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Ecco la sentenza della Corte di Appello di Milano che toglie l’assegno di mantenimento a Miriam Bartolini

Una decisione giudiziale che peserà sulle difese tecniche di molti avvocati che da questo momento vedono sfilarsi l’occasione di ottenere per il cliente il mantenimento a vita del coniuge più “debole”. In molti casi falsamente debole. Prima bastava non presentare in udienza i documenti probanti le proprietà, i conti correnti e le dichiarazioni dei redditi (a volte con parti mancanti l’essenziale) per ottenere dal classico giudice distratto e scialbo assegni consistenti. Anche a persone dichiarate “apparentemente ricche”. Un avverbio che pesava come un macigno per far credere che la “signora” in questione sì aveva immobili, terreni e un patrimonio di una certa consistenza ma poverina…le tasse la spolpavano viva. Ecco da oggi non sarà più possibile per i giudici fare i “distratti” ma dovranno appurare due semplici condizioni: l’adeguatezza o no dei mezzi nonché la possibilità o no per ragioni oggettive dello stesso di procurarseli che potranno essere così individuati: 1) il possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari. Semplice e chiaro.

Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario ex moglie di Silvio Berlusconi

Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario ex moglie di Silvio Berlusconi

I giudici di Milano hanno condannato l’ex moglie di Silvio Berlusconi alla restituzione di 60 milioni di euro, ossia dal giorno dello scioglimento del matrimonio che è avvenuto nel marzo 2014. E a rifondere a Silvio Berlusconi i tre quarti delle spese di lite del primo e del secondo grado di giudizio, quota liquidata in euro 20.250,00 per il primo grado e in 24.000,00 per il presente grado di giudizio, oltre spese forfettarie, IVA e CPA. Per la Corte Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, non ha diritto all’assegno divorzile in quanto i suoi mezzi di sopravvivenza sono altissimi e proprietaria di un patrimonio pari a 80 milioni di euro oltre a case e appartamento di prestigio in varie parti del mondo.«La Corte – scrive la relatrice della sentenza – ritiene che l’attuale condizione non solo di autosufficienza, ma di benessere economico della signora Bartolini, tale da consentirle un tenore di vita elevatissimo, comporti il venir meno del diritto a percepire un assegno divorzile». Il Cavaliere aveva sostenuto che la sua ex moglie con liquidità, patrimonio immobiliare, gioielli e società immobiliari, è autosufficiente. Come già detto, nelle more del presente giudizio è intervenuta la nota pronunzia della
Suprema Corte n. 11504/2017 che ha proposto una diversa interpretazione del tenore di vita in costanza di matrimonio. I giudici dell’appello su questo punto non sono teneri: «dunque il passaggio dal canone interpretativo del “tenore di vita, analogo o tendenzialmente simile a quello goduto in costanza di matrimonio”, a quello della “indipendenza o autosufficienza economica” può apparire un mutamento radicale di impostazione, tanto da destare forse ingiustificati allarmismi in alcuni commentatori, non si tratta peraltro di un fulmine a ciel sereno».
Gli avvocati della Bartolini/Lario chiedevano di triplicare l’assegno per la loro cliente fino a 3,6 milioni di euro. Il tribunale di secondo grado ha ritenuto di applicare l’orientamento interpretativo della sentenza della Suprema Corte di cassazione. Un conflitto Berlusconi/Lario che si chiude con una pronuncia moderna, attenta ad una società che cambia, rivolta a nuovi modelli di famiglia ma soprattutto etica. Una decisione che cambierà il modus operandi della difesa tecnica tesa in questi decenni ad assicurare una rendita a vita del coniuge più “debole”, in molti casi falsamente debole al solo scopo di convincere il proprio avvocato a vendicarsi della separazione perché «non voglio passare per fessa».

SENTENZA N.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE D’APPELLO DI MILANO
SEZIONE V CIVILE
composto dai signori Magistrati:
Maria Cristina CANZIANI Presidente
Pietro CACCIALANZA Consigliere
Maria Grazia DOMANICO Consigliere rel. est.
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile iscritta al numero di ruolo generale sopra indicato, discussa in
Camera di Consiglio all’udienza collegiale del 20.9.2017, promossa con ricorso
depositato il 22.1.2016 da:
BERLUSCONI Silvio, nato a Milano il 29.9.1936, rappresentato e difeso dal Prof.
Avv. Pier Filippo Giuggioli e dall’Avv. Valeria De Vellis, elettivamente domiciliato
presso lo studio di quest’ultima in Milano via Principe Amedeo
APPELLANTE
CONTRO
BARTOLINI Miriam, nata a Bologna il 19.7.1956, rappresentata e difesa dall’avv.
Maria Cristina Morelli e dall’avv. Maria Serena Ciccarese presso il cui studio in
Milano via Fontana 11 è elettivamente domiciliata
APPELLATA
Con l’intervento del P.G. presso la Corte d’Appello di Milano
OGGETTO: Appello avverso la sentenza n. 1842 del 22-23.6.2015 del Tribunale di
Monza in materia di scioglimento del matrimonio
CONCLUSIONI
L’INTERVENUTO P.G.:
Si è rimesso alla decisione della Corte
PARTE APPELLANTE:
In totale riforma della sentenza impugnata:
a) respingere la domanda avversa di riconoscimento di assegno divorzile stante
l’assenza dei presupposti di legge;
b) condannare la signora Miriam Bartolini a rifondere al coniuge Silvio Berlusconi le
spese di entrambi i gradi di giudizio, dell’emananda sentenza, sua registrazione,
delle successive e delle relative.
In parziale riforma della sentenza impugnata:
a) ridurre la somma dovuta a titolo di mantenimento dal dottor Silvio Berlusconi alla
signora Miriam Bartolini, nella diversa e inferiore somma mensile che risulterà
equa e/o di giustizia
b) condannare la signora Miriam Bartolini a rifondere al coniuge Silvio Berlusconi le
spese di entrambi i gradi di giudizio, dell’emananda sentenza, sua registrazione,
delle successive e delle relative.
In via istruttoria:
rigettata ogni contraria istanza avversaria, ammettere solo occorrendo e senza
inversione alcuna dell’onere probatorio, le istanze istruttorie articolate nel corso del
giudizio di prime cure e che si ritrascrivono:
a) ammettere prova per interrogatorio formale della signora Miriam Bartolini sui
seguenti capitoli di prova da intendersi di seguito redatti con premessa “vero che”:
1. i titoli e/o prodotti finanziari da lei posseduti sono stati acquistati grazie alle
somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
2. l’immobile sito in Milano via Pontaccio 13 di proprietà della società Il Poggio
s.r.l. di cui al documento 11 che si rammostra è stato acquisito grazie alle
somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
3. l’immobile denominato “Palazzo Borromini” sito in Milano 2, di proprietà della
società Il Poggio s.r.l. di cui al documento 12 che si rammostra è stato
acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor
Berlusconi;
4. l’immobile denominato “Palazzo Canova” sito in Milano 2 di proprietà della
società Il Poggio s.r.l. di cui al documento 13 che si rammostra è stato
acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor
Berlusconi;
5. l’immobile sito in Bologna via Mondo n. 4/3 di proprietà della società Il Poggio
s.r.l. di cui al documento 14 che si rammostra è stato acquistato grazie alle
somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
6. l’immobile sito in Porto Rotondo, nel complesso residenziale Il Poggio di Porto
Rotondo, di proprietà della società Il Poggio s.r.l. di cui al documento 15 che si
rammostra è stato acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione da
parte del dottor Berlusconi;
7. l’immobile sito a Londra Kensinton – Chelsea di proprietà della società Il
Poggio s.r.l. di cui al documento 16 che si rammostra è stato acquistato grazie
alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
8. l’immobile sito in New York di proprietà della società Orchidea Realty
Corporation, integralmente partecipata da Il Poggio s.r.l. di cui al documento 17
che si rammostra è stato acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione
da parte del dottor Berlusconi;
9. la villa in Svizzera a S-Chanf di formale proprietà di sua madre sig.ra Flora
Bartolini di cui al documento 18 che si rammostra è stato acquistato grazie alle
somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi.
b) Disporre consulenza tecnica estimativa al fine di quantificare:
il valore del compendio immobiliare di proprietà – diretta o indiretta – della
società il Poggio s.r.l., nonché il valore della Villa di S-Chanf di formale proprietà
della signora Flora Bartolini.
il valore del patrimonio mobiliare della signora Bartolini, comprensivo di
liquidità e/o titoli e/o prodotti finanziari che eventualmente risulteranno a seguito
dell’adozione degli ordini di esibizione;
il valore dei gioielli della signora Bartolini di cui al documento avversario n. 5.
c) Disporre ordine di esibizione ex art. 210 cod. proc. civ. nei confronti della signora
Bartolini e/o nei confronti di Intesa San Paolo S.p.A. Filiale n. 2591 di Milano, via
Manzoni, relativamente alle movimentazioni effettuate, a partire da ottobre 2010
fino alla data di assunzione del predetto ordine, sul conto corrente contraddistinto
dal seguente codice IBAN:xxxxxxxxxxxxxxxxx;
d) Disporre ordine di esibizione ex art. 210 cod. proc. civ. nei confronti della signora
Bartolini e/o nei confronti di Intesa San Paolo Private Banking S.p.A. sede di
Milano, relativamente alle movimentazioni effettuate, a , a partire da ottobre 2010
fino alla data di assunzione del predetto ordine, sul conto corrente contraddistinto
dal seguente codice IBAN:xxxxxxxxxxxxxxxxxxx;
e) Successivamente, in caso di trasferimento delle somme presso altri conti correnti,
disporre ordine di esibizione ex art. 210 cod.proc.civ. nei confronti della signora
Bartolini e/o nei confronti dell’istituto con il quale è intrattenuto il relativo
rapporto di conto corrente, relativamente alle movimentazioni effettuate, a partire
da ottobre 2010 fino alla data di assunzione del predetto ordine;
f) Disporre successivi ordini di esibizione ex art. 210 cod. proc. civ. nei confronti
della signora Bartolini e/o nei confronti dell’istituto/i con il/i quale/i è
intrattenuto/i il/i rapporto/i di conto corrente, relativamente alle movimentazioni
effettuate, a partire da ottobre 2010 fino alla data di assunzione del predetto ordine;
g) Conseguentemente, ove ritenuto opportuno/necessario, disporre consulenza tecnica
contabile al fine di determinare:
l’importo complessivo mensile medio delle spese sostenute dalla signora
Bartolini – nel periodo da ottobre 2010 fino alla data finale degli estratti conti
esibiti in virtù degli ordini di cui sopra – riconducibili alla soddisfazione delle
proprie esigenze di vita personale, fisica, culturale e di relazione;
alternativamente o congiuntamente, l’ammontare complessivo delle somme
destinate alla signora Bartolini ad investimenti, alla propria attività imprenditoriale
(in qualità di socio di Il Poggio S.r.l) ovvero ad atti di liberalità (per tali
intendendosi eventuali disposizioni in favore di soggetti terzi in assenza di causale
e/o documentata controprestazione).
