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E adesso il caso Ostia è diventato nazionale

Ci voleva una testata in diretta tv per far diventare Ostia un caso nazionale. Il video del clamoroso episodio che vede vittima il giornalista della trasmissione “Nemo”, picchiato da un esponente del clan Spada, ha fatto il giro del mondo, conquistando titoli sui maggiori quotidiani stranieri. Ora tutta l’attenzione è sul litorale romano e su Ostia calano a frotte i giornalisti, con telecamere e microfoni. Alla troupe di Sky, in pausa pranzo, hanno rubato le attrezzature (furto casuale o atto intimidatorio?), e l’ostilità nei confronti degli intrusi è palpabile. Si mischia tutto, il degrado, le elezioni per il Municipio (siamo al ballottaggio tra grillini e centro destra, ma l’attenzione è tutta rivolta ai neri di Casa Pound, che hanno fatto quasi il 10 per cento e nei quartieri più disperati anche il 20%), mafia capitale, la criminalità organizzata di stampo mafioso. Un cocktayl esplosivo che rischia di confondere ancora di più la situazione. Ostia non ha bisogno di visibilità, ma di vedere risolti i problemi. Ora tutti pontificano sulle emergenze del litorale romano, emergenze economiche e sociali, emergenze di ordine pubblico e di sicurezza, tutti scoprono la bomba che potrebbe esplodere da un momento all’altra. Il fatto è che se ne parla da anni, c’è una letteratura e una filmografia di impatto sull’argomento, le denunce, gli allarmi si sono sprecati. Se il presidente del municipio (al di là della appartenenza politica è finito in galera) se il governo ha mandato un commissario, se anni di processi hanno portato alla carcerazione di boss e comprimari di un sistema di malavita mafiosa che a Ostia ha fatto e fa il cattivo tempo, che controlla e governa i quartieri più deboli provvedendo alla sussistenza e al tetto di centinaia di diseredati, come una organizzazione privata padrona del territorio, se i seggi erano presidiati da uomini dei clan e di Casa Pound significa che la normalità del paesone alle porte della Capitale è un miraggio e che nessuno sa come risolvere il problema. I partiti hanno appena terminato settimane di campagne elettorali carichi di promesse e di programmi più o meno simili se non sovrapponibili, tutto sensato, ovvio, scontato. Ma Ostia è una città di oltre duecentomila abitanti sospesi nel limbo, dove il progetto politico di CasaPound attecchisce a dispetto di altri. La cartina di tornasole di uno Stato che non sa fare il suo dovere. I media documentano questo come se fosse una novità, scoprono la “notizia”, il filone d’inchiesta, ripropongono reportage uno simile altro. E tutto finisce lì. Dopo il ballottaggio si spegneranno i riflettori e tutto tornerà nella grigia routine. Sperare in una reazione, in una alzata di schiena è difficile. Se solo un abitante su tre è andato a votare domenica scorsa è perché siamo di fronte ad una comunità raggomitolata su se stessa, disincantata e indifferenze che pensa solo a sopravvivere

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