| categoria: economia

CAMBIANO PAGELLE DELLA P.A, CONTERANNO LE ORE LAVORATE

Stanno per cambiare i criteri per mettere i voti agli statali. In realtà la materia finora è restata sulla carta ma con il rinnovo dei contratti e la riforma della P.a, sembra venuta l’ora di passare ai fatti. Una tappa imprescindibile sta nella selezione degli indicatori per redigere le pagelle degli oltre tre milioni di dipendenti pubblici. La valutazione delle performance dovrà infatti essere tarata sui cosiddetti «obiettivi della Repubblica». Così prevede il provvedimento Madia entrato in vigore quest’estate. Adesso si tratta di fare un elenco dei target. Lista che viaggerà attraverso un decreto ad hoc e per cui servirà anche l’accordo con Regioni e Comuni. Il ministero della P.a è già alle prese con il dossier e tra gli indicatori spunta anche il numero delle ore lavorate. Si mira a un loro aumento, finalizzato sempre a migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini, come la legge stabilisce. Il sistema di valutazione ha già dei punti fermi: conta sia la performance del singolo che quella dell’ufficio. E poi almeno la metà delle risorse per i premi dovrà essere legata alla produttività (contro una distribuzione a pioggia). Ancora ci sarà uno spazio per la «customer satisfaction». Di sicuro per i travet in palio c’è molto: un voto positivo significa premi ma anche possibilità di fare carriera. Al contrario, collezionare quadri deludenti può portare dritto al licenziamento, che scatta dopo tre anni di bocciature consecutive. Ecco perché servono linee guida che assicurino criteri uniformi. Il decreto in questione sarà presentato tra gennaio e febbraio. Lì compariranno gli «obiettivi generali» a cui ne seguiranno di «specifici». Tra i capisaldi del progetto la velocizzazione dei tempi della P.a, il miglioramento dell’efficienza, la certezza negli esiti, sempre con un’attenzione alle condizioni in cui si presta il servizio (basti pensare alla spinta alla smart working). Nel concreto si passerà dal taglio delle liste di attesa negli ospedali al pagamento più rapido ai fornitori. A livello complessivo, a prescindere dal tipo di ente, si darà un peso al numero di ore lavorate. «Abbiamo bisogno di aumentare la produttività» e «intanto alziamo questo range», visti i risultati del confronto tra «le ore lavorate nel pubblico da noi e la media Ue o quella Ocse», ha spiegato ieri il sottosegretario alla P.a, Angelo Rughetti parlando a Radio Anch’io. Innalzare l’asticella permetterebbe non solo di dare una spallata alla retorica dello statale fannullone ma anche di avere uffici aperti più a lungo. La lotta all’assenteismo è la prima leva, ma anche il ricorso agli straordinari può fare la differenza. Le ore extra in epoca di spending review si sono ridotte al minimo. Ma ora, con i rinnovi contrattuali, le cose possono cambiare (tanto che agli straordinari è stato posso un tetto).

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