PARTE APPELLATA:
Voglia la Corte d’Appello, contrariis reiectis:
1) Respingere l’appello ex adverso proposto;
2) Accogliere l’appello incidentale principale avanzato e pertanto riformare la
sentenza n. 1842 emessa dal tribunale di Monza in data 23 giugno 2015
statuendo in favore della signora Bartolini un assegno divorzile dell’importo di
euro 3.600.000,00 o, in via subordinata, della diversa somma (comunque
superiore a euro 1.400.000,00) che la Corte d’Appello dovesse ritenere corretta
e ciò anche nella denegata ipotesi in cui la Corte ritenesse sussistente nel caso
in esame il presupposto per una riduzione del tenore di vita, in applicazione dei
parametri di cui all’art. 5 L. 898/70. In via di ulteriore subordine, nella
denegata ipotesi in cui la Corte di Appello non ritenesse di riformare la misura
dell’assegno statuita dal Tribunale di Monza, accogliere appello incidentale per
l’ulteriore motivo dedotto e pertanto riformare la sentenza impugnata fissando
la decorrenza dell’assegno divorzile dal passaggio in giudicato della pronunzia
di divorzio e, per l’effetto, confermare dalla data della notifica del ricorso alla
data della sentenza l’assegno fissato in sede di separazione.
In via istruttoria, ogni avversaria istanza rigettata e senza inversione dell’onere
della prova, solo per scrupolo difensivo, si ripropongono le istanze istruttorie
dedotte in primo grado e di seguito trascritte:
a) Ordinare al dott. Silvio Berlusconi la produzione in giudizio di ogni
documentazione relativa ai suoi redditi e al suo patrimonio, ovunque
custodito, ex art. 5 Legge n. 898/1970, come modificato dalla L. n. 74/1987.
b) Ordinare ex art. 118 c.p.c. al dott. Silvio Berlusconi di consentire
l’ispezione di Villa Belvedere sita in Macherio (MB) via Trento e Trieste
55, in particolare di tutte le parti interne ed esterne che la compongono,
nonché di tutti gli edifici pertinenziali (piscina, palestra, biblioteca etc.), ivi
compreso il relativo parco secolare.
c) Ordinare ex art. 118 c.p.c. al dott. Silvio Berlusconi di consentire
l’ispezione di Villa Certosa, sita in Porto Rotondo – Olbia (OT), in
particolare di tutte le parti interne ed esterne che la compongono, nonché di
tutti gli edifici e gli accessori pertinenziali (piscine, lago artificiale, parco
termale, grotta, vulcano artificiale, giostre, serre, etc.) ivi compresa l’area
circostante destinata a parco privato.
d) Ordinare ex art. 210 c.p.c. alla società Immobiliare Idra s.p.a., con sede in
Segrate (MI), Milano 2, Resid. Parco, l’esibizione in giudizio di copia di
tutti i documenti contabili relativi ai costi, nessuno escluso, riferiti a Villa
Belvedere di Macherio e a Villa Certosa di Porto Rotondo – Olbia
quantomeno con riferimento agli anni 2006, 2007 e 2008, in particolare:
contratti di lavoro, fatture relative alle utenze e a ogni genere di merce,
fornita e consegnata alla villa (prodotti necessari alla gestione della casa,
del parco, della piscina etc.), contratti di appalto, contratti di manutenzione,
sempre riferiti sia alla casa che al parco, fatture relative alla periodica
manutenzione degli arredi (es. lavaggio degli imbottiti, delle tende, della
tappezzeria), fatture per la fornitura di combustibili, contratti di acquisto e
manutenzione e di fornitura dei combustibili relativi agli autoveicoli etc.
e) Ordinare ex art. 210 c.p.c.: alla società Consorzio servizi di Vigilanza con
sede in Milano via Paleocapa3; alla I.V.R.I. Istituti di Vigilanza Riuniti
d’Italia con sede a Milano via sapri 26; alla LV Service, con sede in
Comabbio (VA) via roncaso 123, l’esibizione in giudizio di copia di tutti i
contratti stipulati con il dott. Silvio Berlusconi, con la immobiliare Idra
s.p.a. o con altra società, relativi ai servizi in ambito di sicurezza e vigilanza
svolti presso la residenza denominata Villa Belvedere, sita in Macherio, via
Trento e Trieste 55 e in favore della signora Miriam Bartolini durante i suoi
spostamenti e viaggi, con riferimento, quantomeno, agli anni 2006, 2007 e
2008.
f) Ordinare ex art. 210 c.p.c. al dott. Silvio Berlusconi, residente in Roma via
del Plebiscito 102, l’esibizione in giudizio di copia della documentazione
tutta riguardante i costi dallo stesso sopportati, quantomeno con riferimento
agli anni 2006, 2007 e 2008, in particolare, copia dei CUD riguardanti il
personale operante a Villa Belvedere alle sue dirette dipendenze e dei
documenti relativi alle forniture alle quali egli provvedeva per la casa, per
la sicurezza e per ogni altra esigenza personale della coniuge.
g) Ordinare ex art. 2010 c.p.c. ai singoli lavoratori l’esibizione in giudizio di
copia del CUD relativo alla loro attività lavorativa presso Villa Belvedere di
Macherio, quantomeno con riferimento alle retribuzioni riferite agli anni
2008, 2007 e 2006; in particolare l’ordine dovrà essere rivolto ai soggetti di
seguito indicati: Paola Gipponi Silvestri, Eliso Rossetti,Rossano Rossetti;
Marco Bajo; Paolo Perego; Pasqualina Tatti, Adriana Del Pup; Elisabetta
Ranieri; Giuliana Puppi.
h) Valutare l’utilità per il giudice di disporre CTU contabile da svolgersi a
cura di uno o più esperti in materia, per la ricostruzione e la corretta
imputazione dei costi relativi alla dimora principale, costituita da Villa
Belvedere, e alla dimora secondaria maggiormente frequentata dalla
resistente in costanza di matrimonio, costituita da Villa Certosa.
i) Ordinare ex art. 210 c.p.c. al dott. Silvio Berlusconi residente in Roma via
Del Plebiscito 102 l’esibizione in giudizio di copia dei documenti, relativi
agli ultimi dieci anni, attestanti tutte le sue posizioni
economico/patrimoniali presso i seguenti istituti bancari: Banca Popolare di
Sondrio soc.coop.p.a., Banca Arner (Italia) s.p.a., Intesa Sanpaolo s.p.a.,
Monte dei Paschi di Siena s.p.a., UniCredit s.p.a., Banca Mediolanum s.p.a.
e presso ogni diverso Ente nel quale siano collocate;
l) Ordinare ex art. 210 c.p.c.
– alla Banca Popolare di Sondrio soc.coop.p.a. con sede legale in Sondrio, p.za
Garibaldi, 16;
– alla Banca Arner (Italia s.p.a.) con sede legale in Milano c.so Venezia 54;
– a Intesa San Paolo s.p.a. con sede legale in Torino p.za San Carlo 156 e sede
secondaria in Milano via Monte di Pietà 8;
– alla Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. con sede legale in Siena, p.za
Salimbeni 3;
– a UniCredit s.p.a. con sede legale in Roma via Alessandro Specchi 16
– alla Banca Mediolanum s.p.a. con sede legale in Basiglio, Milano 3 (MI) via
Francesco Sforza Palazzo Meucci;
l’esibizione in giudizio di copia dei documenti, riferiti quantomeno agli ultimi
dieci anni, attestanti tutte le posizioni economico/patrimoniali esistenti presso
ciascuno degli Istituti di credito sopra indicati, facenti capo direttamente o
indirettamente a Silvio Berlusconi.
m) Ammettere prova per testi sui seguenti capitoli:
1) Vero che, durante il matrimonio, la signora Bartolini ha regolarmente
frequentato, per almeno cinque settimane all’anno, Villa Certosa di Porto
Rotondo.
2) Vero che la signora Miriam Bartolini mi ha incaricato di svolgere delle
ricerche nel territorio della Brianza per il reperimento di una Villa di pregio
analoga a Villa Belvedere di Macherio, eventualmente di dimensioni
inferiori;
3) Vero che le ville di cui al capitolo precedente presenti nel mercato delle
locazioni sono risultate disponibili solo per locazioni temporanee
(matrimoni e congressi);
4) Vero che le ville di cui al capitolo precedente si trovano in condizioni tali
da richiedere opere per il loro recupero;
5) Vero che ho reperito solo ville in vendita, da ristrutturare e, seppure di
dimensioni inferiori a Villa Belvedere, a prezzi nell’ordine delle decine di
milioni di euro;
6) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini, hanno sempre
prestato servizio domestico presso Villa Belvedere di Macherio almeno una
dozzina di persone, da ultimo i sig.ri: Pasqualina Tatti, Adriana Del Pup,
Annamaria Zarantonello, Giuliana Puppi, Elisabetta Ranieri, Lucia
Bernardo, Paola Gipponi Silvestri, Marco Bajo, Paolo Perego, Eliso
Rossetti, Rossano Rossetti, Giovanni Fedrigucci e Piercarlo Brizzolari;
7) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini, i costi relativi alla
gestione, al personale, alla vigilanza e alla sicurezza di Villa Belvedere di
Macherio e di Villa Certosa di Porto Rotondo, sono sempre stati sostenuti in
parte dal dott. Berlusconi personalmente e in parte attraverso la società
Immobiliare Idra s.p.a. o altre società allo stesso riconducibili;
8) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini, per la
conservazione e il restauro di Villa Belvedere di Macherio e delle opere
d’arte e degli arredi in essa contenuti, sono stati impiegati anche il prof.
Alberti, il sig. Luzzana, il sig. Casè, il sig. Carati, il sig. Cudicini, il sig.
