| categoria: sanità

Un’odissea chiamata ospedale: la denuncia della fotografa Letizia Battaglia in attesa di cure

Letizia Battaglia
Antonio Fiasconaro

La nota fotografa palermitana Letizia Battaglia stavolta ha affidato a Facebook la sua denuncia. Se avesse avuto a disposizione una delle sue leggendarie macchine fotografiche che l’hanno resa famosa per i suoi reportage in tutto il mondo, allora sì che ne avremmo viste di cotte e di crude. Ma la sua odissea in un ospedale palermitano, in particolare il “Vincenzo Cervello” non è passata inosservata.

Letizia Battaglia, 82 anni, con un principio di polmonite è rimasta a lungo su una barella dell’area di emergenza prima di essere sottoposta ad esame e di decidere dopo ore ed ore la “fuga” verso una struttura privata.

A riportare lo sfogo della madre è Shobha Angela Stagnitta, che ha narrato su Fb, minuto per minuto, il ricovero della madre, durato quasi 24 ore, una delle tre figlie della Battaglia, anche lei fotografa che sul suo profilo Facebook ha denunciato: «Mia madre dice che si trova in un inferno».

Ha raccontato i gravi disagi subiti dalla mamma, insieme ad altri pazienti. Giunta intorno alle 9 del mattino di domenica, racconta la figlia «è stata “parcheggiata” a lungo al pronto soccorso. Reparti pieni, siamo da questa mattina in corridoio, mamma in barella e nulla accade, non respira e tossisce senza pausa… Ma come si fa a lasciare una donna a soffrire così?».

Ed ancora dopo alcune ore: «Mia madre dice che si trova in un inferno, in un corridoio da questa mattina pieni di ammalati di malattie diverse,senza aria e senza posto letto».

E rilancia l’appello di Letizia al sindaco di Palermo Leoluca Orlando: «Luca dovresti vedere come la regione siciliana tratta i suoi siciliani… questo è inferno, vieni a controllare e visitare i disgraziati che sono qui dentro».

Letizia Battaglia assistita dalla figlia è rimasta in attesa di cure fino alle quattro del mattino quando Shobba ha deciso di portarsela via, prima a casa e successivamente l’ha ricoverata presso una clinica privata.

«Intorno alle 4 la decisione di portarla a casa – scrive ancora su Facebook – Basta, la porto via. L’amore è la cura. Nelle ore successive l’ingresso in una clinica privata. Le news di mamma Letizia sono migliorate. La sua tosse è più leggera, non sta fumando, anzi a deciso di smettere…. Si trova da questa mattina in una clinica a Palermo e la stanno curando a dovere… Il miracolo sta nel fatto che più condividiamo e più ci torna indietro ciò che abbiamo seminato, i sentimenti sani sono la nostra vera eredità, come una preghiera non detta, non espressa che si manifesta su di noi con la gratitudine».

Sulla vicenda è intervenuta l’avvocato Sonia Spallitta, dirigente regionale di Rifondazione Comunista. «Nel 2016 più di 62 mila siciliani – spiega – sono stati costretti ai “viaggi della speranza” verso le strutture ospedaliere del nord o verso strutture private. Per non parlare dei tempi di attesa per una mammografia o una visita al cuore (un anno circa). Sostanzialmente, quindi, chi ha i soldi si può curare, chi invece non li ha è costretto ad aspettare. Migliorare questa situazione è possibile, oltre che doveroso. La crescita della spesa sanitaria è calata ad un tasso medio dello 0,3% dal 2015, ma di effetti concreti sulla pelle dei pazienti non ne abbiamo registrati. “Attendiamo con ansia che Musumeci finisca di litigare per la composizione della giunta di governo – conclude – e che finalmente nomini il nuovo assessore alla salute. Urge ripensare da zero la politica sanitaria di questa regione, i siciliani non possono piu’ attendere».

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