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Battisti, i giudicibrasiliani gli impongono il braccialetto elettronico

L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac), condannato in Italia all’ergastolo per quattro omicidi, a inizio ottobre era stato arrestato alla frontiera tra Brasile e Bolivia durante un blitz in cui gli è stato contestato il tentativo di esportare illegalmente denaro all’estero. Il processo a Battisti si trova attualmente in una fase di stallo, dopo che lo scorso 24 ottobre la Corte suprema brasiliana che avrebbe dovuto pronunciarsi sulla richiesta di ‘habeas corpus’ presentata dai legali dell’ex terrorista per scongiurare l’estradizione in Italia ha rinviato la decisione per un difetto di procedura all’ultimo minuto. E non ha ancora stabilito la data per una nuova udienza.

Dalla prima sala del Supremo Tribunal Federal (Stf) era trapelata la possibilità di far slittare il proprio parere da cui dipende l’estradizione in Italia dell’ex terrorista: la procura federale dello Stato ha infatti chiesto più tempo.
Nel frattempo il Tribunale regionale federale della terza Regione, con sede a San Paolo, in Brasile, aveva deciso all’unanimità di mantenere le misure cautelari alternative al carcere per Battisti: lo scrive il sito del quotidiano Folha de S.Paulo. Lo scorso 7 ottobre, un giudice dello stesso tribunale aveva concesso la libertà all’ex terrorista – arrestato a Corumbà per traffico illegale di valuta e riciclaggio – a condizione che non lasciasse la zona di residenza senza autorizzazione previa della giustizia e che si presentasse ogni mese davanti ai magistrati.

Sul fronte politico non ci sono dubbi circa la posizione del governo, chiaramente a favore dell’estradizione. Ma l’esecutivo ha più volte puntualizzato che si asterrà da ogni iniziativa sull’eventuale consegna di Battisti finché appunto l’Alta Corte non avrà preso una decisione al riguardo. Lo scottante “dossier Battistì” doveva essere esaminato dalla prima sala della Corte, considerata più dura a fronte della seconda, nota per essere invece più garantista. Poi però, nei giorni scorsi, è emersa con forza la possibilità che a decidere sia la plenaria, come aveva riferito Gilmar Mendes, influente membro dell’Stf. In tal caso, la decisione sarebbe nelle mani di dieci degli undici giudici della Corte (uno di loro, Roberto Barroso, non parteciperà in quanto in passato è stato avvocato di Battisti).

«Credo sia necessario un dibattito in plenaria, visto che la discussione coinvolge una decisione del presidente, un Repubblica straniera e l’interpretazione di un trattato di estradizione», ha sottolineato Mendes: parole chiare, che indicano la rilevanza del “dossier” Battisti non solo per l’Italia ma anche per il Brasile. Quello della plenaria è anche l’orientamento dello stesso Fux e di altri due giudici.

D’altro lato, anche il ministro della giustizia, Torquato Jardim, ha affrontato il caso ribadendo che «nulla sarà fatto prima della decisione dell’Alta Corte». Alla domanda se il via libera all’estradizione potrà arrivare (nel caso di un «sì») subito dopo la sentenza della Corte, Jardim è stato molto prudente: ci vorrà ancora del tempo per esaminare «in quali termini è stata presa la decisione. Potrà esser positiva (favorevole all’estradizione, ndr.) ma bisognerà sapere ‘quantò positiva. C’è ‘positiva negativà e ‘negativa positivà. Staremo a vedere».

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