Donelli, il sig. Bellotti, il sig. Zaroli e i sigg.ri Grandi e Cozzi;
9) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini è stata svolta attività
di manutenzione e conservazione della Villa Belvedere, del parco,
compreso impianto irriguo, statue, vasche, fontane, della piscina coperta,
della palestra e dei macchinari in essa contenuti, degli automezzi, anche di
quelli elettrici usati per gli spostamenti nella proprietà;
10) Vero che durante il matrimonio la signora Bartolini ha sempre praticato
anche nella palestra attrezzata pertinenziale a Villa Belvedere di Macherio,
attività sportive seguita da personal trainer e istruttori;
11) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini la parte dei
servizi relativi alla vigilanza e alla sicurezza di Villa Belvedere di Macherio
e alla sicurezza della signora Miriam Bartolini nei suoi spostamenti e viaggi
veniva svolta dal Consorzio Servizi di Vigilanza, dalla I.V.R.I. Istituti di
Vigilanza Riuniti d’Italia e dalla LV Service;
12) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini, e almeno fino a
quando la stessa ha lasciato la casa coniugale, gli addetti alla sicurezza di
Villa Belvedere di Macherio e della signora Bartolini erano circa
venticinque, operanti su turni che comportavano la presenza fissa 365 giorni
all’anno sia diurna che notturna;
13) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini la stessa, anche
più volte alla settimana e, comunque, ogni volta in cui ne aveva la necessità,
per esempio in prossimità di viaggi, riceveva attraverso la propria
segretaria, che a sua volta ne aveva fatto richiesta al marito a mezzo del suo
contabile, somme di denaro in contanti per le spese “minute”;
14) Vero che, da quando il dott. Berlusconi si è impegnato in politica, la sua
presenza a Villa Belvedere di Macherio si è ridotta ai soli fine settimana,
neppure a tutti i fine settimana dell’anno;
15) Vero che, nonostante la sostanziale assenza da casa del dott. Berlusconi,
a causa della sua discesa in politica, l’organizzazione domestica di Villa
Belvedere di Macherio è sempre rimasta immutata;
16) Vero che l’organizzazione domestica di Villa Belvedere di Macherio è
rimasta immutata anche dopo che le figlie Eleonora e Barbara si sono
trasferite rispettivamente negli Stati Uniti (2005) e a vivere in altra
residenza con il proprio compagno (2008);
17) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini la stessa, per i
propri spostamenti internazionali, oltre a voli di linea nelle classi massime,
era usa utilizzare aerei ed elicotteri delle società del marito;
18) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini la stessa, più
volte all’anno, ha svolto viaggi, anche intercontinentali e che, negli ultimi
quattro anni prima della separazione, si è recata alle Galapagos, in
Polinesia, alle Fiji, in Nuova Zelanda, in Cambogia, Laos e Thailandia, in
Brasile, in Siria, a Parigi, a Praga e che, più volte all’anno, si è recata a New
York, a Londra, in montagna, a Venezia e a Roma;
19) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini Vero che,
durante il matrimonio della signora Bartolini la stessa, per almeno
quattro/cinque settimane all’anno, ha regolarmente svolto lunghe crociere ai
Caraibi a bordo della imbarcazione Morning Glory posseduta dal marito
attraverso la Morning Glory Yachting Ltd con sede nelle Bermuda;
20) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini, gli oneri relativi
a tutti i viaggi svolti dalla stessa sono stati sostenuti dal marito, sia
direttamente che attraverso veicoli societari allo stesso riconducibili;
21) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini la stessa ha
sempre acquistato abiti realizzati da noti stilisti;
22) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini, la stessa si è
sempre dedicata alla cura del proprio corpo, sia dal punto di vista estetico
che sportivo, beneficiando di estetiste, parrucchieri, personal trainer a
domicilio;
23) Vero che la signora Miriam Bartolini ha personalmente allevato i propri
tre figli e si è fatta carico del loro accudimento coadiuvata, solo in certi
periodi, dalla propria madre e da una zia;
24) Vero che la signora Miriam Bartolini durante l’infanzia, l’adolescenza e
la giovinezza dei propri figli si è quotidianamente occupata della loro
educazione, degli aspetti organizzativi della loro vita, dando loro sempre
disponibilità all’ascolto e vicinanza affettiva;
25) Vero che la signora Miriam Bartolini era regolarmente presente a casa
per accogliere i diversi membri della famiglia ai rientri dai loro spostamenti
di breve e lunga durata determinati da ragioni di studio, di lavoro o di
svago;
26) Vero che ogni scelta e mansione connessa alle cure mediche, ai rapporti
con gli insegnanti delle scuole, con gli istruttori degli sport e alla vita di
relazione dei figli è sempre stata svolta dalla signora Miriam Bartolini, sia
quando gli stessi erano in tenera età, sia successivamente;
27) Vero che la signora Miriam Bartolini quando è rimasta incinta della
figlia Barbara ha interrotto la propria carriera di attrice;
28) Vero che il dott. Berlusconi, a partire dal 1994, quando ha iniziato la
propria attività politica, rientrava a Macherio solo nei fine settimana,
trattenendosi a Roma dal martedì al venerdì e soggiornando ad Arcore, nella
Villa San Martino, il lunedì;
Si indicano come testimoni i soggetti di seguito elencati:
– sig.ra Paola Gipponi Silvestri, residente in Brugherio (MB) via Volturno 80
(sui capitoli: 1 e da 6 a 23);
– sig.ra Roberta Rabino, residente in Milano via R.Sanzio 21 (sul capitolo 1);

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Con ricorso depositato il 22.1.2016 Silvio Berlusconi ha proposto appello avverso
la sentenza n.1842 emessa il 23.6.2015 dal Tribunale di Monza, che ha dichiarato il
diritto di Miriam Bartolini a conseguire, a titolo di assegno divorzile, la somma
mensile di euro 1.400.000,00 a far tempo dalla notifica del ricorso introduttivo del
giudizio di scioglimento del matrimonio (maggio 2013), da versarsi entro il giorno 5
di ogni mese a mezzo bonifico bancario e a valuta fissa, assegno rivalutabile
annualmente secondo gli indici ISTAT.
Nell’ambito del giudizio di scioglimento del matrimonio, il Tribunale di Monza
aveva prima emesso sentenza non definitiva, depositata il 17.2.2014, con cui aveva
dichiarato lo scioglimento del matrimonio civile contratto in Milano il 15.12.1990 tra
Silvio Berlusconi e Miriam Bartolini.
L’appellante Berlusconi ritiene anzitutto la insussistenza dei requisiti per la
costituzione dell’obbligazione di pagamento dell’assegno divorzile e censura la
sentenza impugnata “nella parte in cui ha acriticamente assunto „il tenore di vita‟
quale termine di comparazione ex art. 5 legge n. 898 del 1970 per la valutazione di
„adeguatezza‟ delle sostanze della Signora Bartolini…criterio, come noto, assente
dalla norma in parola ma interpolato da una costante interpretazione
giurisprudenziale successiva alla pronuncia a Sezioni Unite della Suprema Corte n.
11490/1990”. Osserva quindi che il riferimento al parametro del “tenore di vita”
costituisce l’interpretazione normativa della “volontà di un Legislatore non solo
socialmente, ma anche costituzionalmente superato”.
In sintesi, l’appellante ha esposto quanto segue:
la normativa nazionale va interpretata in senso conforme all’indirizzo comunitario e
in modo da garantire la efficacia delle norme dell’Unione; in materia di divorzio e
mantenimento tra ex coniugi la Commissione Europea ha espresso degli indirizzi
normativi al dichiarato fine di contribuire alla armonizzazione del diritto della
famiglia in Europa e di facilitare la libera circolazione delle persone in Europa; in
particolare si richiede che la materia del mantenimento tra ex coniugi sia plasmata
attorno ai principi di autosufficienza, stato di bisogno e temporaneità1.
Va adottata una interpretazione dell’art. 5 comma 6 L. 898/1970 conforme ai
predetti principi, con la conseguenza che deve essere escluso il diritto della signora
Bartolini al percepimento dell’assegno divorzile, valutati i mezzi della medesima che
vanno rapportati al parametro dell’autosufficienza, ovvero al parametro costituzionale
1 Principio 2.2 “Autosufficienza: … dopo il divorzio ciascun coniuge provvede ai propri bisogni”;
Principio 2.3: “Condizioni per il mantenimento: l‟attribuzione del mantenimento dopo il divorzio
presuppone che il coniuge richiedente non abbia mezzi adeguati per far fronte ai propri bisogni e
che il coniuge obbligato abbia la capacità di soddisfare tali bisogni”; Principio 2.8: “Limiti
temporali: l‟autorità competente attribuisce il mantenimento per un periodo di tempo limitato, ma
eccezionalmente può attribuirlo senza limiti temporali.”. (v. fascicolo di primo grado, allegato 1
alla memoria 23.9.2014 dell’appellante)
della sufficienza per una esistenza libera e dignitosa ovvero al diverso parametro
ritenuto rispondente all’interpretazione dell’odierno Legislatore ai sensi dell’art. 12
Prel., diversamente dovendosi promuovere questione di legittimità costituzionale
della norma nella parte in cui, per effetto del diritto vivente, dispone che
l’adeguatezza dei mezzi del richiedente l’assegno divorzile sia parametrata al tenore
di vita goduto in costanza di matrimonio.
La sentenza del Tribunale di Monza impugnata è erronea nella parte in cui ha
costituito l’obbligazione di mantenimento ritenendo genericamente inadeguati i
mezzi della signora Bartolini, riconosciuta titolare dei soli proventi della società
immobiliare il Poggio s.r.l., che sarebbero appena sufficienti a fronteggiare il prelievo
fiscale.
Le disponibilità della appellata sono in realtà enormemente maggiori, considerato
solo chela stessa , nei 63 mesi antecedenti, ha percepito come assegno di
mantenimento oltre 91,5 milioni di euro, somma lorda, con disponibilità al netto del
prelievo fiscale di circa 50 milioni di euro, ovvero 26.000,00 euro al giorno percepiti
negli ultimi cinque anni.
Inoltre, le consistenti disponibilità patrimoniali di Miriam Bartolini al momento della
separazione consistevano in:
– liquidità amministrata per oltre 16 milioni di euro (doc. 7 allegato al fascicolo
di parte di primo grado, ovvero sentenza di primo grado nel giudizio di
separazione);
– villa a S-Chanf del valore di diversi milioni di euro fiduciariamente intestata
alla madre (doc. 182);
– gioielli di valore pari a decine di milioni di euro (doc. 5);
– patrimonio immobiliare di proprietà de Il Poggio s.r.l. pari a circa 80 milioni di
euro (doc. da 11 a 173);
Il patrimonio è quindi complessivamente stimabile in circa 300 milioni di euro, oltre
al credito ancora esigibile, credito che, nonostante il ribasso operato dalla Corte di
Appello in sede di gravame nel giudizio di separazione, ammonta a venti milioni di
euro.
