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Puigdemont: “Senza garanzie non torno”, ma il giudice spagnolo lo convoca

“Venerdì pomeriggio ero alla Generalitat dopo la dichiarazione di indipendenza del parlamento. Avevo tra le mani una serie di dati che indicavano che il governo spagnolo stava preparando un’offensiva senza precedenti e anche una denuncia del procuratore che prevedeva pene che potevano arrivare a molti anni di detenzione. Abbiamo sempre voluto la strada del dialogo, ma in queste condizioni questa via non era percorribile”. Carles Puigdemont parla da Bruxelles, nell’affollata sala del Press Club dove tiene la sua conferenza stampa dopo la partenza da Barcellona insieme a ministri del suo ex governo. Una partenza vista da tanti come una fuga, visto che è arrivata dopo che il leader secessionista è stato incriminato per “ribellione” dal procuratore generale spagnolo. E alla quale, si è detto, seguirà la richiesta di asilo politico al Belgio. “Non sono qui per chiedere asilo politico” assicura ai giornalisti ammassati in sala stampa, “se mi fosse garantito un processo giusto, allora tornerei subito in Catalogna per continuare a lavorare” Le bandiere della Catalogna e dell’Ue sono vicine, mentre fuori della sala c’è l’Europa che ribadisce di non avere cambiato idea. Di considerare, cioè, come unico interlocutore la Spagna e il governo spagnolo. Fa eco il vicepremier belga Kris Peeters che in tweet lancia la provocazione all’ex presidente catalano, accompagnato oggi da cinque ministri del suo ex governo: “Indipendenza? Rimani con il popolo”. “Abbiamo voluto garantire che non ci saranno scontri né violenza- continua Puigdemont- “Se lo stato spagnolo vuole portare avanti il suo progetto con la violenza sarà una sua decisione sua”. “Madrid persegue idee e persone, non un reato. Non sfuggiremo alla giustizia” “La denuncia del procuratore spagnolo persegue idee e persone e non un reato” continua Puigdemont, “questa denuncia dimostra le intenzioni bellicose del governo di Madrid”. E assicura: “Non sfuggiremo alla giustizia, ma ci confronteremo con la giustizia in modo politico. Alla comunità internazionale, all’Europa, chiedo che reagisca: Il caso e la causa catalana mettono in questione i valori su cui si basa l’Europa”. “Mai abbandonato il governo. Madrid rispetterà il risultato delle elezioni?” “Noi non abbiamo mai abbandonato il governo – ha poi detto il leader secessionista- replicando a chi lo ha accusato di aver abbandonato il popolo catalano, “noi continueremo a lavorare”, promette. Poi il passaggio sulle elezioni convocate dal premier Rajoy per il 21 dicembre: “Il governo spagnolo rispetterà i risultati, qualunque siano? Dobbiamo saperlo, non devono esserci diseguaglianze, elettori di seria A ed elettori di serie B”. “Manteniamo vivo il governo legittimo della Catalogna” “Siamo qui e vogliamo ringraziare chi sta facendo sforzi personali per la Catalogna. Lavoriamo affinché il partito popolare, quello socialista e Ciudadanos non demoliscano le istituzioni catalane e per impedire l’applicazione dell’articolo 155. Dobbiamo mantenere vivo il governo legittimo della Catalogna” ha concluso Puigdemont. “Sempre che non le demoliscano, ci ritroveremo alle urne”. Giudice convoca Puigdemont e ministri giovedì, venerdì Il giudice della Audiencia Nacional Carmen lamela ha convocato Puigdemont e i suoi 13 ministri indagati per interrogarli giovedì e venerdì. Premier Belgio: sarà trattato come qualsiasi altro cittadino Ue Carles Puigdemont “sarà trattato come qualsiasi altro cittadino europeo” e non si trova in Belgio su invito o per iniziativa del governo federale. Questo il messaggio del premier belga liberalcentrista Louis Michel. Evidentemente imbarazzato per la piega che hanno preso gli avvenimenti, Michel ha spiegato che Puigdemont “ha gli stessi diritti e gli stessi doveri” di qualsiasi altro cittadino europeo. Sebbene Puigdemont abbia indicato di non voler chiedere asilo in Belgio, l’argomento aleggia nelle discussioni politiche della giornata. Secondo alcuni è possibile che il leader catalano aspetti le mosse della magistratura spagnola preparandosi probabilmente a definire una linea di difesa nel caso in cui Madrid ne chieda, quando e se sarà il caso, l’estradizione.

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