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CLAMOROSO/ Miur e Salute non accreditano 135 scuole di specializzazione in medicina

– Su 1.433 scuole di specializzazione in medicina, 135 non vanno e i ministeri della Salute e dell’Università non le hanno accreditate secondo il nuovo meccanismo in vigore da quest’anno.

Nell’elenco delle scuole “bocciate” c’è di tutto e non si fa distinzione geografica: si va infatti dall’Università di Messina dove sette scuole non vanno, a quattro scuole “bocciate” a Milano Bicocca e tre all’Università del Piemonte orientale, passando da Bari, Brescia, Cagliari, Genova, Varese-Como, Pisa, Roma sia La Sapienza che Tor Vergata e perfino la Cattolica e così via.

Anche le specialità sono le più diverse: dalla cardiochirurgia alla medicina dello sporto, dalla medicina termale alla pediatria.

Il nuovo sistema di accreditamento delle scuole prevede parametri più rigorosi ed efficaci, richiesti dallo stesso mondo universitario e dagli altri interlocutori coinvolti. La selezione sarà più ‘snella’ e semplificata, particolare attenzione sarà posta alle questioni logistiche con una minore frammentazione delle sedi d’esame che saranno accorpate per area geografica.

“Abbiamo voluto procedere con le nuove regole – spiega la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli – per garantire che le nuove specializzande e i nuovi specializzandi siano inseriti in percorsi accreditati secondo criteri di sempre maggiore qualità e trasparenza e affinché la selezione risponda di più alle attese delle nostre laureate e dei nostri laureati”.

La motivazione della bocciatura è sempre la stessa: “non accreditamento della Scuola per non aderenza ai livelli minimi. A dare il giudizio, su cui però i ministeri di Salute e Università stanno ragionando perché l’esclusione rischia di bloccare i risultati dei test di ammissione alle scuole in caso quelle bocciate, appunto, dovessero restare fuori della porta, è stato l’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, una costola tecnica dei due ministeri.

Per il parere ci sono voluti due anni di lavori e tra i criteri c’è ad esempio la presenza di spazi adeguati e laboratori specifici nelle sedi universitarie, la garanzia di standard assistenziali di alto livello negli ospedali dove è svolto il tirocinio e l’esistenza di indicatori di performance per l’attività scientifica dei docenti. L’Osservatorio suggerisce di togliere l’autorizzazione a insegnare alle scuole bocciate e di far lavorare in corsia gli specializzandi in ospedali convenzionati con l’Ateneo.

Le deliberazioni sono state assunte anche sulla base di valutazioni effettuate dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che si sono avvalse di parametri oggettivi, secondo l’Osservatorio.

Intanto ora, finché non sarà presa una decisione dai due ministeri, una grossa fetta di specializzandi rischia di essere stata ammessa ma di non avere la scuola in cui esercitare.

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