Il pagamento, da parte di Silvio Berlusconi, di una somma complessiva di oltre 110
milioni di euro costituisce nei fatti un indebito trasferimento di ricchezza, non
consentito dall’ordinamento; inoltre una disponibilità così ingente di liquidità,
accumulata in un arco temporale estremamente contenuto, ha consentito alla signora
Bartolini una ulteriore produzione di ricchezza mediante patrimonializzazione della
misura non consumata, e ciò secondo la comune esperienza. Infatti “…se i costi del
mantenimento della signora Bartolini fossero stati anche solo tendenzialmente
avvicinabili alla misura goduta, la medesima non avrebbe avuto alcuna difficoltà di
esibizione probatoria, adempiendo a quell‟onere sempre eluso nel corso della lunga
epopea giudiziaria…”.
2 Articolo di giornale relativo all’acquisto della villa
3 Si tratta dei contratti di compravendita degli immobili
La sentenza impugnata è viziata nella parte in cui ha omesso di valutare la
sussistenza del requisito del comma 6 dell’art. 5 L. 898/70 perché sia riconosciuto
l’assegno divorzile, ovvero la capacità del richiedente di procurarsi i mezzi adeguati.
Miriam Bartolini svolge, di fatto, l’attività di imprenditrice immobiliare per il tramite
della società il Poggio s.r.l. e, in ogni caso, è abile allo svolgimento di attività
lavorativa; peraltro dispone di fonti reddituali non lavorative ma di provenienza
finanziaria. Ella pertanto amministra la propria ricchezza con conseguente
percepimento di rendite finanziarie e di posizione, avendone le capacità.
In via subordinata e in parziale riforma della sentenza impugnata va comunque
ridotto l’assegno divorzile in quanto è errata la valutazione delle modalità di
determinazione dell’assegno medesimo; in primo luogo la sentenza è erronea nella
parte in cui fa corrispondere le ricchezze di tutta la famiglia Berlusconi, intesa in
senso allargato, a quel tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, tenore che la
sentenza descrive in modo iperbolico e che comunque l’appellante non è tenuto a
continuare ad assicurare alla ex moglie. Il metro di valutazione cui fa riferimento il
Tribunale di Monza per determinare l’importo dell’assegno in 1.400.000 euro mensili
è quello, come si legge in sentenza, “desumibile dalla comune esperienza” in quanto
il tenore di vita della famiglia sarebbe stato “ben superiore a quasi tutti i soggetti
ritenuti i più ricchi del mondo”, genericità di parametri e valutazioni che il Tribunale
avrebbe potuto superare accogliendo le istanze istruttorie formulate.
La signora Bartolini non ha mai dato conto degli esborsi effettuati dalla separazione
in avanti e dal settembre 2010 è ignota anche la sua dimora, mentre il Tribunale ha
anche valorizzato “ingenti costi” necessari per la locazione di un immobile ove
vivere.
La conseguenza è che la sentenza neppure ipotizza quali costi l’appellata debba oggi
sopportare. Pertanto la quantificazione dell’assegno effettuata dal tribunale appare
arbitraria, avendo adottato un generico criterio esponenziale di spese. Inoltre
l’appellata non ha mai lamentato la insufficienza del mantenimento percepito nella
fase iniziale della separazione, pari a un milione di euro, fase anche più difficile
rispetto alla attuale vita di donna divorziata.
L’assegno dovrà pertanto essere determinato previa adeguata attività istruttoria e
comunque in misura inferiore a un milione di euro.
la motivazione del tribunale di Monza è contraddittoria laddove determina l’assegno
divorzile tenendo conto del prelievo fiscale, salvo poi prendere atto che “…il reddito
che la Bartolini può trarre dagli immobili a lei attribuiti in proprietà, attraverso la
società Il Poggio e che sono locati, oltre che alla loro stessa conservazione e
gestione potrà servire, e forse neppure a sufficienza, a compensare il prelievo che il
fisco opererà sul suo assegno divorzile.” Si chiede conseguentemente di ridurre
l’assegno quantomeno nella misura della pressione fiscale. In ogni caso l’assegno
quantificato, multiplo rispetto a redditi da lavoro percepito da categorie economiche
equiparabili, ad esempio dirigenti di multinazionali, crea posizioni di rendita fondate
su un mero status sociale e inoltre “impone discriminatoriamente a carico del solo
coniuge onerato il dovere di mantenere il medesimo (anzi superiore) tenore
reddituale, coartando, dunque, il diritto di auto-determinazione garantito dall‟art. 4
della Cost. e legittimando il coniuge beneficiario a sottrarsi al proprio dovere di
contribuire al progresso sociale per il tramite della propria attività lavorativa (art. 4
Cost.)”. Pertanto, ove non si ritenga di adottare il criterio del reddito da lavoro al fine
di determinare il quantum, si insiste nella richiesta di rimessione alla Corte
Costituzionale della prospettata questione di incostituzionalità dell’art. 5 comma 6 L.
898/1970.
Vengono infine censurati altri passaggi della motivazione della sentenza impugnata,
in particolare laddove si fa riferimento alla pressione fiscale, che viene espressamente
criticata così come viene operata, motivazione che mostra come sia radicata “…una
concezione “indissolubilista” del matrimonio e “matrimonialista” del divorzio di
cui…il perdurante utilizzo del criterio del “tenore di vita” è il precipitato più
ingombrante e anacronistico: il divorzio, nella concezione del Tribunale di Monza,
assurge ad avere, nel rapporto tra ex coniugi, un mero carattere formale che nulla fa
decadere, sul piano sostanziale, rispetto all‟unione matrimoniale di cui si continua
ad imporre giudizialmente, al di fuori della volontà dei consociati e lontani dai
canoni europei, una perdurante, irrazionale, sopravvivenza.”.
Si contestano le affermazioni del Tribunale, mancanti di supporto probatorio,
laddove ritiene che il valore del compendio immobiliare de Il Poggio sia inferiore alle
appostazioni di bilancio e ciò sulla base di generiche affermazioni, ovvero:
– l’immobile di via Pontaccio a Milano sarebbe edificio “di normali
caratteristiche costruttive”;
– costi ingenti per il drenaggio dell’acqua nei piani interrati di palazzo Canova e
palazzo Borromini, per la presenza di falde acquifere;
– venir meno di relazioni privilegiate che Berlusconi aveva con il mondo
imprenditoriale e ciò per la locazione dei prestigiosi immobili, ora più difficile.
Si chiede pertanto di accertare la insussistenza dei presupposti di legge per il
riconoscimento di un assegno divorzile e, in via subordinata, comunque di ridurlo
nella misura ritenuta equa.
2. Con memoria depositata in via telematica il 25.11.2016 si è costituita in giudizio
Miriam Bartolini, che ha chiesto il rigetto dell’appello e ha proposto a sua volta
appello incidentale avverso la sentenza n. 1842/14 del Tribunale di Monza, chiedendo
il riconoscimento di un assegno divorzile a suo favore pari a euro 3.600.000 mensili.
In sintesi l’appellata ha esposto quanto segue:
In relazione alla ritenuta illegittimità costituzionale dell’art. 5 L.898/70, la questione
è stata già ritenuta non fondata dalla Corte Costituzionale che ha chiarito che
l’esistenza di un “diritto vivente” fondato sul paradigma del “tenore di vita” non trova
riscontro nella giurisprudenza della Cassazione, secondo cui il tenore di vita goduto
in costanza di matrimonio non costituisce l’unico parametro di riferimento ai fini
della statuizione dell’assegno divorzile ma rileva per determinare in astratto il tetto
massimo della misura dell’assegno; in concreto quel parametro concorre e va
bilanciato, caso per caso, con tutti gli altri criteri indicati dall’art. 5. La durata del
matrimonio è elemento rilevatore dell’effettività della comunione e costituisce il
filtro attraverso il quale devono essere esaminati e considerati tutti gli altri criteri
indicati nella norma.
Il paradigma del tenore di vita coniugale e la necessità/possibilità di conservarlo va
dedotto sia dal riferimento alle condizioni reddituali e patrimoniali dei coniugi che
dal contenuto del 9° comma dell’art. 5, che prevede la possibilità, in caso di
contestazioni, di disporre indagini “sull’effettivo tenore di vita”.
Dalle norme costituzionali che garantiscono la parità dei coniugi durante il
matrimonio discende il fondamento dell’assegno divorzile.
I principi normativi e giurisprudenziali, secondo i quali l’assegno divorzile deve
essere strumento di riequilibrio delle posizioni economiche dei coniugi e deve
garantire la conservazione del tenore di vita coniugale, rispondono a ragionevolezza:
“il legislatore, consapevole del fatto che la divisione del lavoro nella famiglia si
caratterizza per una ripartizione e distinzione di ruoli, ha dettato delle regole
attuative del principio costituzionale di parità (art. 29 Cost.), stabilendo che „con il
matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi
doveri‟, „sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria
capacità di lavoro professionale o casalingo a contribuire ai bisogni della
famiglia‟(art. 143 c.c.) e devono adempiere l‟obbligo di mantenere i figli (art. 147 e
315 bis c.c.) „in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di
lavoro professionale o casalingo‟ (art. 148 c.c. e 316 bis c.c.). Così, in applicazione
degli stessi valori, nel momento in cui il matrimonio si scioglie, il principio della
parità tra i coniugi deve trovare applicazione e realizzazione attraverso una equa
condivisione delle risorse della famiglia, ciò a tutela del coniuge debole proprio
nella fase in cui le scelte operate in virtù del matrimonio manifestano le loro
conseguenze negative.”.
La Commission on European Family Law (CEFL) è carente di rilevanza giuridica e
cogenza e, in ogni caso, sul piano normativo i sistemi europei sono molto diversi fra
loro e inoltre alcuni sistemi prevedono la possibilità di stipulare accordi
prematrimoniali. Dunque appare fallace il confronto fatto per singoli istituti,
estraniati dal contesto normativo.
Il tenore di vita in costanza di matrimonio costituisce un parametro dal quale
partire, per affrontare poi la specificità dei casi concreti. Il presupposto per
riconoscere il diritto all’assegno divorzile è costituito dalla “inadeguatezza dei mezzi
del coniuge richiedente (tenendo conto di tutte le sue possibilità) a conservare un
tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, senza che sia
necessario uno stato di bisogno dell‟avente diritto, il quale può anche essere
economicamente autosufficiente, avendo rilievo l‟apprezzabile deterioramento, in
dipendenza del divorzio, delle condizioni economiche del medesimo che, in via di
massima, devono essere ripristinate in modo da ristabilire un certo equilibrio (Cass.
