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Selinunte ricostruita in 3D, com’era prima del VII secolo a. C.

Tempio-G-baglio-florio-selinunte-580x348Antonio Fiasconaro

Come spesso accade la storia antica affiora dal sottosuolo. Come era Selinunte prima del VII secolo a.C.? Quale era il clima all’epoca delle colonizzazioni storiche? Quale era l’ambiente e quali le piante? Cosa mangiavano i primi abitanti di Selinunte?

Le risposte, infatti, come spesso accade quando bisogna scandagliare la storia arrivano dal sottosuolo. I geologi sono riusciti ad entrare in quegli ambienti naturali antichi grazie a termo camere, le cui immagini saranno mostrate per la prima volta il 17 gennaio, a conclusione di un press tour di tre giorni che presenterà il primo anno di attività di ricerca dei geomorfologi dell’Università di Camerino sul Parco Archeologico di Selinunte, insieme alla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Trapani e dal Parco Archeologico di Selinunte, che custodisce le vestigia di una delle prime colonie greche di Sicilia.

«Siamo riusciti a ricostruire, in 3D, la situazione paleo-ambientale esistita nel corso di tutte le principali colonizzazioni storiche – spiegano spiegano Gilberto Pambianchi, presidente dei Geomorfologi Italiani, ordinario di Geomorfologia e Geografia Fisica dell’Università di Camerino e coordinatore del progetto scientifico di ricerca sul Parco Archeologico di Selinunte, in Sicilia e Fabio Pallotta, geoarcheologo, consulente dell’Università di Camerino e del Parco Archeologico di Selinunte e geologo della Missione Archeologica Italiana in Cirenaica-Libia -. Siamo dinanzi a risultati importanti perché con l’uso delle apposite strumentazioni a disposizione dei geomorfologi italiani, è stato possibile vedere come era l’ambiente naturale antecedente alle epoche storiche già conosciute ma con l’ausilio di una termo camera siamo riusciti ad ottenere immagini uniche degli ambienti sottostanti».

Selinunte fondata nella seconda metà del VII secolo a.C. da coloni greci provenienti da Megara Hyblaea e divenuta la più importante megalopoli della Sicilia Occidentale finché, nel 409 a.C., venne distrutta dai cartaginesi, quindi una seconda volta dai Romani nel 250 a.C., anche se continuò ad essere abitata fino al XIII secolo circa, quando il progressivo abbandono la celò sotto una spessa coltre di sedimenti sabbiosi di natura eolica e sotto la fitta vegetazione costiera, per essere nel 1551 riscoperta da un monaco domenicano, Tommaso Fazello, che iniziò a cercarla seguendo le indicazioni dello storico Diodoro Siculo.

Enrico Caruso, direttore del Parco Arceologico e Soprintentente ad interim ha spiegato che «al termine delle operazioni di cantiere, su ogni “punto di sondaggio” verrà installata una Stele esplicativa, che descriverà al visitatore le caratteristiche stratigrafiche, archeologiche ed ambientali rinvenute. Siamo ad un passo dal vedere, per la prima volta in assoluto gli ambienti naturali risalenti a più di 2000 anni fa».

Pambianchi ha poi aggiunto che «è come se si scoprisse una Pompei antica antecedente a quella che oggi vediamo e che possiamo visitare, perché a Selinunte siamo riusciti a filmare con la termo camera in sostanza gli ambienti naturali dei primi insediamenti, dunque una realtà non ancora venuta alla luce, ma che è sotto. Siamo riusciti anche a definire lo stato delle pericolosità idrogeologiche e sismiche insistenti su tale territorio e che potrebbero gravemente colpire l’eccezionale patrimonio monumentale esistente. In questo modo, grazie a tale studio, non solo abbiamo visto gli ambienti sottostanti camera ma abbiamo potuto valutare il livello di rischio geologico in modo tale da poterlo prevenire ed aumentare la sicurezza di questo patrimonio culturale siciliano e non solo».

Lo studioso, comunque, nello spiegare i dettagli del lavoro scientifico ha poi aggiunto che «gli studi dureranno altri due anni. A breve eseguiremo una serie di mirati e programmati sondaggi geognostici, strategicamente ubicati nell’area del Parco e fondamentali alla taratura geoarcheologica, stratigrafica, cronologica e paleo ambientale del sito. Effettueremo dunque sul territorio dei sondaggi litostratigrafici con una larghezza del foro di circa 10 cm ed una profondità variabile dai 5 ai 30 metri. Le carote estratte saranno identificate ed archiviate su apposite cassette catalogatrici depositate presso i laboratori del Parco di Selinunte e quindi messe a disposizione dei ricercatori archeologi, botanici, geologi, storici, climatologi ed esperti di storia dell’alimentazione».

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