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SPALLANZANI/ Aids, la lezione del passato e le sfide del futuro

Giornata di riflessione, di studio e di proposta n ell’Istituto Nazionale per le Malattie infettive di via Portuense. In un convegno scientifico l’analisi del già fatto e il punto sulle prospettive

E’ stata una giornata importante, quella di venerdì 1 dicembre, per l’Irccs Spallanzani. Ha chiuso le celebrazione per gli ottant’anni della sua fondazione in concomitanza con la giornata mondiale sull’Aids. Un accostamento significativo, visto che una delle mission dell’Inmi di via Portuense è proprio quella di contrastare, curare, prevenire, cancellare questo male del secolo. La giornata ha previsto altro,. Dalla esibizione della banda musicale della Polizia locale di Roma Capitale, alla proiezione di video, ad interventi ed esibizioni di diversa natura (come quella, in tema, dell’attore e regista Massimiliano Bruno) ma il qualche modo legati al tema centrale. Ottant’anni di Spallanzani, dunque, le lezioni del passato e le sfide per il futuro, ma anche il punto su Aids/Hiv all’interno di un convegno scientifico di livello cui hanno partecipato amministratori, politici e gli uomini dello Spallanzani che nella battaglia per sconfiggere l’Aids sono in prima fila. Il convegno è stato aperto dal direttore generale Marta Branca e da Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto, che hanno ricordato l’impegno dello Spallanzani di fronte all’Aids fin dal primo manifestarsi dell’epidemia, sottolineando come questo impegno tuttora si traduca in un ruolo di primo piano in questo campo. Nel corso di “The HIV/AIDS neverending story: lessons from the past and challenges for the future”, questo il titolo del simposio scientifico, realizzato con il supporto incondizionato di ViiV Healthcare, Gilead Sciences Italy e Janssen-CILAG, sono stati analizzati criticamente alcuni aspetti della storia di questa malattia e degli interventi per contrastarla e si sono discusse le nuove sfide che emergono in questo campo. Francesco Paolo Maraglino del ministero della salute ha ricordato la recente approvazione in Conferenza Stato-Regioni del Piano Nazionale AIDS, atteso da molti anni, e Domenico Di Lallo della Regione Lazio ha annunciato l’imminente attivazione di un novo Piano per l’assistenza e la sorveglianza della malattia da HIV nel Lazio, un Piano che affida all’Istituto Spallanzani importanti funzioni di coordinamento.La lettura introduttiva di Paul Sharp, genetista dell’Università di Edinburgo ha ripercorso gli studi
che hanno consentito di identificare l’origine di HIV-1. Questo virus si è evoluto a partire da ceppi di Simian Immunodeficiency Virus (SIVs), che infettano oltre 40 specie di scimmie in Africa dove all’inizio del secolo scroso si sono verifcati i primi casi di trasmissione del virus all’uomo, legati verosimilmente alla macellazione a scopo alimentare di scimmie. Questi virus causano malattie solo in alcune specie di scimmie. Su questo aspetto si sono concentrati studi ancora in corso di cui ha riferito Guido Silvestri, dell’Università Emory di Atlanta negli Stati Uniti. Sono stati identificate differenze in geni che codificano per mediatori del sistema immunitario che potrebbero spiegare la resistenza all’azione del virus. Giovanni Di Perri dell’Università di Torino ha spiegato come lo sviluppo farmacologico nel campo della terapia antiretrovirale ha pochi equivalenti in medicina. Dal 1995 ad oggi, attraverso 20 anni di progresso tecnologico e innovazione terapeutica, le caratteristiche dei farmaci, la loro efficacia, i meccanismi target, le formulazioni, sono state profondamente modificati e innovati dalla ricerca applicata. La sfida non può dirsi conclusa, ma apre nuove prospettive negli anni futuri.

