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Arabia Saudita, stretta anticorruzione: in manette 11 principi

3347521_1304_mohammed_bin_salman_jpg_pagespeed_ce_ajzVDCbA7UUn giro di vite contro l’illegalità, che non risparmia nessuno. È quello messo in atto in Arabia Saudita dal principe ereditario Mohamed bin Salman, a capo della commissione anti corruzione costituita dal padre, re Salman. Tra gli arrestati ci sarebbe anche il principe Alwaleed bin Talal. In totale sono finiti in manette 11 principi – membri della famiglia reale – e 38 ex funzionari sauditi. Il principe Alwaleed potrebbe essere chiamato a rispondere dell’accusa di riciclaggio. Coinvolti nel blitz anche l’ex ministro delle Finanze Ibrahim al-Assaf e l’ex capo della Corte, Khaled al-Tuwaijri. Con loro, secondo Al-Sabaq, gli ex capi delle agenzie per gli investimenti e per le telecomunicazioni e della Saudia, la compagnia aerea di bandiera. Secondo fonti citate dalla Dpa «è possibile che anche altri vengano arrestati in questa retata perché Re Salman ed il principe ereditario sono decisi a sradicare la corruzione in questo paese».

Gli arresti sono scattati nella serata di ieri: re Salman aveva ordinato la creazione di una commissione anti-corruzione affidandone la guida al figlio, il principe ereditario Mohammed. Il monarca ha attribuito all’agenzia ampi poteri, tra cui la possibilità di spiccare mandati di arresto, congelare beni e emettere divieti di viaggio.

Mohamed bin Salman ha 32 anni, è l’erede al trono designato ed è considerato di fatto il reggente dello stato saudita, anche se ancora alla guida c’è il padre 81enne re Salman. Mohamed controlla infatti i dicasteri più importanti del regno: Difesa ed Economia, con il suo piano “Vision 2030”. C’è lui anche dietro alle aperture nei confronti dei diritti delle donne, che ora possono guidare e andare allo stadio.

L’arresto più discusso è quello del miliardario Alwaleed bin Talal che con la sua società di investimento, la Kingdom Holding, possiede partecipazioni nella holding di Rupert Murdoch, NewsCorp, e in Twitter. Le quotazioni della compagnia sono a picco dopo la notizia dell’arresto.

Già a settembre erano state arrestate una ventina di persone, tra cui alcuni religiosi wahabiti – la parte più intransigente della corrente sunnita dell’Islam, quella maggioritaria in Arabia Saudita. Mohamed era stato anche il regista della rottura delle relazioni con l’altro petro-stato del Golfo, il Qatar, e alla privatizzazione del 5% del colosso petrolifero Aramco. L’ondata di arresti, secondo molti osservatori, è solo parte della strategia di consolidamento del potere del principe Mohammed.

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