Sez. Unite n. 11490/90…)”.
La funzione assistenziale dell’assegno di divorzio è strettamente collegata al valore
della solidarietà post matrimoniale e l’assegno divorzile è un mezzo per far fronte al
deterioramento del livello di protezione connesso alla fine del matrimonio (non a uno
stato di bisogno) e ha finalità di riequilibrare i rapporti.
Il tenore di vita coniugale costituisce la misura di riferimento per la valutazione
dell’adeguatezza dei mezzi del coniuge che richiede l’assegno divorzile e ne è il tetto
massimo in quanto, nella concreta determinazione del diritto, il giudice deve tenere
conto degli altri parametri indicati dal sesto comma.
Per quanto riguarda le disponibilità della signora Bartolini, le stesse sono state
correttamente valutate dal Tribunale, che non ha omesso nulla, mentre l’appellante
cita dati che non corrispondono alla realtà:
– il patrimonio immobiliare posseduto dall’appellata attraverso la società Il
Poggio non è di 80 milioni di euro, come sostenuto da controparte, quotazione
non provata e contestata. I c.d. “giudizi di stima” effettuati in data 11.1.2010 e
a firma del geom. Francesco Magnano, prodotti in primo grado dall’appellante,
sono stati contestati dalla signora Bartolini in relazione alla loro provenienza e
attendibilità. Gli approfondimenti peritali, che l’appellata si era dichiarata
disponibile a effettuare, non sono stati ritenuti necessari dal Tribunale, anche
per il divario consistente tra i patrimoni delle parti, giacché, sulla base delle
classifiche Forbes degli uomini più ricchi del mondo, il patrimonio di
Berlusconi risulta stimato nell’ordine dei 9 miliardi di euro.
– La società Il Poggio s.r.l. non produce utili, ed è anzi in perdita, “in quanto i
frutti derivanti dalla locazione degli immobili che possiede sono integralmente
assorbiti dagli oneri relativi al mutuo gravante su uno di tali beni (Palazzo
Canova) nonché dagli oneri fiscali, gestionali, nonché di manutenzione e la
qualità degli immobili posseduti da tale società incide sulla remuneratività
degli stessi, anche in relazione alle attuali richieste del mercato”.
– La casa in località S-Chanf in Engadina è stata acquistata nel 2004 ed è stata
intestata alla suocera di Berlusconi.
– La liquidità riferita dalla signora Bartolini in sede di separazione, e richiamata
dall’appellante anche nei giudizi di divorzio, “non ha rilevanza, tra l‟altro da
allora si è notevolmente ridotta sia in ragione dell‟andamento della borsa, sia
in ragione dei finanziamenti soci ai quali l‟appellata è stata tenuta per la
copertura delle perdite della società Il Poggio”.
– Quanto ricevuto dalla signora Bartolini a titolo di assegno di separazione prima
e di divorzio poi viene indicato dalla controparte al lordo di imposta e in ogni
caso si tratta di somme che “sono ovviamente servite e servono alla stessa per
vivere secondo canoni analoghi, almeno tendenzialmente, a quelli relativi al
precedente tenore di vita”. Del resto anche la Cassazione ha ribadito che
l’assegno può essere molto elevato se parametrato a un elevato e dispendioso
tenore di vita e che esso è finalizzato alla conservazione di tale tenore. E’ dato
inconfutabile che per mantenere, almeno tendenzialmente, il precedente tenore
di vita debbano essere messe a disposizione della signora Bartolini somme
adeguatamente consistenti.
Per quanto riguarda i gioielli, la signora Bartolini “intende conservarli per lasciarli
alle figlie e alla futura moglie del figlio”.
Le sostanze dell’appellata non vengono in rilievo per il loro valore assoluto, ma per
il peso relativo che devono assumere nella valutazione comparativa con la situazione
economica e patrimoniale del dott. Berlusconi. La divergenza tra le sostanze
dell’onerato e quelle della beneficiaria risulta nel caso di specie pacificamente
incommensurabile.
La signora Bartolini non può svolgere lavoro e non lo ha mai svolto, se non per un
breve periodo, quando era molto giovane e svolgeva l’attività di attrice, lavoro che ha
interrotto accondiscendendo alla volontà del coniuge. Inoltre la società Il Poggio è
sempre stata amministrata da un professionista e l’appellata non ha mai fatto
l’immobiliarista ma, semplicemente, detiene alcuni immobili a mezzo della società.
La s.r.l. Il Poggio è stata sempre amministrato da persona di fiducia di Berlusconi (il
geom. Scabini) e, dopo la separazione, è stata designata persona di fiducia
dell’appellata (rag. Monica Limonta). In ogni caso si tratta di attività non produttiva
di redditi e “quindi inidonea a costituire per la signora Bartolini una fonte di
mezzi”.
Gli assegni ricevuti da Berlusconi sono previsti “…affinché il beneficiario lo destini
ai consumi necessari alla conservazione del tenore di vita coniugale, non
all‟accantonamento e quindi all‟investimento. Risulta pertanto completamente fuori
dalla logica sostenere che la signora Bartolini sarebbe in grado di procurarsi i mezzi
adeguati alla conservazione del tenore di vita coniugale in quanto titolare di assegno
divorzile.”.
In relazione al criterio per la determinazione del mantenimento, premesso che il
tenore di vita della famiglia Berlusconi è stato decisamente al di sopra della norma e
che è fatto non contestato anche in ragione della sua evidenza pubblica, l’assegno va
dunque rapportato a detto tenore di vita. Oltretutto il tenore di vita dello stesso
Berlusconi “ha comportato e continua a comportare oneri sbalorditivi, basti pensare
che, per sua stessa ammissione, egli gode di venti case…. Si fa notare che si tratta di
dimore di pregio architettonico e, nella maggior parte dei casi, di pregio storico,
ciascuna di diverse migliaia di metri quadri, tutte circondate da decine di ettari di
parchi di pregio arboreo e paesaggistico. Inoltre vengono spese cospicue somme di
denaro per continui abbellimenti, data la passione di Berlusconi per tutte le proprie
dimore: ad esempio una serra a Villa Certosa è costata quattro milioni di euro.
Le osservazioni svolte dall’appellante in merito a un preteso onere della prova a
carico della signora Bartolini con riguardo alle spese dalla stessa sostenute risultano
“assurde” in quanto oggetto di prova è il tenore di vita goduto durante il matrimonio.
La sentenza del Tribunale di Monza è erronea, e su questo punto Miriam Bartolini
propone appello incidentale, laddove il primo giudice ha fissato l’assegno divorzile in
euro 1.400.000,00 e ne ha indicato la decorrenza dalla notifica del ricorso introduttivo
del giudizio di scioglimento del matrimonio. Appare errata la applicazione del
parametro del contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla
conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello
comune, dovendosi considerare che la signora Bartolini si è occupata personalmente
della crescita dei tre figli e di ogni questione relativa alla loro salute, scuola, attività
sportive ed è stata sempre presente nella quotidianità dei figli, non avendo Berlusconi
mai esercitato funzioni genitoriali quotidiane; il ruolo svolto dalla signora Bartolini in
famiglia ha giovato alla immagine pubblica di Berlusconi e così l’appellata ha
contribuito al successo del marito e quindi anche alla formazione della sua ricchezza.
Poiché il regime prescelto era stato della separazione dei beni, dovrà tenersi in
maggiore considerazione l’apporto del coniuge economicamente più debole che,
“…per dedicarsi alla famiglia ha rinunciato alla possibilità di svolgere lavoro
esterno, produttivo di reddito, e quindi alla possibilità di formare un patrimonio
personale”. I predetti elementi non sono stati tenuti in considerazione dal Tribunale
di Monza e pertanto “…la signora Bartolini non deve subire alcuna riduzione del
tenore di vita coniugale…anche perché il contributo dato dall‟appellante incidentale
alla famiglia è stato comprovatamente fondamentale e certamente non inferiore a
quello dato dal dott. Berlusconi attraverso consistenti esborsi economici.
Diversamente, in contrasto con i principi dell‟ordinamento, si attribuirebbe un
valore differente alle funzioni svolte da ciascuno per la famiglia.”
Sulla base di queste considerazioni appare ingiustificata la drastica riduzione
dell’assegno rispetto a quanto stabilito in sede di separazione, assegno che deve
essere corrisposto nella misura di euro 3.600.000,00 mensili ovvero nella diversa
somma comunque superiore a 1.400.000,00. L’assegno divorzile, che ha efficacia
costitutiva, dovrà decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza di divorzio.
3. All’udienza del 25.1.2017, che si è svolta alla presenza del P.G., della signora
Bartolini e dei difensori, sull’accordo delle parti la causa è stata rinviata all’udienza
del 12 aprile 2017, ritenuta da tutti l’opportunità di attendere la decisione della Corte
di Cassazione nella causa di separazione dei coniugi Berlusconi-Bartolini.
Per il medesimo motivo la causa è stata nuovamente rinviata, sull’accordo delle parti,
all’udienza del 13.12.2017 e quindi anticipata all’udienza del 20.9.2017 su istanza
dell’appellante, che ha, tra l’altro, chiesto di produrre la sentenza della Cassazione n.
12196/17 emessa il 16.11.2016 e depositata il 16.5.2017, sentenza che ha rigettato il
ricorso proposto da Silvio Berlusconi, cosicché la sentenza della Corte di Appello di
Milano depositata il 27.3.2014, emessa nel giudizio di separazione, è divenuta
definitiva.
4. In data 31.7.2017 è stata depositata in via telematica comparsa di costituzione di un
secondo difensore nell’interesse di Silvio Berlusconi, che ha richiamato
integralmente il contenuto dell’atto di appello e le domande ivi formulate, chiedendo
che l’assegno divorzile sia revocato a far data dalla domanda di divorzio, ovvero
maggio 2013; ha chiesto quindi il rigetto dell’appello incidentale, contestando
integralmente il contenuto della memoria avversaria. Ha infine chiesto
l’autorizzazione a produrre i seguenti documenti: il bilancio della società il Poggio
S.r.l. al 31.12.2015; la sentenza n. 12196/17 della Corte di Cassazione pronunciata tra
le parti nel giudizio di separazione e depositata il 16.5.2017; atto di precetto
notificato da Miriam Bartolini a Silvio Berlusconi il 14.4.2017; visura catastale e
relativo contratto di compravendita da parte di Miriam Bartolini; giurisprudenza
(CdA Bologna, sentenza n. 1429/2017, pubblicata il 15.6.2017; CdA Torino, sentenza
n. 1321/2017, pubblicata il 14.6.2017).
