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IL PUNTO/ ARES 118 EMERGENZA CONTINUA

Abbiamo già raccontato più volte, in altre parti del giornale quel che avviene negli uffici dell’Azienda ragionale per l’emergenza sanitaria e le ripercussioni di una cattiva gestione sulla centrale operativa del 118 di Roma. Una centrale operativa che può finire per mettere a grave rischio la incolumità anche dei propri dipendenti che oltre a lavorare in condizioni obiettivamente complicate non possono uscire a prendere il caffè nè un bicchiere d’acqua; non si sa per quale motivo il direttore generale ha disdetto tutti i contratti per quelle provvidenziali macchinette che forniscono tutto. Non ha fatto una nuova gara, e all’interno i dipendenti restano a bocca asciutta, non possono prendere il caffè di notte ma non possono nemmeno bere.E’ lo specchio di ciò che avviene per molte altre cose all’ARES 118, costretto ad una emergenza interna continua. Mentre il direttore generale è asserragliato negli uffici e non tratta, e non parla, e se parla, parla male dei propri dipendenti.
L’Ares 118 sembra una barca in balia delle onde, mentre era un fiore all’occhiello del sistema sanitario regionale quando nacque, negli anni in cui presidente della regione era Francesco Storace e proponente della legge istitutiva dell’Agenzia fu Luciano Ciocchetti. L’agenzia di sanità pubblica della regione Lazio (Asp) che allora aveva precise competenze organizzò sotto la presidenza di Gramazio una serie di incontri con tutti gli operatori e i dirigenti dell’azienda nascente: il 118. Ricordiamo anche che l’allora opposizione a Storace combatteva contro questa proposta di legge ma disse che avrebbe controllato l’Ares per potenziarlo in vista di un cambio di governo al vertice della Regione Lazio. Quell’opposizione è andata al governo ma l’agenzia non è stata potenziata ed è stata addirittura messa all’angolo.
I dipendenti dell’Ares 118 non hanno competenza sui letti ospedalieri, ma solo su ciò che riguarda l’emergenza sanitaria ed è proprio sui temi dell’emergenza sanitaria che va sviluppato un confronto forte con le organizzazioni sindacali e con le associazioni datoriali per trovare una soluzione di carattere organizzativo al potenziamento dell’Ares 118; che, va ricordato, gestisce anche l’elisoccorso, probabilmente fra i migliori in questo campo in tutta Itali, servizio che ha salvato centinaia di vite umane; centinaia di codici rossi. Se ne è accorto perfino Zingaretti, che di sanità ha dimostrato di sapere poco. Qualche mese fa ha parlato bene delle attività di elisoccorso ma si è fermato lì, non ha approfondito. Non sa (e nessuno glielo va a dire) ch l’attuale direttore generale è chiuso nella stanza senza un confronto, un confronto attento con gli operatori della sanità. Il governatore parla senza sapere che per questo servizio vale la pena, bisogna avere il coraggio di esporsi, di difenderla. Come è avvenuto quando è morto per cittadino ai Colli Albani, il 118 è finito sotto accusa e si è riusciti solo a mandare in difesa il capo della centrale del 112 (oggi con il numero unico passaggio obbligato per le chiamate dell’emergenza) a discutere di temi che non conosceva facendo una brutta figura, senza difendere adeguatamente gli operatori del 118. Bisogna ammetterlo, c’e’ un’incompetenza generale sull’emergenza e nel vuoto generale nessuno preme per potenziare il settore, per rispondere in modo tecnico e professionale alle esigenze dei cittadini, che vanno tutelati e ricoverati non nell’ospedale più vicino ma nell’ospedale più idoneo, cioè quello attrezzato per l’emergenza da gestire momento per momento. Purtroppo ancora oggi siamo qui discutere di questi argomenti.
IL CORVO

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