccole quantità di investimento: 700mila euro rispetto alla Francia che ne spende 25 milioni. Questo gap come possiamo risolverlo?

Il gap non è risolvibile. E’ già tanto che l’Italia abbia ripreso a pagare la propria quota al Fondo Globale (per la lotta all’Hiv, Aids, tubercolosi e malaria, ndr). C’è da dire che i soldi investiti in cooperazione sono sempre meno soldi sanitari. E questa è una scelta tecnico-politica sulla quale bisogna far sì che l’Agenzia per la cooperazione internazionale, che è stata istituita un anno e mezzo fa, ri-orienti la sua attività in ambito sanitario perché la cooperazione sanitaria ha valori umani, ha valori sociali ed anche valori economici. Far sì che le persone stiano meglio, significa evitare di dover curare i malati. Controllare le malattie nei Paesi d’origine, significa evitare che le persone, noi inclusi che andiamo per turismo in quei Paesi torniamo con quelle malattie. L’investimento è un investimento trasversale. Non si possono conoscere bene le malattie infettive se non le si vanno a vedere nei Paesi dove sono. Non si può arrivare a capire quali sono gli aspetti critici, avere gli standard di controllo di qualità, se non si fa diagnostica in quei Paesi. Il ritorno di questi investimenti per le istituzioni italiane è enormemente più alto della quota investita inizialmente.

Ti potrebbero interessare anche:

Negli ospedali ecografi e Rx sempre più vecchi, ma nuove Tac e Rmn
Sempre più in crisi il Servizio Sanitario Nazionale. Ora mancano anche garze e aghi
Muore dopo trasfusione: nella sacca di sangue sapone per le mani e germi
Ostetrici ginecologi a rischio estinzione, troppo onerosi i risvolti assicurativi
Sono 646 mila i lavoratori in Asl e ospedali, 107mila i medici
Ictus, in tre casi su quattro è colpa degli stili di vita sbagliati



wordpress stat