5. All’udienza del 20.9.2017 parte appellata ha prodotto, nulla opponendo la
controparte, la sentenza del Tribunale di Udine emessa in data 11.5.2017 e depositata
l’1.6.2017 e non si è opposta alla acquisizione della documentazione che l’appellante
ha chiesto di produrre con la memoria depositata il 31.7.2017.
In relazione al documento prodotto da Berlusconi, attestante il recente acquisto di un
appartamento in via Besana n. 10 da parte di Miriam Bartolini, il difensore
dell’appellata ha precisato che attualmente Miriam Bartolini dimora in due
appartamenti condotti in locazione, uno in Milano e l’altra in Brianza. La signora
Bartolini ha quindi deciso di acquistare l’appartamento in via Besana per destinarlo a
propria abitazione in Milano, con l’intenzione di lasciare a breve l’abitazione
condotta in locazione. Ha infine riferito che la signora Bartolini vive tra Milano e la
Brianza in quanto si occupa dei nipoti.
I difensori hanno in conclusione illustrato oralmente i rispettivi e contrapposti punti
di vista in relazione ai presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile,
tenuto conto degli ultimi arresti della Suprema Corte di Cassazione.
6. Preliminarmente la Corte acquisisce la documentazione prodotta dalle parti in
questo grado di giudizio, preso atto del reciproco consenso manifestato.
Si ritengono viceversa ultronee tutte le istanze istruttorie – riproposte integralmente
dalle parti in questo grado di giudizio – tendenti a dimostrare l’esatta consistenza del
patrimonio degli ex coniugi e il tenore di vita in costanza di matrimonio, prove
irrilevanti ai fini della decisione ovvero relative a fatti non contestati. In particolare
non è contestato ed è altresì irrilevante ai fini del decidere l’altissimo tenore di vita
delle parti in costanza di matrimonio. Così come non rileva avere l’esatta contezza
dell’effettiva consistenza del patrimonio di Silvio Berlusconi, mentre sarebbe stato
rilevante conoscere quantità e qualità delle spese oggi sostenute da Miriam Bartolini,
che è titolare, in qualità di socio unico di società immobiliari, di un considerevole
patrimonio immobiliare e ha la disponibilità di somme di denaro – considerando solo
quelle ricevute a titolo di assegno dopo la separazione – di consistenza tale da poter
essere in parte destinate ad investimenti e comunque di entità tale da consentirle un
elevato tenore di vita anche negli anni futuri. Pur sollecitata in tal senso dalla Corte
nel confronto orale in udienza, l’appellata non ha ritenuto di adempiere a tale suo
onere probatorio, neppure allegando quali siano le spese attuali sostenute dalla
signora Bartolini per mantenere il patrimonio immobiliare, che le è stato costituito nel
corso del matrimonio dal marito, e quali siano le spese sostenute in relazione al suo
attuale tenore di vita.
Nel merito, la presente controversia verte esclusivamente sul riconoscimento o meno
di un assegno divorzile a carico di Silvio Berlusconi e a favore dell’ex moglie Miriam
Bartolini.
Appare utile, preliminarmente, puntualizzare l’iter processuale che da molti anni vede
contrapposte le parti, con il fallimento di diversi tentativi di conciliazione esperiti
dalle diverse autorità giudiziarie e dalle parti stesse, in particolare evidenziando che:
il 15.12.1990 Silvio Berlusconi e Miriam Bertolini contraevano matrimonio e
dall’unione sono nati tre figli, tutti economicamente indipendenti;
il 4.11.2009 Miriam Bartolini proponeva ricorso per separazione;
il 18.5.2010 veniva emesso provvedimento presidenziale che poneva a carico di
Berlusconi un assegno mensile di euro 50.000 a favore della moglie con decorrenza
giungo 2010 e fino al rilascio da parte della stessa della casa coniugale denominata
Villa Visconti Belvedere, in Macherio, e quindi un assegno mensile di euro
1.000.000,00;
il 19.12.2012 emessa, nel giudizio di separazione, sentenza dal tribunale di Milano,
depositata il 27.12.2012, che poneva a carico di Berlusconi un assegno mensile a
favore della moglie di euro 3.000.000,00, decorrente da maggio 2010;
il 14.5.2013 Silvio Berlusconi proponeva ricorso per scioglimento del matrimonio;
il 17.2.2014 veniva pronunciata dal Tribunale di Monza sentenza parziale n.
499/2014 di scioglimento del matrimonio
in data 11.7.2014 veniva depositata, nel giudizio di separazione, la sentenza n.
2740 dalla Corte di Appello di Milano, che poneva a carico di Berlusconi un assegno
mensile a favore della moglie di euro 50.000,00 mensili dalla domanda (4.11.2009)
fino a settembre 2010 (data di rilascio della casa coniugale da parte di Bartolini) e,
successivamente, di euro 2.000.000,00 mensili;
il 22.6.2015 è stata emessa dal tribunale di Monza la sentenza n. 1842/15 qui
appellata, nell’ambito della causa di scioglimento del matrimonio e relativa agli
aspetti patrimoniali, sentenza che ha posto a carico di Berlusconi un assegno divorzile
pari a 1.400.000,00 mensili;
il 16.5.2017 è stata depositata sentenza della Corte di Cassazione di rigetto del
ricorso di Berlusconi avverso la sentenza della Corte di Appello di Milano nella causa
di separazione (con conferma quindi dell’assegno mensile a suo carico di euro
2.000.000,00 a favore della moglie a decorrere dal settembre 2010).
La Corte ritiene che, con lo scioglimento del matrimonio, sia venuto meno il diritto di
Miriam Bartolini a richiedere un assegno di mantenimento e che quindi non
sussistano i presupposti per il riconoscimento di un assegno divorzile ai sensi dell’art.
5 comma 6 Legge 898/1970, come modificato dalla L. 74/1987.
La signora Bartolini può infatti contare su un cospicuo patrimonio, oltretutto
costituitole integralmente dal marito nel corso del quasi ventennale matrimonio; ha
la capacità di produrre reddito, sia per le ingenti somme di denaro che l’ex marito le
ha corrisposto sia perché possiede numerosi beni immobili di notevole valore
commerciale in qualità di socio unico della società immobiliare Il Poggio s.r.l. – che
ha un patrimonio complessivo di oltre 50 milioni di euro, come risulta dal bilancio di
esercizio al 31.12.2015 prodotto dall’appellante4 – e, per il tramite di detta società,
della società Reality Corp di New York, proprietarie entrambe le società di cespiti in
Italia, Stati Uniti e Inghilterra.
4 Doc. 6 nel fascicolo di parte appellante
Miriam Bartolini ha la possibilità e capacità di investimento di parte delle somme
capitali ricevute dal marito, somme che la stessa signora Bartolini ha quantificato in
euro 104.418.000,00 lordi, come emerge dall’atto di precetto del 7.3.2017 notificato
a Silvio Berlusconi, ritenendo l’appellata di essere ancora creditrice della somma di
euro 26.050.220,715. Senza considerare il valore dei numerosissimi gioielli avuti in
dono dal marito nel corso del matrimonio, che l’appellante ha valutato in decine di
milioni di euro, valutazione non contrastata dalla signora Bartolini che si è limitata ad
osservare che non rilevano in quanto è suo desiderio destinarli alle figlie e alla futura
moglie del figlio.
Miriam Bartolini ha affermato che le ingenti spese sostenute per la manutenzione
degli immobili e quelle destinate al fisco sono coperte dai canoni di locazione degli
immobili medesimi; anzi, la società Il Poggio non solo non produce reddito ma è
anche in perdita. Tale situazione emerge dal bilancio 2015. Peraltro si osserva che
potrebbe trattarsi di una situazione temporanea, ad esempio per la mancata locazione
di alcuni immobili, come sostenuto in primo grado, ovvero per la necessità di spese
straordinarie e, in ogni caso, quand’anche fosse stato necessario attingere ai risparmi
per far fronte alle perdite (che sempre nel bilancio 2015 vengono indicate in circa
1.300.000 euro) , le somme accantonate sono di capienza tale da consentire alla
signora Bartolini un alto tenore di vita ed essere anche investite (residuando 103
milioni di euro circa, sia pure al lordo).
Il valore di tutto il patrimonio immobiliare è in ogni caso ingente e deve essere
anch’esso considerato al fine di valutare l’adeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge
richiedente l’assegno6. Così come va considerato l’immobile di via Besana
acquistato da Miriam Bartolini il 29.9.2015, per essere destinato a propria abitazione,
immobile che dal contratto prodotto risulta essere stato acquistato al prezzo di
1.500.000,00 euro, abitazione di cat. A/2, cl. 1, vani 10,5 e terrazzo, rendita catastale
di euro 1.816,647.
Si prendono dunque in considerazione le deduzioni della appellata e non già
dell’appellante, con valutazioni del patrimonio complessivo della signora Bartolini
molto prudenziali e, ciononostante, la condizione economica della stessa si ritiene
possa consentirle, anche per il futuro, un tenore di vita elevato.
La Corte deve anche tener conto del fatto che parte appellata non ha adempiuto
all’onere probatorio di allegare e poi dimostrare quale sia l’entità e la qualità dei suoi
attuali esborsi mensili, neppure essendo noto ove la stessa abbia fissato la sua dimora
5 Doc. 8 prodotto dall’appellante
6 Basti considerare: Palazzo Borromini, sito nel Centro direzionale Milano 2, acquistato nel 2004
dalla Finanziaria Il Poggio s.r.l., società unipersonale, è costituito da sette piani in elevazione
destinati a uffici oltre alla terrazzo di copertura e all’ottavo piano e due piani sotterranei adibiti ad
aree commerciali e servizi, il tutto censito al Catasto fabbricati di Segrate con la indicazione di 11
mappali, oltre comproprietà di parti comuni e 30 posti auto. Palazzo Canova, nel medesimo centro
Direzionale di Milano 2, acquistato nel 2009, è costituito da otto piani sovrastanti, oltre lastrico e
locali tecnici al nono piano (17 mappali), oltre 70 posti auto, 5 unità immobiliari ad uso magazzino.