La sessione sugli aspetti di sanità pubblica è stata aperta da Giuseppe Ippolito che ha ricordato come all’emergere dell’epidemia di HIV/AIDS in molte nazioni furono rapidamente messi a punto sistemi di sorveglianza della malattia che sono stati poi integrati da sistemi di sorveglianza dell’infezione e che il Italia il primo sistema fu operativo proprio nella Regione Lazio. Negli anni la sorveglianza si è arricchita di nuove informazioni come quelle fornite dalla virologia molecolare che ha perso messo di monitorare il diffondersi della resistenza ai farmaci e di identificare i cluster di infezione. La prevenzione della trasmissione verticale di HIV è stato un grande successo di sanità pubblica, ha ricordato Carlo Giaquinto dell’università di Padova, e l’uso della terapia di combinazione a ridotto a livelli bassissimi il rischio di trasmissione da madre a figlio. Tuttavia numerosi problemi restano da risolvere per eliminare le nuove infezioni verticali sia in paesi a risorse limitate che in alcune aree del nostro continente e tra le popolazioni migranti. Un’altra grande sfida di sanità pubblica, secondo Stefano Vella dell’Istituto Superiore di Sanità, è stata quella di portare la terapia dell’infezione da HIV in paesi a risorse limitate. All’inizio di questo secolo molti lo ritenevano impossibile e si temeva che investire in questo settori avrebbe indebolito altri compi di sanità pubblica. Invece l’accesso alle cure è stato garantito a milioni di persone e gli interventi sull’HIV si sono rivelati un volano per il potenziamento dei servizi sanitari. Tuttavia, molto resta da fare in questo campo.

Andrea Antinori, dell’INMI, ha spiegato come in 20 anni di storia della terapia antiretroviralesi sia stata osservata una continua evoluzione delle strategie terapeutiche. L’efficacia clinica, oggi superiore al 90% nel paziente naive, e anche superiore nelle strategie di switch in condizione di soppressione virale stabile, garantisce una cronicizzazione della malattia. L’evoluzione a lungo termine delle strategie antiretrovirali, basato su nuove classi e combinazioni diverse, mira a massimizzare il successo virologico nel tempo, garantendo una sempre più elevata protezione dagli eventi avversi correlati ai farmaci. Gli studi osservazionali hanno dato un grande contributo nella ricerca su HIV , ha sostenuto Antonella d’Arminio Monforte dell’Università di Milano premettendo di analizzare l’evoluzione della presentazione clinica della malattia, dell’efficacia dei farmaci nella pratica corrente e dei loro effetti collaterali, del peso delle confezioni. Oggi restano uno strumento fondamentale per valutare gli esiti a lungo termine della malattia.

La guarigione dell’infezione da HIV appare oggi un obiettivo possibile, se pure non immediatamente a portata di mano secondo Carlo Federico Perno dell’Università di Milano. La combinazione di diverse strategie, come terapie antiretrovirali ottimizzate e immunoterapie potrebbe portare ad un controllo a lungo termine della replicazione virale, o cura funzionale. A questo si dovrebbe aggiungere la possibilità di distruggere i serbatoi dell’infezione latente per arrivare ad eradicare l’infezione. Oggi disponiamo di un insieme di strumenti per la prevenzione da HIV che vanno dagli interventi informativo-comportamentali, agli interventi biomedici che vanno dalla diagnosi e dal trattamento precoce alla profilassi pre- e post-esposizione con antiretrovirali. Il futuro della prevenzione , ha sostenuto Enrico Girardi dell’INMI, dipenderà dalla capacità di combinare efficacemente questi strumenti.
Infine Giulio Maria Corbelli di Plus ONLUS, ha ricordato come l’attivismo sull’HIV ha segnato una nuova era nel rapporto tra persone malate e mondo biomedico, promuovendo la trasformazione delle persone colpite dal contagio da vittime ad esperti e stabilendo una efficace partnership nella pianificazione e conduzione degli studi clinici. Oggi le associazioni sono attivamente coinvolte in studi sulla prevenzione e nelle sperimentazioni sulla cura funzionale/eradicazione di HIV.

Aids, una guerra
con 44mila morti
in Italia dal 1982
Una guerra che ad oggi ha fatto in Italia oltre 44mila vittime, con più di 69mila casi. E’ l’Aids che, dall’inizio dell’epidemia nel 1982, ha causato nel mondo 35 milioni di morti. Cifre impressionanti, ed anche se negli ultimi anni il trend delle nuove diagnosi è in calo, non bisogna abbassare la guardia: il virus Hiv, infatti, continua a circolare e soprattutto i giovani sono a maggior a rischio, poichè tendono ormai a sottovalutare i rischi legati alla malattia e al contagio. Proprio per tenere alta l’attenzione, si celebra oggi, primo dicembre la Giornata mondiale della lotta contro l’Aids, con iniziative in tutti i Paesi.
Innanzitutto i numeri che, avvertono gli specialisti, impongono di puntare sempre di più sulla prevenzione: nel 2016 nel mondo avevano l’Hiv 36,7 milioni di persone, i nuovi infetti erano stati 1,8 milioni. In Italia si stimano oggi 130 mila sieropositivi, con 3.451 nuovi casi nel 2016: si è quindi osservata una lieve diminuzione sia nel numero delle diagnosi sia nell’incidenza, ma il calo è minore tra i giovani sotto i 25 anni

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