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VITERBO/ Le terme e la guerra dei Sensi

di Giulio Terzi

La storia ha dell’incredibile, Viterbo rischia di mettere in crisi una risorsa sicura, un polo di attrazione sperimentato, per qualche litro (al minuto) di acqua termale in più o in meno. Al centro del problema ci sono le Terme dei Papi, un piccolo gioiellino del settore. Grande (storica) piscina termale di proprietà del Comune data in gestione negli anni Novanta alla famiglia Sensi, quella che negli anni Settanta ha portato nel capoluogo della Tuscia la cultura dei super/ipermercati in un’epoca in cui i centri commerciali non li aveva pensati nessuno. Papà Sensi attorno al piccolo stabilimento comunale (c’era anche una piccola pensione) costruì un albergo da quattro stelle, venti camere, servizi, ambulatori, fanghi,grotte e tutto quello che serve ad un centro termale che si rispetti. Accanto c’erano le Terme Inps, un colosso in declino e poi in rovina (oggi quasi un cumulo di macerie) che la famiglia ha cercato invano negli anni di acquisire per far crescere l’impresa. Ora il rischio che tutto salti è concreto. La concessione per l’intero complesso scade nel 2033, ma quella per l’utilizzo dell’acqua termale è scaduta in questi giorni e il rinnovo è un autentico giallo. I Sensi hanno un contenzioso aperto con il Comune per fornitura dell’acqua termale necessaria alle attività dello stabilimento, ricorsi su ricorsi al TAR e non intendono mollare, il Comune ha messo in piedi un bando che esclude chi abbia in piedi contenziosi con Palazzo dei Priori: confezionato apposta per mettere fuori gioco gli storici imprenditori termali viterbesi? Il testo non lo ha visto nessuno, pare, il quadro è confuso e gli scenari imbarazzanti. Potrebbe accadere che i Sensi rimanessero con in mano la struttura senza piscina e relativo flusso di acqua termale? E che un soggetto “X” vincesse il bando e diventasse il gestore della piscina storica senza poter fruire dell’albergo, del ristorante, degli ambulatori e dei servizi? Sarebbe il caos e a pagare sarebbe la comunità viterbese. Terme dei Papi dà lavoro a duecento famiglie della Tuscia, porta a Viterbo migliaia di turisti all’anno, le sue stanze sono sempre piene e c’è la lista d’attesa, per fanghi, terapie varie, riabilitazioni c’è sempre il tutto esaurito ( la piscina nel giorno topico del ponte ha fatto mille accessi). Non resta che cercare un punto di incontro, ma parlando con i viterbesi che contano si scopre una situazione molto più complessa di quello che potrebbe apparire, un pasticcio di interessi politici fortissimi, tenaci, di odi e rancori che vanno al di là della logica e del buon senso. «Qualora fossero altri ad aggiudicarsi il bando, lo stabilimento sarebbe privato di una componente essenziale per il suo funzionamento» dice al Messaggero Fausto Sensi, uno dei due figli del patriarca che hanno in mano gli affari di famiglia, che vede una sola strada: «Impugneremo l’avviso pubblico», quello per la gestione fino al 2033 di 23/24 litri al secondo di acqua termale, indispensabili per far andare avanti la struttura. Intanto palazzo dei Priori ha prorogato ai Sensi l’affidamento in custodia del bene minerario di 8 mesi, fino al 30 giugno 2018. Un modo per prendere tempo. Sensi dice di non saperne nulla. La famiglia proprietaria delle Terme dei Papi impugnerà il bando, prima che scadano i 60 giorni per presentare domanda di partecipazione. Per mettere una zeppa ad un meccanismo altrimenti infernale: “se disgraziatamente lo stabilimento fosse privato dell’acqua – dice – sarebbe ingestibile”. Naturalmente le cose potrebbero anche finire male, la politica termale del Comune di Viterbo a volte appare velleitaria e inconcludente, come dimostra la pessima gestione della vicenda Terme ex Inps. E allora i Sensi fanno conoscere provocatoriamente la loro exit strategy: “Un imprenditore serio, se volesse subentrare – dice Fausto – dovrebbe salvaguardare i 200 posti di lavoro e rendere quanto la mia famiglia ha investito in tanti anni, sono 15 milioni di euro”. E torniamo all’inizio del discorso. La Tuscia non ha molte carte da giocare, una è quella del turismo termale. Si può buttare via così? A guardare da vicino quel che resta del maxi stabilimento delle Ex terme Inps viene da pensare che sì, il Comune di Viterbo è assolutamente capace di disperdere al vento questo suo patrimonio. La struttura cade a pezzi nel più completo abbandono ed è diventata una discarica a cielo aperto. Se qualcuno la rimettesse a posto (i Sensi?) e la facesse tornare operativa l’intera economia viterbese ne trarrebbe enorme giovamento. E’ tutta questione di interesse, di sciatteria e di volontà politica

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