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INTERCETTAZIONI/ 2 – Solo un compromesso: fuori quelle irrilevanti

A pochi giorni dalla scadenza della delega, che avrebbe fatto naufragare l’intera riforma, la delega sulle intercettazioni approda in Consiglio dei ministri. Oggi, il Guardasigilli Andrea Orlando porterà in Cdm un articolato di otto punti, frutto dell’interlocuzione avuta con toghe, penalisti, giuristi, Garante della privacy e rappresentanti della stampa. E indubbiamente, se il testo diventerà legge, la stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni ci sarà, sebbene parziale. Se non spariscono del tutto dagli atti di indagine e di procedimenti cautelari, è vero però che la trascrizione degli audio sarà fortemente limitata rispetto a quanto avveniva finora: la sola ordinanza di custodia cautelare – qui il punto di mediazione tra esigenze diverse – potrà contenere «i brani essenziali delle conversazioni e comunicazioni intercettate». Ma dopo questo primo momento, per gli avvocati sarà molto difficile accedere sia alle intercettazioni «rilevanti» ai finii dell’accusa sia a quelle cosiddette «irrilevanti», le più spinose e portatrici di polemiche e scontri ogni volta – ed è capitato in più occasioni – che sono finite sui giornali.

Il testo, che ora dovrà passare il vaglio sia del Consiglio dei ministri e delle commissione parlamentari, con pareri vincolanti, contiene in tutto 9 articoli: il primo prevede la reclusione fino a 4 anni per chiunque, al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, diffonde riprese audio o video, compiute fraudolentemente. Non c’è punibilità se la diffusione delle riprese o delle registrazioni è conseguente alla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca.

Per le intercettazioni considerate «irrilevanti per le indagini», si introduce un vero e proprio divieto di trascrizione anche sommaria, sebbene senza sanzione. A conservare verbali e registrazioni, rilevanti e non, sarà il pubblico ministero in un archivio apposito e sarà sempre il pm entro 5 giorni dalla conclusione delle operazioni a occuparsi del deposito degli atti. Fino al momento della richiesta di rinvio a giudizio, però, gli avvocati non potranno fare copia della trascrizione delle intercettazioni sulla base delle quali è stato disposto l’arresto: avranno accesso alla lettura dei brogliacci (senza copia) e potranno avere la copia audio delle conversazioni. Anche le informative di polizia non citeranno più direttamente le conversazioni.
La riforma semplifica inoltre l’impiego delle intercettazioni nei reati contro la pubblica amministrazione commessi da pubblici ufficiali. Quanto ai mezzi per intercettare, si delimita l’uso dei «trojan», ossia i captatori informatici, in pc o smartphone. Ora l’obiettivo è quello di consentirne sempre l’impiego, senza particolari vincoli, per i reati più gravi, in primis terrorismo e mafia, prevedendo invece che per gli altri reati debbano essere esplicitamente motivate, nei decreti di autorizzazione, le ragioni e le modalità d’uso.

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