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Tumulate nel santuario di Vicoforte le spoglie del Re

Sono state tumulate nel santuario di Vicoforte le spoglie di Vittorio Emanuele III provenienti da Alessandria d’Egitto su un velivolo militare atterrato nello scalo cuneese di Levaldigi dopo un volo notturno. A settant’anni dalla sua morte in esilio, sarà quindi possibile pregare davanti ai loculi di colui che fu re d’Italia per quasi mezzo secolo, dal 1900 all’abdicazione nel 1946, e della regina più amata, Elena, le cui spoglie sono rientrate in gran segreto dal cimitero di Montpellier venerdì scorso. Il Piemonte non è la destinazione tuttavia che tutta la famiglia si aspettava, cioè il Pantheon.
È stata la nipote Maria Gabriella da sola a organizzare la traslazione senza informare i fratelli, dandone poi l’annuncio all’agenzia France Press. Re e regina riposeranno uno accanto all’altra nel santuario di Vicoforte vicino a Cuneo, nella cappella a sinistra dell’altare maggiore, adesso sbarrata da un’intelaiatura che nasconde una speciale gru su rotelle utilizzata per rimuovere le pesanti pietre tombali.
Si tratta della cappella di San Bernardo, o Mausoleo del Duca, perché vi è sepolto Carlo Emanuele I, che della costruzione del santuario, a fine 500, fu promotore e mecenate. «Elena di Montenegro deve riposare nel Pantheon, verso la sua figura non si può che avere una venerazione assoluta», dice lo storico delle famiglie reali Domenico Savini. «Mai si compromise con la politica. C’è su di lei una causa di beatificazione. A Messina le hanno eretto un monumento per come ha assistito i terremotati del 1908. Durante la Grande Guerra, caso unico in Europa, ha trasformato la reggia del Quirinale in ospedale. Sì, il santuario di Vicoforte è più adeguato della tomba del medico che l’aveva curata a Montpellier, ma sarebbe stata più giusta la Basilica di Superga. A meno che questo non sia un primo passo verso il Pantheon. Fu una regina di pace, contraria a qualsiasi violenza».
In rivolta il ramo di Maria Pia, la primogenita di re Umberto II. Serge di Jugoslavia, suo figlio, ha inviato al santuario di Vicoforte il segretario, Gian Nicolino Narducci, a parlare col rettore don Meo Bessone. Colloquio «concitato», dicono, dal quale emerge che per Serge «tutto si può ancora bloccare». Critico Emanuele Filiberto, che al Tgcom24 ha ricordato come per Umberto II, «mio nonno, le salme dovevano restare in esilio finché non fossero tornate al Pantheon. Dal 2002 quando è stata abrogata la norma transitoria della Costituzione sull’esilio, non c’erano più problemi nel riportarle in Italia. Abbiamo sempre aspettato perché da sempre vogliamo siano collocate a Roma». Emanuele Filiberto si dice comunque «felice» per il rientro da Montpellier, e ringrazia il capo dello Stato, ma «sorpreso per la segretezza dell’operazione, non capisco questa specie di vergogna di riportare in Italia questa amata regina».

Per il padre Vittorio Emanuele, discendente al trono, «giustizia sarà fatta quando tutti i sovrani sepolti in esilio riposeranno al Pantheon». Così le guardie d’onore alle Reali Tombe, che definiscono «iniziativa scriteriata» avere traslato la regina Elena «in un santuario di campagna».
Caustico Serge, fratello di Maria Gabriella, che apprezza la sensibilità di Mattarella ma si rammarica che non siano stati concessi «alla regina d’Italia, sovrana della Carità Benefica, gli onori dovuti e il Pantheon». Riportare la salma «in totale anonimato e in segretezza è un insulto alla sua memoria e a tutto ciò che ella rappresenta, dall’angelo del terremoto di Messina all’infaticabile crocerossina della Grande Guerra». Per il principe Guglielmo Giovanelli Marconi, «una Repubblica forte e uno Stato democratico non dovrebbero avere paura dei propri morti».

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