7 V. doc. 9 prodotto dall’appellante con comparsa 31.7.2017
e quale sia il suo tenore di vita attuale. Peraltro, all’udienza del 20.9.2017, per la
prima volta, a fronte della produzione, da parte dell’appellante, del contratto di
compravendita di immobile da parte della signora Bartolini in data 29.9.2015 e del
relativo rapporto catastale, è stato riferito alla Corte da parte del difensore – come
risulta dal verbale di udienza – che la signora Bartolini vive in una abitazione in
locazione in Brianza e in altra abitazione in locazione a Milano (senza peraltro
indicazione dei luoghi né della entità dei canoni), abitazione di Milano che lascerà a
breve, avendo effettivamente acquistato un appartamento per sé in via Besana n. 10,
ove si trasferirà a vivere nei periodi che trascorrerà a Milano, occupando molto del
suo tempo a seguire i nipoti, lasciando dunque intendere di condurre una vita
appartata e nella normalità. Tali dichiarazioni della parte portano, a maggior ragione,
a ritenere che effettivamente vi sia una capacità di risparmio e investimento di buona
parte delle somme ricevute, essendo verosimilmente mutate oltre alle condizioni di
vita (necessariamente, a causa della separazione) le stesse scelte di vita e priorità
assegnate alle spese.
Ciò detto, questa Corte condivide le argomentazioni sviluppate nell’atto di appello
con riferimento alla interpretazione che deve essere data della normativa in esame,
sopra sinteticamente richiamate, interpretazione che è stata, nelle more del presente
giudizio, fatta propria anche dalla Suprema Corte di Cassazione con le sentenze
n.11504 e n.15481, che hanno mutato il precedente orientamento in tema di
individuazione dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile.
Nelle more del presente giudizio è stata anche depositata, il 16.5.2017, la sentenza
della Corte di Cassazione che, nel respingere il ricorso proposto da Silvio Berlusconi,
ha reso definitiva la sentenza di questa Corte che aveva riconosciuto nel giudizio di
separazione un assegno di mantenimento a favore della signora Bartolini, sentenza
della Suprema Corte che non contrasta con il nuovo orientamento in tema di assegno
divorzile ma, al contrario, espressamente aderisce ad esso. Afferma infatti il principio
secondo cui la separazione personale, a differenza dello scioglimento o cessazione
degli effetti civili del matrimonio, presuppone la permanenza del vincolo coniugale,
sicché i “redditi adeguati” cui va rapportato, ai sensi dell’art. 156 c.c., l’assegno di
mantenimento a favore del coniuge, in assenza della condizione ostativa
dell’addebito, sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di
matrimonio, essendo ancora attuale il dovere di assistenza materiale, che non presenta
alcuna incompatibilità con tale situazione temporanea, dalla quale deriva solo la
sospensione degli obblighi di natura personale di fedeltà, convivenza e
collaborazione, e che ha una consistenza ben diversa dalla solidarietà post-coniugale,
presupposto dell’assegno di divorzio. In particolare la Suprema Corte evidenzia “…la
sostanziale diversità del contributo in favore del coniuge separato dall‟assegno
divorzile, sia perché fondati su presupposti del tutto distinti, sia perché disciplinati in
maniera autonoma e in termini niente affatto coincidenti.”. Quindi la Corte di
Cassazione precisa che mentre nella separazione il dovere di assistenza materiale
conserva la sua efficacia e la sua pienezza in quanto costituisce uno dei cardini del
matrimonio e fonda quindi l’assegno di mantenimento, non apparendo incompatibile
lo stato di separazione, in ipotesi anche temporaneo, non altrettanto può affermarsi
quanto alla solidarietà post-coniugale, che è alla base dell’assegno divorzile: “al
riguardo – si legge nella sentenza – è sufficiente richiamare la recente sentenza di
questa Corte n. 11504 del 10.5.2017, le argomentazioni che la sorreggono…e i
principi di diritto con essa enunciati”.
Dunque il passaggio dal parametro del “tenore di vita durante il matrimonio” a quello
della “autosufficienza economica” viene ribadito anche da questa terza sentenza della
prima sezione civile della Suprema Corte.
Ciò premesso, deve evidenziarsi che, nel preliminare giudizio sull’an debeatur,
occorre verificare la mancanza o meno di mezzi adeguati, o comunque la
impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, da parte del coniuge richiedente
l’assegno, così come espressamente prescrive il sesto comma dell’art. 5 L.898/70.
L’adeguatezza è certamente un concetto astratto e anche relativo, ed è stata per lungo
tempo rapportata dalla giurisprudenza al tenore di vita mantenuto in costanza di
matrimonio8. Peraltro il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio è
stato, nella valutazione dei casi concreti, contemperato, moderato, fino ad essere
talora azzerato, tenuto conto della molteplicità dei criteri indicati nel comma 6
dell’art. 5 L. 898/1970, pur se si tratta di criteri di valutazione riservati al quantum,
quali: le condizioni dei coniugi, le ragioni della decisione, il contributo personale ed
8 Per la verità si è indicato quale parametro il tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di
matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso o quale
poteva legittimamente e ragionevolmente configurarsi sulla base di aspettative maturate nel corso
del rapporto (Cass. sent. N. 16598/2013); ovvero un tenore di vita tendenzialmente simile a quello
goduto durante il matrimonio (Cass. sent. N. 3398/2013). Va anche ricordata l’ordinanza 19339/16
della sesta sezione della Suprema Corte che, pur facendo ancora riferimento al tenore di vita quale
parametro cui rapportare la valutazione dell’an debeatur, nel respingere l’eccezione di
incostituzionalità dell’interpretazione che la costante giurisprudenza aveva fino allora dato dell’art.
5 c. 6, eccezione proposta dal ricorrente – che evidenziava come la predetta interpretazione avesse
creato una sorta di “rendita di posizione” del coniuge più debole, perpetrando un non più
giustificato vincolo economico tra ex coniugi – ha posto in luce che “…la questione appare
infondata alla luce della recente sentenza (n. 11/15) della Corte Costituzionale secondo cui è
manifestamente infondata la censura di incostituzionalità alla giurisprudenza di legittimità
ricostruita su una pretesa linea interpretativa che qualificherebbe l‟assegno divorzile come un
mezzo per garantire al coniuge economicamente più debole il medesimo tenore di vita goduto in
costanza d matrimonio. Infatti secondo la Corte Costituzionale l‟ipotizzato diritto vivente non trova
riscontro nella giurisprudenza del giudice della nomofilachia, secondo la quale, viceversa, il tenore
di vita goduto in costanza di matrimonio non costituisce l‟unico parametro di riferimento ai fini
della statuizione dell‟assegno divorzile. Per consolidato orientamento della Corte di Cassazione,
infatti, il parametro del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio rileva per determinare in
astratto il tetto massimo della misura dell‟assegno (in termini di tendenziale adeguatezza al fine del
mantenimento del tenore di vita pregresso) ma, in concreto, quel parametro concorre, e va poi
bilanciato, caso per caso, con tutti gli altri criteri indicati nello stesso denunciato art. 5. Tali criteri
(condizione e reddito dei coniugi, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla
formazione del patrimonio comune, durata del matrimonio, ragioni della decisione) agiscono come
fattori di moderazione e diminuzione della somma considerata in astratto e possono valere anche
ad azzerarla.”.
economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del
patrimonio di ciascuno o di quello comune, il reddito di entrambi, elementi tutti da
valutarsi in rapporto alla durata del matrimonio. Sulla stessa linea sembrano essere le
osservazioni sviluppate dal Tribunale di Udine nella sentenza dell’11.5-1.6.2017, in
particolare laddove osserva come in realtà “…il giudizio sull‟an non possa
logicamente essere distinto da quello sul quantum, atteso che si tratta di un‟unica
operazione in cui i due aspetti si compenetrano e servono a trovare un equo
contemperamento di tutte le esigenze rappresentate dal legislatore nel tormentato
art. 5, 5° e 9° comma…”. Operazione ermeneutica errata, ma resa necessaria dal
permanere di una interpretazione giurisprudenziale dei parametri di riferimento per
definire i mezzi adeguati non più rispondente ai mutamenti sociali in atto, distorsione
di cui il recente revirement della Corte di Cassazione si è fatto carico e che ha,
condivisibilmente, superato.
Il tenore di vita è un indice anch’esso relativo, se non altro perché muta nel tempo ed
è legato a tanti fattori, sia di ordine sociale che personale, non ultimo il progredire
dell’età. Nella generalità dei casi, inoltre, la frattura dell’unità familiare impoverisce
entrambi i coniugi con la conseguenza che il tenore di vita dopo la separazione non è
quasi mai paragonabile, per entrambi i coniugi, al tenore di vita in costanza di
matrimonio. Non si ritiene pertanto che il canone del tenore di vita in costanza di
matrimonio costituisse un parametro certo su cui poter fare affidamento e, in ogni
caso, negli anni ha di fatto indotto la giurisprudenza ad una sovrapposizione delle
valutazioni sull’an e sul quantum, per rendere le decisioni comprensibili in relazione
al comune sentire e alla evoluzione del costume sociale.
Come già detto, nelle more del presente giudizio è intervenuta la nota pronunzia della
Suprema Corte n. 11504/2017 che ha proposto una diversa interpretazione delle
norme in esame.
Del contenuto della innovativa pronuncia della Suprema Corte e della sua incidenza
nel caso concreto le parti hanno discusso oralmente in udienza, sostenendone la
conformità ai principi dell’ordinamento e costituzionali il difensore di Berlusconi,
che ha richiamato il contenuto dell’atto di appello ove già era stata proposta una
diversa esegesi della norma nel senso poi deciso dalla Cassazione, e contrastandola la
difesa di Bartolini, che ha richiamato il pregresso consolidato orientamento della
giurisprudenza di legittimità, ritenendolo a sua volta maggiormente coerente con i
principi costituzionali ed evidenziando come il nuovo parametro introdotto della
indipendenza o autosufficienza economica sia sfuggente, richiamando in proposito il
parere dissenziente manifestato da alcuni commentatori nelle sedi seminariali e anche
da una parte della giurisprudenza di merito, quale in particolare la citata sentenza del
tribunale di Udine dell’11.5-1.6.2017.
La sentenza della prima sezione civile della Suprema Corte n. 11504 del 10.2.2017,
depositata il 10.5.2017, cui oltretutto è seguita anche altra conforme sentenza della
Cassazione, la numero 15481 del 29.5-22.6.2017, con Collegio parzialmente diverso
(e alle quali aderisce anche la sentenza 12196/17, con Collegio ancora parzialmente
diverso) ha mutato il pregresso orientamento interpretativo della norma in questione,
affermando i seguenti principi di diritto, richiamati anche nei seguenti termini da
Cass. 15481/17:
1. il diritto all’assegno di divorzio di cui all’art. 5, comma 6, della l. n. 74 del
1987 è condizionato dal suo previo riconoscimento in base a una verifica
giudiziale che si articola necessariamente in due fasi, tra loro nettamente
distinte e poste in ordine progressivo dalla norma (nel senso che alla seconda
può accedersi solo all’esito della prima, ove conclusasi con il riconoscimento
del diritto): una prima fase, concernente l’an debeatur, informata al principio
dell‟autoresponsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali “persone
singole” e il cui oggetto è costituito esclusivamente dall’accertamento volto al
riconoscimento o meno del diritto all’assegno divorzile fatto valere dall’ex
coniuge richiedente; una seconda fase, riguardante il quantum debeatur
improntata al principio della solidarietà economica dell’ex coniuge obbligato
alla prestazione dell’assegno nei confronti dell’altro quale persona
economicamente più debole (art. 2 in relazione all’art. 23 Cost.) che investe
soltanto la determinazione dell’importo dell’assegno stesso.
2. Nella fase dell’an debeatur occorre verificare se la domanda dell’ex coniuge
richiedente l’assegno soddisfi le condizioni di legge (mancanza di mezzi
adeguati o comunque impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive) non
con riguardo a un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di
matrimonio, ma con esclusivo riferimento all’indipendenza o autosufficienza
economica, desunta dai principali indici – salvo altri rilevanti nelle singole
fattispecie – del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali
mobiliari e immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu imposti e del
costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente), delle
capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute,
all’età, al sesso e al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile
disponibilità di una casa di abitazione; ciò sulla base delle pertinenti
allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale
incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed
alla prova contraria dell’altro ex coniuge.
3. Superata positivamente la prima valutazione, nella fase del quantum debeatur,
informata al principio della solidarietà economica del coniuge obbligato verso
l’altro in quanto persona economicamente più debole, il giudice deve tenere
conto di tutti gli elementi indicati dal comma 6 dell’art. 5 al fine di determinare
in concreto la misura dell’assegno di divorzio; ciò sulla base delle pertinenti
allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che
disciplinano l’onere della prova.
Se dunque il passaggio dal canone interpretativo del “tenore di vita, analogo o
tendenzialmente simile a quello goduto in costanza di matrimonio”, a quello della
“indipendenza o autosufficienza economica” può apparire un mutamento radicale di
impostazione, tanto da destare forse ingiustificati allarmismi in alcuni commentatori,
non si tratta peraltro di un fulmine a ciel sereno.
I mutamenti sociali e i modelli familiari, certamente assai diversi rispetto a quelli di
qualche decennio fa, già da tempo hanno portato la giurisprudenza di merito a
ridisegnare via via i presupposti dell’assegno divorzile, restringendo e delimitando i
confini di un concetto astratto – quello del tenore di vita – che, avulso dall’impianto
normativo, che non lo prevede9, rischia di ancorare le decisioni a un modello
tradizionale di matrimonio e dei rapporti personali e patrimoniali tra ex coniugi – che
vedeva una rigida ripartizione tra i coniugi di ruoli e compiti – che appare superato
nella realtà sociale attuale ovvero sempre più in via di superamento.
Se con il divorzio si torna ad essere individui singoli, con diversi e nuovi progetti di
vita e liberi di formare una nuova famiglia, il principio solidaristico, che sta alla base
del riconoscimento dell’assegno divorzile, richiede che la condizione di debolezza e
le effettive necessità economiche siano provate da chi ritenga di avere diritto al
riconoscimento dell’assegno divorzile medesimo, fermo restando il principio di
autoresponsabilità economica, ma anche il diritto di tutti di condurre una vita non
solo libera dal bisogno, ma dignitosa.
Certamente il riferimento alla indipendenza o autosufficienza economica appare un
parametro a sua volta relativo, che andrà pertanto ancorato a diversi indici che
saranno soprattutto i casi concreti a suggerire. Certamente quindi non potranno essere
criteri rigidi e predefiniti (quali il riferimento a stipendi minimi di determinate
categorie di lavoratori o simili), giacché ogni automatismo contrasta con la
particolare natura di questi procedimenti e con la natura non definitiva delle
decisioni, che sempre devono tenere conto di una pluralità di fattori.
Massima attenzione dovrà dunque essere prestata alle variabili dei casi concreti, con
maggiore onere probatorio per le parti e di motivazione delle decisioni adottate da
parte dei giudici.
Mutano, peraltro, l’angolo visuale e la prospettiva, con la conseguenza che
l’attenzione dovrà anzitutto rivolgersi alla posizione dell’ex coniuge debole
richiedente l’assegno, alle sue effettive condizioni di vita, ai suoi progetti come
singolo individuo, alla sua età e alle sue condizioni di salute e altro, valutando la
natura e qualità della sua posizione debole.
La Suprema Corte, nell’indicare il criterio della autoresponsabilità, indipendenza o
autosufficienza economica, ha infatti fornito anche delle indicazioni per delimitare
tale parametro, laddove scrive che “i principali indici – salvo ovviamente altri
elementi che potranno eventualmente rilevare nelle singole fattispecie – per
accertare, nella fase di giudizio sull‟an debeatur, la sussistenza, o no,
dell‟indipendenza economica dell‟ex coniuge richiedente l‟assegno di divorzio – e
quindi l‟adeguatezza o no dei mezzi nonché la possibilità o no per ragioni oggettive
dello stesso di procurarseli – possono essere così individuati: 1) il possesso di redditi
di qualsiasi specie; 2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari,
tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu imposti e del costo della vita nel luogo di
9 ..se non nel successivo comma 9 dell’art. 5, ma a tutt’altri fini e dunque non si condivide il
richiamo di tale disposizione da parte dell’appellata e anche da parte del Tribunale di Udine al fine
di rafforzare il proprio ragionamento secondo cui il riferimento al parametro del tenore di vita
dovrebbe essere preferito rispetto a quello della autosufficienza economica.
residenza (dimora abituale: art. 43, secondo comma c.c.) della persona che richiede
l‟assegno; 3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale in relazione alla
salute, all‟età, al sesso e al mercato del lavoro dipendente e autonomo; 4) la stabile
disponibilità di una casa di abitazione…”.
Vi è dunque un forte richiamo al caso concreto e a tutte le sue variabili, senza che sia
quindi possibile effettuare alcuna standardizzazione.
Tornando quindi nuovamente al caso in esame, la Corte ritiene che l’attuale
condizione non solo di autosufficienza, ma di benessere economico della signora
Bartolini, tale da consentirle un tenore di vita elevatissimo, comporti il venir meno
del diritto a percepire un assegno divorzile, sia che si faccia riferimento al parametro
dell’autosufficienza sia che si voglia considerare il parametro di un tenore di vita sul
quale la signora Bartolini, che per scelta non ha mai svolto in costanza di matrimonio
attività lavorativa, potesse comunque fare affidamento, quand’anche durante il
matrimonio il tenore di vita fosse assolutamente al di fuori di ogni termine di
paragone, per la condizione di ricchezza di Silvio Berlusconi. Il complessivo
patrimonio costituito da quest’ultimo, in costanza di matrimonio, a favore della
moglie può ritenersi avesse proprio la finalità di preservarle e garantirle anche per il
futuro le aspettative maturate.
In conclusione deve accogliersi il primo motivo di gravame, accoglimento che rende
superfluo esaminare gli ulteriori profili di censura alla sentenza impugnata.
La Corte ritiene opportuno ed equo far decorrere la revoca dell’assegno divorzile non
già dalla domanda, come richiesto dall’appellante, ma dal mese successivo alla
pubblicazione della sentenza di scioglimento del matrimonio, e ciò tenuto conto del
fatto che i procedimenti di separazione e di divorzio sono stati di lunga durata e si
sono sovrapposti nelle decisioni dei diversi gradi di giudizio; che le somme previste
sono state corrisposte dall’appellante quantomeno fino alla pronunzia della Suprema
Corte che ha innovato nella interpretazione della norma e tenuto anche conto del fatto
che il mutamento dell’orientamento giurisprudenziale è intervenuto nelle more del
presente procedimento e la difesa Bartolini ha rinunziato a richiedere un termine per
poter approfondire, con memoria scritta, il mutamento di giurisprudenza, che si è
limitata a contrastare nella discussione orale.
Quanto alle spese di causa, si rileva che l’appello viene accolto mentre l’appellata è
sostanzialmente soccombente. Peraltro deve tenersi conto che l’appellante ha chiesto
disporsi la decorrenza della revoca dell’assegno dalla domanda (14.5.2013) e che è
soccombente sul punto, in quanto la Corte ritiene di dover fissare la revoca
dell’assegno a decorrere dalla mensilità successiva alla data di pubblicazione della
sentenza di scioglimento del matrimonio (17.2.2014). Poiché si tratta di una cifra
eccezionalmente rilevante è evidente come ogni mese l’esborso da parte di
Berlusconi abbia una consistenza tale da essere valutata ai fini della ripartizione delle
spese di lite nei due giudizi, spese che quindi si reputa equo compensare tra le parti
nella misura di un quarto, condannando Miriam Bartolini a rifondere a Silvio
Berlusconi le spese dei due gradi di giudizio nella misura di tre quarti, quota che si
liquida in euro 20.250,00 per il primo grado di giudizio, oltre spese forfettarie IVA e
CPA, e in euro 24.000,00 per il presente grado di giudizio, oltre spese forfettarie,
IVA e CPA.
P. Q.M .
La Corte, definitivamente pronunciando sull’appello proposto da Berlusconi Silvio
nei confronti di Bartolini Miriam avverso la sentenza n. 1842 del 23 giugno 2015
emessa inter partes dal Tribunale di Monza, in riforma della sentenza impugnata così
provvede:
1. Dichiara la insussistenza dei presupposti per il riconoscimento di un assegno
divorzile a favore di Miriam Bartolini;
2. Revoca l’assegno divorzile già disposto a favore di Bartolini e a carico di
Berlusconi a far tempo dalla mensilità successiva alla pubblicazione della
sentenza di scioglimento del matrimonio e quindi da marzo 2014;
3. Compensa tra le parti per un quarto le spese di lite del primo e del secondo
grado e condanna Miriam Bartolini a rifondere a Silvio Berlusconi i tre quarti
delle spese di lite del primo e del secondo grado di giudizio, quota liquidata in
euro 20.250,00 per il primo grado e in 24.000,00 per il presente grado di
giudizio, oltre spese forfettarie, IVA e CPA.
Così deciso in Milano nella Camera di Consiglio del 20 settembre 2017
Il Consigliere est. Il Presidente
Maria Grazia Domanico Maria Cristina Canziani

Firmato Da: DOMANICO MARIA GRAZIA Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: 147db9 – Firmato Da: CANZIANI MARIA CRISTINA Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: d7a0f
Sentenza n. 4793/2017 pubbl. il 16/11/2017
RG n. 195/2016

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